Fondi comunitari e Capitanata, l’accorata riflessione di Giovanni Dello Iacovo

Da tempo a
Foggia e in Capitanata non si parla di sviluppo o, almeno, i temi dello
sviluppo non tornano al centro del confronto politico e culturale. Perciò è
confortante l’interesse suscitato dagli articoli che sto  dedicando sul blog alla utilizzazione dei
fondi comunitari a Foggia e in provincia di Foggia. Le cifre certificano che si
tratta, probabilmente del problema più importante da affrontare. Ma – questo il
dramma – non vi è la necessario consapevolezza.
Riepiloghiamo: la Capitanata rischia di perdere un miliardo
e mezzo di euro se entro poche settimane non verranno cantierizzati gli
interventi finanziati dall’Unione Europea. Come si rileva dal sito Opencoesione, promosso dal Ministero per la Coesione Economica, i progetti finanziati in Capitanata
dall’Unione Europea sono 5.557. Non tutti attivi, però. L’investimento
comunitario complessivo ammonta a ben un miliardo e mezzo di euro.  Ma si
tratta di danaro pubblico che potrebbe restare virtuale, se i progetti non si
tradurranno in cantieri. La media pro-capite è alta, tra le più alte delle
province meridionale. Facendo un po’ di calcoli, è come se l’Unione Europea
avesse elargito ad ogni abitante della provincia di Foggia 2.295 euro. Il
problema è che i pagamenti effettivi – ovvero i finanziamenti che sono stati
concretamente erogati, perché le opere o gli interventi sono stati
cantierizzati, sono di gran lunga inferiori: soltanto 339,4 milioni di euro,
poco più del 20 per cento.

Queste cifre sono state al centro di un paio di post, negli
scorsi giorni, che hanno suscitato qualche positiva reazione. Ringrazio per i
suoi apprezzamenti Cesare Rizzi e  ringrazio,
per il suo dettagliato e articolato commento che pubblico più avanti interamente, Giovanni Dello Iacovo, responsabile
delle relazioni esterne e istituzionali del Piano strategico di area vasta
“Capitanata 2020” che – come si sa – concentra i più importanti e significativi
interventi pubblici assistiti da contributi comunitari ed “agiti” sul
territorio (uno tra tutti, il treno tram). 
Dello Iacovo è uno dei maggiori
esperti pugliesi di questioni comunitarie, e consiglio calorosamente la lettura
del suo intervento a tutti i decisori di ogni ordine e grado: se non si cambia
registro, nei prossimi anni, il rischio di perdere l’ultimo treno utile per la
ripresa, diventerà una certezza.
Con una lucida ed approfondita  analisi, Dello Iacovo si addentra nelle
ragioni, tecniche e politiche, che impediscono un’efficace e soprattutto tempestiva
utilizzazione dei fondi comunitari, sostanzialmente condividendo la tesi
enunciata che abbiamo enunciato negli articoli precedenti: bisogna imparare a
“pensare europeo”, innovare le tecnostrutture delle stazioni appaltanti, fare
un complessivo salto di qualità.
Di seguito, l’interessante intervento di Giovanni Dello
Iacovo.
* * *
Premesso che penso che @fabriziobarca stia facendo, con
quella piattaforma (Dello Iacovo si riferisce ad Opencoesione, n.d.r.), una
delle più rilevanti innovazioni politiche degli ultimi vent’anni, mi permetto
(non posso fare diversamente, data la costante distrazione che c’è stata a
livello locale, finora) di segnalare che un esperimento in sedicesimo ho
tentato di impostare con il sito capitanata2020.eu fin dall’inizio dell’ambaradan 2007-2013.

Quanto al merito del quesito, voglio proporre alcune riflessioni che mi è
capitato di esprimere fin dal 2008, osservando da vicinissimo la dinamica della
spesa dei fondi UE.

1) I soldi dell’Asse VIII del FESR 2007-2013, indirizzato alla
“Governance”, sono stati gestiti tutti centralmente (leggasi Bari,
non Roma). Dovevano servire per il rafforzamento di un elemento considerato
«decisivo per la costruzione di classe dirigente, capacity building e
assistenza tecnica. Inoltre l’Asse VIII sarà decisivo per la gestione delle
relazioni parternariali stabili con gli operatori economici locali da un lato e
la stessa Regione dall’altro nella duplice prospettiva della sussidiarietà
orizzontale e verticale» (virgolette di un documento mandato dai sindaci
capofila dei dieci piani strategici pugliesi a Vendola, nell’aprile 2008). Tra
le altre questioni emerse da subito, spiccava la finanziabilità degli studi di
fattibilità, necessari per i progetti di più alto impatto strategico. Su
quest’ultimo aspetto c’era chi riteneva addirittura che i Piani strategici
potessero limitarsi a queste “progettualità bandiera”, lasciando campo libero
a Province e Regioni nella gestione di tutti gli altri programmi, azioni e
interventi, solo raccomandando un’ovvia integrazione.
Non successe. Furono più forti le spinte centripete verso i singoli settori
dell’Amministrazione regionale che, in alleanza con gli assessori, chiesero
all’allora titolare del Bilancio e Programmazione, Francesco Saponaro, di
allentare i cordoni della borsa a prescindere da coerenze e integrazioni
saltate.

2) L’esperimento pugliese delle aree vaste offre un campionario di elementi di
valutazione per giudicare efficienza della governance, effettività della
coesione territoriale e soprattutto quanto il dispositivo amministrativo
italiano abbia bisogno di essere razionalizzato per generare qualità più che
capacità di spesa. Un ottimo progetto, faticosamente condiviso a livello
territoriale, rischia di impantanarsi perché l’agenda del settore regionale di
riferimento è presa da altro, perché una Soprintendenza (magari sottodotata)
si attiva con tempi biblici o non riconosce valore a quel progetto o perché le
macchine comunali hanno routine inadeguate. Viceversa un progetto facile,
magari ripescato dai cassetti, taglia il traguardo accendendo tutte le spie del
Mirweb, il “cruscotto” di controllo e monitoraggio con cui dialogano i diversi
presìdi rendicontativi, locali, nazionali e comunitari.
Perfino la “svolta” impressa dalle polemiche Bruxelles-Roma, Roma-Bari,
Bari-Aree vaste sui “tiraggi” di spesa non sembra avere individuato una
microfisica dei poteri pubblici, che alimenta malattie e guaritori, spostando
sempre in avanti il tema dell’efficienza complessiva. Tema che è il più
politico di tutti, dato che, per rendicontare, devi rendere leggibili e
controllabili tutti i processi di definizione delle decisioni e delle
correzioni alle decisioni, non solo divulgarne gli esiti.

3) I maggiori problemi dell’avanzamento dei progetti finanziati con i
cosiddetti programmi Stralcio sono derivati anche dalla difficoltà dei Comuni
di spendere di tasca propria per far avanzare la progettazione da farsi
finanziare. Una circostanza ormai diventata dirimente in Italia per tutti i
progetti che ambiscono a risorse pubbliche e sarà elemento essenziale dei
processi di spesa 2014-2020.
Tutto il processo di spesa è adesso influenzato dalla parola d’ordine
“cantierizzazione”. Anche la candidatura al “Piano per le Città”
avanzata dal Comune di Foggia tre giorni fa, ha dovuto fare i conti con la
presentazione di progetti definitivi e cantierabili entro il 31 dicembre
prossimo. Per l’importantissimo progetto del Parco urbano e archeologico
“Campi Diomedei” significa costi considerevoli di progettazione,
considerando la complessità e il valore economico (circa 10 mln).
La dinamica degli impegni di spesa a valere su risorse comunitarie e nazionali
integrate è, oggi, strutturata dalla Delibera 11 gennaio 2011, n.1 del CIPE,
che fissa “Obiettivi, criteri e modalità di programmazione delle risorse per
le aree sottoutilizzate e selezione ed attuazione degli investimenti per i
periodi 2000-2006 e 2007-2013”. Questa delibera anticipa i nuovi indirizzi
comunitari per il prossimo ciclo di programmazione e stabilisce i requisiti di
ammissibilità degli interventi: identificazione dei fabbisogni a cui intendono
rispondere e dei risultati attesi espressi in termini di indicatori che
soddisfino requisiti di affidabilità statistica, prossimità all’intervento,
tempestività di rilevazione, pubblicità dell’informazione; tempi di
realizzazione definiti per settore, per tipologia dell’intervento, di soggetto
attuatore e di contesto geografico; programmazione/previsione ex-ante del
metodo per la successiva valutazione di impatto degli interventi.
Per quanti e quali progetti sarà possibile dispiegare queste “virtù”, se non
si attrezzano diversamente le pubbliche amministrazioni in termini di risorse
(umane e finanziarie) e di metodi ad hoc? Lo si coglie, questo elemento, in un
dibattito su cui fa ombra lo stendardo con su scritto a caratteri cubitali
“Tagli ai costi della politica e del pubblico”?

5) Questa fragilità pubblica cercata preterintenzionalmente, produce un’altra
economia. Questa è una cosa che notavo nel 2008, guarda caso a margine di una
denuncia uscita e commentata nel blog “La deriva” di Gian AntonioStella e Sergio Rizzo.


6) E per finire questa pedante rassegna di “auto-citazioni”,
ripropongo una di ordine generale, che conserva un’attualità precisamente rilevabile nel documento che ANCI ha
approvato il 25 settembre scorso a Lamezia Terme (scaricabile qui).
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Autore: Geppe Inserra

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