Unificazione Foggia-Bat: sarà un percorso ad ostacoli

Si preannuncia irto di ostacoli, il percorso dell’unificazione
della Puglia settentrionale. Se il presidente della Provincia di Foggia,
Antonio Pepe, porge il suo benvenuto alle popolazioni della BAT, che secondo la
road map tracciata dal Governo dovrebbero confluire in provincia di Foggia, dal
1° gennaio del 2014, il suo collega Francesco Ventola, presidente della
provincia di Barletta-Andria-Trani, prende decisamente le distanze dal decreto
del Consiglio dei Ministri, invocando ancora una volta l’autodeterminazione
delle popolazioni.
Ventola annuncia una possibile battaglia legale: «In attesa
di approfondire nel dettaglio il decreto, non ancora pubblicato, balza subito
agli occhi ciò che da tempo sospettavamo: il Governo ha concesso diverse
deroghe rispetto al dettato normativo iniziale – ha affermato Ventola -. Un
caso sintomatico, in tal senso, è quello che riguarda l’accorpamento tra le
Province di Brindisi e Taranto, sebbene né il Comune di Brindisi né quello
tarantino abbiano mai deliberato nulla in tal senso, almeno fino ad oggi».

Il Presidente della Bat ha disegnato un percorso ben preciso:
«Ho già convocato i Sindaci della Provincia per condividere come sempre ogni
eventuale percorso a tutela del territorio e dei decenni di lotta che ne hanno
portato all’autodeterminazione – ha detto ancora Ventola -. Seguiremo con
attenzione anche l’iter che prevede l’approvazione del decreto in Parlamento,
quando si deciderà davvero in maniera definitiva il futuro di questo
territorio».
La provincia ofantina si è già rivolta al Tar, per
stigmatizzare l’operato della Regione Puglia che avrebbe dovuto pronunciarsi
sul riordino territoriale delle Province, ma che ha preferito non decidere
niente, passando il cerino acceso nelle mani del Governo nazionale.  Un atteggiamento inaccettabile, secondo
Ventola: «la Puglia è l’unica Regione in Italia in cui non si è espresso il
Consiglio per le Autonomie Locali, mai insediatosi sebbene esistente da diversi
anni. La Regione Puglia ha provato a sostituire il Cal con la Cabina di Regia,
che invece dovrebbe occuparsi di tutt’altro, ed è per questo che tutti i
Presidenti delle Province della Puglia hanno deciso di non prendervi parte.
Anche in Calabria vi era la stessa situazione, ma il Cal si è insediato ed ha
operato in meno di un mese. Era doveroso – ha poi concluso il Presidente
Ventola – intraprendere azioni legali contro un decreto che non favorisce un
equilibrato riordino territoriale, non riesce a quantificare l’eventuale
risparmio economico e soprattutto penalizza fortemente le identità dei vari
territori provinciali, tra cui il nostro».
Pesante è anche il commento del consigliere regionale
barlettano del Pd,  Filippo Caracciolo: «L’accorpamento
della Bat alla provincia di Foggia – prosegue l’esponente del Pd – cancella
cento anni di lotte e rappresenta un duro colpo alla storia di questo
territorio, oltre che schiaffo alla volontà di centinaia di migliaia di
cittadini, che attraverso i consigli comunali e i sindaci delle proprie città
avevano manifestato la volontà di mantenere un’autonomia. Sarebbe stato
assolutamente possibile, senza per questo pesare sulle casse dello Stato. È
mancata la volontà ed è mancato il ruolo determinante della Regione. Dobbiamo
fare tutti ammenda. Avremmo dovuto capire che il Governo avrebbe ragionato
esclusivamente in termini ragionieristici. Non dobbiamo comunque arrenderci –
conclude Caracciolo – il provvedimento dovrà essere convertito in legge in
Parlamento e in quella sede sarà possibile fare delle modifiche. Per questo
invito i colleghi consiglieri regionali, i sindaci, i consigli comunali, i
parlamentari e il presidente della Provincia a fare fronte comune per arrivare
ad una proposta accettabile da parte del Parlamento. Dobbiamo metterci subito
al lavoro prima che lo scellerato decreto approvato dal Consiglio dei Ministri
diventi legge dello Stato».
Malumori anche del fronte della società civile. Esemplare,
in questo senso, la dure presa di posizione delle Associazioni Civiche Andriesi
che puntano il dito contro la classe dirigente cittadina accusandola di non
aver deliberato (cosa che il consiglio comunale avrebbe potuto fare,
trattandosi di una prerogativa istituzionale, il passaggio  di Andria alla città metropolitana di Bari: «Per
la Bat – commentano le associazioni –  destino segnato verso l’accorpamento con la
provincia di Foggia non avendo alcun valore giuridico le deliberazioni di
semplici ordini del giorno e di indirizzi dei singoli consigli comunali che si
sono espressi su qualcosa di diverso rispetto a quello che chiedeva il Governo
e la legge approvata. A fronte di queste deliberazioni difformi non si è stati
capaci di formulare un proposta come quella da noi avanzata che avrebbe
comunque garantito che i comuni della Bat non fossero accorpati con la
provincia di Foggia».
Secondo le Associazioni Civiche Andriesi, ciò non è accaduto
«a causa di diatribe tutte personalistiche e di lobbies di potere ciò non è
avvenuto ed ora siamo curiosi di sapere chi e con quale coraggio verrà a
comunicare pubblicamente ai cittadini andriesi che il destino è segnato e che
tutto quanto è stato deciso in altre sedi non è stato né condiviso né
sottoposto ad una democratica valutazione».
Sembrano comunque improbabili colpi di scena in sede di
conversione in legge del decreto del Governo, che ha di fatto applicato i
parametri già stabiliti dal Parlamento. 
Lo scetticismo sull’unificazione tra la Provincia di Foggia e quella della Bat, che si respira ad Andria è ben compendiata dall’immagine che apre questo nostro posto, estratta dal sito AndriaLive.It, e intitolata: “Un paradossale stemma della Provincia di Foggia e Bat.” (foto n.c.)
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Autore: Geppe Inserra

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