L’antifascismo di Capitanata fu rigoglioso e radicato: ecco i dati

Devo ad Antonio Vigilante, direttore scientifico di
Educazione Democratica, una preziosa segnalazione:  il Casellario Politico Centrale è adesso
disponibile e consultabile online (alla pagina web, per chi ne avesse voglia, http://151.12.58.148/CPC). Si tratta dell’archivio
della polizia fascista, ma non solo. Come si legge nella home page della banca
dati, “la creazione di un’ anagrafe delle persone considerate pericolose per
l’ordine e la sicurezza pubblica risale all’età crispina. Con la circolare n.
5116 del 25 maggio 1894 nell’ambito della Direzione generale di pubblica
sicurezza fu istituito un ufficio con il compito di curare l’ impianto e il
sistematico aggiornamento dello schedario degli oppositori politici. Anarchici,
repubblicani, socialisti ma anche oziosi e vagabondi furono oggetto di una
capillare attività di sorveglianza che alimentò un consistente archivio di
fascicoli personali.”
L’organizzazione dell’ufficio e dell’archivio fu modificata
con successive circolari fino ad assumere il
nome di Casellario politico centrale con legislazione eccezionale del 1925 e
del 1926. Durante il periodo fascista l’attività di sorveglianza e controllo
della polizia si amplificò comprendendo non più soltanto i politici ma tutta
una indeterminata categoria di persone, definita genericamente antifascista, e
gli allogeni ossia le minoranza etniche soprattutto della Venezia Giulia.

Il database messo a disposizione dall’Archivio centrale
dello Stato contiene l’indice di tutti i fascicoli delle persone a diverso
titolo schedate dalla polizia del regime: si va dai comunisti ai socialisti,
dai sovversivi ai sindacalisti, dagli anarchici a quelli che furono
semplicemente antifascisti, senza particolari appartenenze ideologiche o di
partito.
Dall’archivio è possibile estrarre qualche interessante
statistica, anche questa in linea con le considerazioni che qualche giorno fa
ho svolto, circa la necessità di superare il luogo comune che vuole che a
Foggia, così come in provincia di Foggia, l’antifascismo fosse scarsamente
radicato. Le cifre sono particolarmente eloquenti, e semmai dicono il
contrario.
Dall’archivio si apprende, per esempio, che in Puglia
l’antifascismo fu prevalentemente concentrato nelle provincia di Bari (con 2100
schedati) e di Foggia (con 1177 persone finite negli archivi della polizia). Il
fenomeno fu più tenue nelle altre province pugliesi: 549 schedati a Taranto,
397 a Lecce, 359 a Brindisi. La Puglia è comunque tra le regioni meridionali
quella che presenta il maggior numero di antifascisti.
Per quanto riguarda la provincia di Foggia, la città che ha
avuto il maggior numero di persone schedate negli archivi della polizia
politica è Cerignola, con 159 nominativi inseriti nella banca dati. Seguono a
ruota Foggia, con 159, e San Severo, con 155. Piuttosto staccate le altre città
daune: al quarto posto c’è Lucera (58), quindi Sannicandro Garganico (52), San Marco
in Lamis (49), Torremaggiore (46) e Orta Nova (40). Con riferimento al sesso
degli schedati, l’antifascismo fu un fenomeno quasi esclusivamente maschile:
soltanto 19 le donne schedate, a fronte di 1158 maschi.
Un dato abbastanza sorprendente, ed anche in controtendenza
rispetto alla generalità dell’ è quello che riguarda l’origine politica degli schedati:
per la maggior parte di tratta di socialisti (447), mentre i comunisti presenti
negli archivi della polizia sono 338. C’è anche un buon numero di anarchici
(128) mentre gli antifascisti “generici” sono 217.
L’antifascismo fu un movimento popolare, che si sviluppò più
nelle terre che non nelle industrie (del resto praticamente inesistenti). Con
riferimento ai mestieri esercitati, gli antifascisti furono soprattutto
contadini (316) e braccianti (47). Notevole il numero anche di calzolai (51) e
muratori (36).
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Autore: Geppe Inserra

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