Divario Nord-Sud, vergogna italiana

Si  ricordano del Sud
una volta l’anno. Come succede a Natale, che siamo tutti più buoni, o alla
Domenica delle Palme, che si fa la pace con quelli con cui ci guardiamo in
cagnesco. Accade tutti gli anni, all’indomani della presentazione dell’annuale
rapporto Svimez. Un giorno o due di sdegno e preoccupazione, di riflessioni, di
promesse, poi tutto torna come prima. Il Mezzogiorno resta ignorato e
dimenticato.
Il grido d’allarme della Svimez, rimasta ormai l’ultimo
baluardo di una questione meridionale del tutto rimossa dalla politica,
quest’anno è drammatico. La povertà sta diventando endemica; gli indicatori
sono perfino peggiori di quelli della Grecia. Il rischio – che sta diventando
una penosa certezza – è che un’intera area del Paese sia condannata alla
povertà ed all’arretratezza. Senza che nessuno s’indigni veramente.
Nei commenti di questi giorni c’è puzza di ideologia a buon
mercato,  ed una diffusa ipocrisia. Si
lamenta il problema del Sud, sorvolando del tutto sulle ragioni, profonde e
strutturali, che lo hanno innescato. Così, si riduce la questione meridionale a
un mero problema di economia, di congiuntura (e non per quello che è: una
grande qiuestione nazionale, e politica), fornendo l’assist al premier Renzi
per liquidare la faccenda con toni paternalistici: “Basta coi piagnistei,
rimbocchiamoci le mani”, come se la questione meridionale fosse un’invenzione
dei meridionali.

La manfrina serve ad esorcizzare ed occultare la ragione
vera della questione meridionale, che è, resta e sarà (fintanto che non verrà
definitivamente superato), il divario sempre più accentuato che contrappone il
Sud al Nord. Bisognerebbe urlarlo ai quattro venti, senza stancarsi: è
illusorio pensare di risolvere i problemi del Mezzogiorno se non verrà superato
il divario che lo divide dal Nord.
L’’insostenibile divario interno è, del resto, un problema
tutto e solo italiano, nell’Europa tanto citata, invocata e presa a modello.
Una questione che dura da centocinquant’anni, e che si aggrava come certifica
la Svimez, ogni anno di più, mentre la Germania in soli vent’anni è riuscita a
recuperare e colmare le differenze che lì erano scavate e sancite dal  Muro.
Il problema vero è che il divario può essere risolto
soltanto in un modo: dando un po’ meno a chi sta bene, e dando di più a chi sta
male. In Italia è successo e succede il contrario. Il sottosviluppo del
Mezzogiorno contribuisce allo sviluppo del Settentrione.
Fino a quando non si avrà il coraggio di ammetterlo con
onestà sarà impossibile invertire la rotta: il Nord continuerà a prosperare, il
Sud a descrescere e a dannarsi l’anima. Fino all’inferno.  
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Autore: Geppe Inserra

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