Lettere Meridiane: buon giornalismo o scoop di basso livello? (di Maurizio De Tullio)

Il titolo proposto dall’autore del post era Giornalista? Sempre meglio che lavorare. Ho preferito modificarlo come vedete sopra perché mi sembra che le critiche di De Tullio siano rivolte più al blog e ai suoi “contributori” che non all’universo mondo dei giornalisti come tali. Stimo troppo Maurizio per non ritenere i suoi rilievi meritevoli di un’attenta lettura e di altrettanto attente considerazioni, che farò prossimamente.
Per il momento, leggete quanto scrive De Tullio a proposito di alcune recenti scelte editoriali di Lettere Meridiane e se volete, dite la vostra. (g.i.)
* * *
Forse nessuno lo avrà notato, ma da oltre due mesi non
intervengo direttamente su “Lettere Meridiane”, che ho comunque
continuato a seguire. Mi ha fatto piacere, ad esempio, leggere da parte di alcuni
lettori la proposta di convertire questo Blog
in qualcosa di più concreto, come una rivista bi o trimestrale. Lo avevo
proposto un anno fa e caldeggerò fino alla fine questa ipotesi, perché non si
può morire ‘webeti’…
Ho desistito dall’intervenire o dal rispondere nel merito ad
alcuni interventi o articoli di lettori e dello stesso Geppe Inserra, perché
amareggiato nel notare la deriva qualitativa che sta caratterizzando (non
sempre, vivvaddio!) LM, frutto, penso
io, della sistematica voglia di offendere, di deridere, di annientare chi la
pensa diversamente, divenuta quasi una pratica presa in prestito da certa becera
politica.
Colpa anche del positivo aumento di popolarità raccolto e delle
attenzioni che gravitano su questo Blog.
L’elevato numero di contatti sta lì a dimostrarlo, grazie anche e soprattutto
alla facilità con cui la pagina Facebook di LM
cerca e trova lettori.

Ma la gestione di un Blog
serio, utile e importante quale è questo, non deve impedire al suo fondatore,
gestore e curatore di fare delle scelte di fondo. A cominciare dal darsi
risposte alla domanda: ma è proprio necessaria la pagina FB di “Lettere
Meridiane” quando, per intervenire, basta semplicemente lasciare un
commento nell’apposito spazio presente sul Blog?
Ho l’impressione che, giocherellando col web e con i Social, si finisca per fare come
facevano una volta certi rotocalchi o giornali scandalistici: una bella
figliola denudata in copertina per far aumentare le vendite! So bene che il
paragone non regge, ma trovo disdicevole l’acrimonia, le volgarità, le frasi
sconce usate da noti internauti che, con una crescente bava alla bocca,
smanettano improvvidamente pur di ottenere i famosi cinque minuti di celebrità
e un posticino nella iperuranica Moldaunia, considerata la soluzione di tutti i
nostri mali.
Trivelle fantasma, aeroporto, Regione matrigna, Foggianesimo,
anniversari bellici – solo per citare alcune vicende recentemente trattate su LM – e tanto altro, mi sembra abbiano
sviluppato in moltissimi lettori adrenalina in quantità industriale, causando
inevitabili danni – ahimè – al sistema celebrale.
Da vecchio, e forse superato, cronista e appassionato di
giornalismo cartaceo, mi chiedo – e chiedo al Buon Geppe – che fine abbia fatto
quello strumento d’indagine, diretto, chiarificatore, che una volta avevamo la
cattiva abitudine di chiamare “intervista”. Io non ne trovo più su
quotidiani e riviste. Inimmaginabile trovarle sul web, oggi che le dinamiche
tecnologiche offrono mille e una opportunità per entrare ovunque, per fare informazione
con chiarezza ed equilibrio, per dare a ognuno la possibilità di esprimersi e
di controbattere.
E invece assisto (amaramente ora anche su LM) alla Fiera della Vacuità, al
Festival del Celodurismo, alla Saga delle Gratuite Offese, alla Celebrazione
del più sgradito dei Vizi: la denigrazione dell’avversario che ha opinioni
anche solo un centimetro diverse dalle nostre.
La pseudo cultura pentastellata (che trabocca di originalità
al suono del famoso Canto partigiano “Onestà… onestà… onestà…”),
recitata a voce urlata da chi fino a ieri si è cibato di tutte le precedenti
culture (ovviamente ritenute le migliori fino a quando convenivano), è uno
spettacolo deprimente e si sta velocemente espandendo in terreni limitrofi. Si
veda il consenso che “miracolosamente” sta raccogliendo il Movimento per la Moldaunia. Quando il
buon Amodeo declamava le virtù del suo Progetto politico-amministrativo non lo
filava nessuno. Sono bastate un paio di vicende in salsa barese ai danni –
hanno sentenziato giornalisti di rango e formichine incazzate – della
Capitanata, che il Movimento ha
trovato una insperata e cospicua dote.
“Vedrete alle prossime elezioni!”, urlano con la
bava alla bocca i figli e nipoti della partitocrazia che fino a mezz’ora fa
hanno impunemente sostenuto, e che oggi cercano di riciclarsi all’insegna di
una verginea proposta politica che non sa né di carne e nemmeno di pesce.
Già, perché è facile agitare stomaci e cervelli deboli – come
fanno gli ex rappresentanti del popolo padano – ed è ancora più facile esibire
facce pulite per fare del vuoto candore un pieno di voti come fanno, senza
nulla fare, i neo-pentastellati.
Il difficile è rendersi credibile quando sei al governo. E
per governo intendo una qualunque esperienza amministrativa. C’è qualcuno in
grado di portare esempi illuminanti nella gestione di un pur semplice
condominio foggiano? In quello dove da otto anni ho un piccolo sottoscala sono
cambiati cinque amministratori e in quello di una mia anziana cugina ben tre in
tre anni!
Avevo intenzione di scrivere un articolo incentrato
sull’ennesima puntata della ‘fiction webiana’ che vede protagonisti l’aeroporto
di Foggia “Gino Lisa” (coi suoi Comitati, Pagine FB, cittadini
incazzati ecc.) e la Regione Puglia, dopo l’ultimo presunto scoop dell’amico
Geppe Inserra.
Alla fine non me la sono sentita. Ho intuito, in un
nanosecondo, le tonnellate di contumelie che avrei ricevuto semplicemente per
esporre una serie di ragionamenti, documenti e opinioni.
Eppure, caro Geppe e cari lettori di LM, sarebbe bastato leggere il business
plan
(nato in realtà una decina di anni fa), in rete da tempo, per capire
come l’allungamento della pista barese sia solo uno dei tanti step previsti da quel progetto, nato
prima che si parlasse dell’allungamento del nostro aeroporto.
E per chiudere, sarebbe bastato – come nel caso delle
trivelle fantasma al largo di Peschici – fare una volta tanto i giornalisti:
alzare il culo e andare a Bari, per intervistare i protagonisti di questo
“accanimento terapeutico” che si ritiene in atto contro l’aeroporto
di Foggia e i diritti lesi della città e del territorio. Magari non sarebbe
nemmeno bastato recarsi di persona a Bari. Sarebbe bastato un contatto via
Facebook, una telefonata ‘aggratis’ con Whatsapp. E invece…
Giornalista? Sempre meglio che lavorare! Proprio vero. 
Maurizio De Tullio
 (La foto che illustra il post, scattata da Slesa, è concessa grazie a una licenze CreativeCommons, ed è intitolata: Tavoliere delle Puglie – il Tavoliere delle Puglie dopo il temporale)
 

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Autore: Maurizio De Tullio

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