Quando il popolo scese in piazza per il metano, e vinse (di Geppe Inserra)

Certe volte il social suscita coincidenze bizzarre, che somigliano a vere e proprie congiunzioni astrali. Mentre mi accingevo a pubblicare il video che potete guardare al termine dell’articolo, facebook mi ha notificato che Gianfilippo Mignogna mi aveva “taggato”. Leggo sempre con molta attenzione quanto scrive il sindaco di Biccari sul suo bel blog Melascrivo.it: è un’oasi di pensiero nel deserto mediatico che ci circonda e ci assedia, tra tweet e selfie, infarciti di paranza, ma poveri di contenuti.
Con la passione civile e la tensione culturale che lo contraddistinguono, Gianfilippo lancia un accorato grido di dolore, denunciando lo spopolamento progressivo dei piccoli comuni, ed informa di aver aderito all’appello promosso da Borghi Autentici, Legambiente e Uncem per attuare la legge salva-borghi, approvata dal Parlamento nel 2017, ma finora rimasta nel cassetto.
La questione riguarda direttamente (e drammaticamente) la Capitanata e non è un caso che nella foto che illustra la pagina web contenente l’appello (https://www.borghiautenticiditalia.it/appello-attuare-la-legge-salva-borghi, per sottoscriverlo inviare  una mail a associazione@borghiautenticiditalia.it) c’è un comune dauno, Casalvecchio di Puglia.
“La legge 158/2017 approvata sul finire della scorsa legislatura all’unanimità, che pone finalmente le condizioni per invertire la rotta e ridurre le maggiori disuguaglianze territoriali – si legge nella lettera aperta inviata al presidente del Consiglio, Conte, al vicepremier, Salvini e al ministro delle infrastruttura, Toninelli – ha oggi bisogno di un’urgente spinta politica, economica e sociale per determinare ricadute reali e inversioni di tendenza significative”.
Diversamente sarà la fine: lo spopolamento diventerà irreversibile, e per i borghi non ci sarà altra prospettiva che la desertificazione totale.
“Bisogna darsi da fare. Tirarsi su. Uscire da quella specie di silenzio e di rassegnazione che troppo spesso si impossessa di queste Terre”, argomenta Mignogna, e sono assolutamente d’accordo con lui.  Biccari ha un particolare valore simbolico nella parabola dei piccoli comuni, ricchissimi di risorse (non solo culturali e paesaggistiche, ma anche energetiche), e vergognosamente depredati.
Negli anni Sessanta del secolo scorso, a Biccari e nei comuni di Candela, Ascoli Satriano, Deliceto, Bovino, Accadia, Sant’Agata di Puglia ed altri, vennero rinvenuti importanti giacimenti metaniferi. La popolazione scese in piazza per rivendicare l’utilizzazione in loco del prezioso gas naturale. Vennero occupati i pozzi. Il braccio di ferro con il governo durò mesi, fino alla storica “marcia dei trentamila” che il 23 maggio del 1969 portò la popolazione dei Monti Dauni a dar vita alla più grandiosa manifestazione che si sia mai vista nel capoluogo dauno, e forse nell’intera Puglia.
Il video che mi accingevo a pubblicare quando mi ha raggiunto il tag di Gianfilippo – ed ecco la strana ma positiva congiunzione astrale di cui dicevo all’inizio – racconta proprio quella storia, la sua dimensione epica.
Il popolo scese in piazza e vinse, diventando protagonista del suo destino. E non è assolutamente retorica. L’occupazione dei pozzi e la marcia dei trentamila crearono le premesse per l’industrializzazione della Capitanata.
È da lì che bisognerebbe ripartire. Dalla partecipazione. Dalla consapevolezza che il futuro non dev’essere subìto, ma costruito.
Lettere Meridiane dedica il video a quanti scendendo in piazza in quei giorni del 1969 contribuirono ad innescare un grande processo di crescita civile, sociale ed economica della Capitanata, ed a quanti, come Gianfilippo Mignogna, si battono per evitare che il degrado e il sottosviluppo abbiano la meglio.
Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “Quando il popolo scese in piazza per il metano, e vinse (di Geppe Inserra)

  1. caro Geppe, grazi epe ril bel filmato nel quale mi sono riconosciuto moralmente. La Capitanata è oggi la provincia più povera di questa Italia, ma non sarebbe stato così se noi avessimo potuto governarla. Io sono nato a Casalnuovo Monterotaro, oggi uno dei paesi desertificati per colonialismo e ascarismo da oltre ottomila siamo scesi a meno di mille abitanti reali…l'unica arma che ci è rimasta è l'acquisto di prodotti del SUD…ce la faremo?

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