C’è la mano di Federico II nella Cattedrale di Foggia

Federico II, il grande imperatore Svevo che eresse Foggia a inclita sede imperialis, magnifica sede imperiale, ebbe un’influenza diretta nella costruzione della Cattedrale di Foggia, e della sua parte più suggestiva, la Cripta. L’idea, che è stata lanciata per primo dal prof. Giuseppe de Troia, lo studioso foggiano che è tra i massimi esperti fridericiani, trova una conferma in autorevoli ambienti accademici.
Questa ed altre chicche sono emerse dal riuscitissimo workshop organizzato dal Liceo Linguistico “Poerio”: un’autentica festa culturale, nel segno dell’amore per Federico II e per la lingua tedesca.
La relazione (sul tema Unus ex Apulia. Friedrich II und die Capitanata) è stata svolta da Pasquale Episcopo, ingegnere foggiano che da tempo vive in Germania dove svolge l’attività di docente e di giornalista. Parlando in tedesco, ma con il supporto di traduzioni “al volo” e di una robusta sequenza di diapositive, Episcopo ha affascinato e conquistato il folto pubblico, delineando in maniera chiara ed esauriente lo speciale rapporto che legava Federico II a Foggia e alla terra di Capitanata e le ragioni che indussero l’imperatore svevo a scegliere questo lembo della Puglia settentrionale per trascorrervi più della metà della sua vita de imperatore, in cui si espresse al meglio le sue qualità di moderno uomo di Stato e la sua idea di Europa.
L’occhio lungimirante dell’Imperatore si posò sulla Capitanata per la sua centralità rispetto ad un impero che si estendeva dalla Sicilia alla Germania, ma anche per la sua verginità dal punto di vista ambientale, economico ed amministrativo e per la sua straordinaria varietà paesaggistica, che ne facevano un luogo ideale per praticare il suo sport preferito, la caccia.

Un momento della conferenza al Liceo linguistico Poerio

Federico fu il primo ad intuire le straordinarie potenzialità della provincia di Foggia che trasformò in un grande laboratorio di sviluppo. Episcopo ha opportunamente sottolineato come in Capitanata l’imperatore realizzò ben 28 domus solaciorum (case di svago), numero che superava nettamente quello, pur molto alto, dei castra (castelli o fortezze), che erano 23.
Questi dati certificano in modo inequivocabile la centralità della Capitanata fridericiana rispetto al resto della Puglia: in terra di Bari c’erano 3 Domus e 13 castra, in Terra d’Otranto, 2 Domus e 13 castra.
La residenza imperiale più importante sorse a Foggia: il palazzo imperiale di cui oggi sopravvivono purtroppo soltanto l’arco che fungeva da portale d’ingresso e l’epigrafe che attesta l’erezione di Foggia ad inclita sede imperialis.
Mostrando alcune preziose carte (tra cui quella rinvenuta presso la Biblioteca Angelica a Roma dal prof. De Troia e la pianta redatta nel 1800 dall’ing. Mongelli), Episcopo ne ha illustrato la collocazione e l’importanza, sollecitando il mondo accademico e le istituzioni a promuovere studi e ricerche che possano produrre nuove conoscenze sul Palazzo ma anche riconoscere l’importanza che Foggia ebbe nel complesso scacchiere imperiale di Federico II: “una importanza – ha puntualizzato Episcopo – che è stata fino ad oggi non adeguatamente riconosciuta e valorizzata dagli ambienti accademici.”
Chissà che il rilancio della Foggia fridericiana non parta proprio dalla Cattedrale. Si era sempre supposto che l’imperatore ebbe un ruolo importante nella sua costruzione. La somiglianza tra la Cripta e il Cenacolo di Gerusalemme, il luogo più importante della cristianità, è davvero impressionante, come si vede dall’immagine che illustra il post. A prima vista è difficile distinguere l’uno dall’altra: a sinistra il Cenacolo, a destra la Cripta.
Il primo ad adombrare la possibilità che sia stato proprio Federico a disegnare la cripta foggiana, quale vera e propria cappella palatina, sulla base dei ricordi che aveva del Cenacolo di Gerusalemme è stato il prof. De Troia (che ha seguito la conferenza con visibile emozione). La sua ipotesi comincia a farsi strada anche negli ambienti accademici. Episcopo, che in Germania intrattiene proficui rapporti con storici ed appassionati di Federico II e degli Staufer, la sua famiglia, ha riferito di una conversazione avuta sull’argomento con il Dr. Wolfgang Stürner, autorevolissimo accademico, massimo studioso vivente di Federico, autore di una biografia monumentale ritenuta da tutti la più affidabile descrizione della vita dello svevo. Ebbene, il luminare ha detto di ritenere “verosimile” l’idea di De Troia.
Insomma Foggia fu sicuramente una città importante nell’assetto dell’Impero Svevo, ma un po’ le ingiurie del tempo, i saccheggi, le guerre e i terremoti che ne hanno punteggiato la storia distruggendo preziose tracce del passato, un po’ la damnatio memoriae che sembra essere un’amara costante della storia foggiana, hanno fino ad oggi impedito di valorizzare questo aspetto nevralgico della storia e dell’identità di Foggia.
Un’opportunità importante per riprendere il filo interrotto della memoria potrebbe essere la collocazione a Foggia della Stauferstele finanziata e donata alla città dal Comitato tedesco che ha lanciato un progetto mondiale con l’obiettivo di collocare una stele monumentale in ciascuno dei luoghi legati alla storia degli Staufer. Fino ad oggi ne sono state installate 38, in sei diversi paesi europei.
La prima venne collocata a Castelfiorentino, luogo dove Federico II esalò l’ultimo respiro tra Lucera e Torremaggiore. Il Comitato intendeva, qualche anno fa, installarne una anche a Foggia, ma l’iniziativa non è andata in porto in quanto la Soprintendenza ai Beni Culturali non ha espresso parere favorevole alla collocazione proposta dai promotori, ovvero nel piazzale antistante l’arco e l’epigrafe.
Pasquale Episcopo, che in Germania ha incontrato il donatore della stele foggiana e i componenti del Comitato, è deciso a riprovarci, ed ha colto l’occasione della conferenza del Poerio per rilanciare l’idea (illustrata anche in una lettera meridiana di qualche settimana fa, che potete leggere qui).
Riprendere il filo interrotto della memoria è anche, forse soprattutto, una sfida di futuro. Episcopo ha concluso la conferenza rivolgendosi direttamente alle coscienze delle allieve e degli allievi del liceo linguistico: “Cosa sarebbe oggi Foggia, se il palazzo imperiale si fosse conservato intatto? E cosa sarebbe l’intera Capitanata se il territorio fosse salvaguardato e difeso dal degrado, se i siti archeologici non fossero messi a fuoco, se l’agricoltura fosse affrancata dalla piaga del caporalato, se fosse la culla del cicloturismo, con sinergie tra agricoltura, sport e cultura?”
Non si tratta di domande retoriche. Certamente, la Capitanata non si troverebbe ai gradini più bassi della classifica nazionale delle qualità della vita. Chissà che non si invertendo la tendenza proprio ritrovando, con orgoglio, l’identità smarrita.
Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “C’è la mano di Federico II nella Cattedrale di Foggia

  1. Senza nulla togliere agli autorevoli e meticolosi studi di De Troia ed Episcopo, ricordo, per correttezza cronologica, che è stato Lello Santoro (appassionato di storia locale e personaggio “visionario” per molti aspetti), agli inizi degli anni ’90, a sostenere con non poche “pezze d’appoggio” che la struttura originaria della Cattedrale di Foggia sia in realtà un edificio militare, sempre sulla scorta della presenza federiciana dell’epoca a Foggia.
    Santoro ha più volte chiesto agli studiosi e alle autorità religiose di tenere con lui un pubblico confronto, mai accettato.
    Potrebbe essere questa l’occasione per chiarire meglio le posizioni di tutti.
    Cordialmente (Maurizio De Tullio)

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