I 70 anni della Pugilistica Taralli

Ieri sera, la Pugilistica Taralli di Foggia ha ufficialmente festeggiato il suo settantesimo compleanno, con una serata di boxe e di memoria. Si sono ritrovati dirigenti, ex dirigenti, maestri di boxe, campioni che tanto hanno dato allo sport foggiano e giovani atleti che aspirano a ripeterne le gesta.

La Taralli è la società sportiva foggiana che ha vinto di più. Tanto per dire, a diverso titolo c’erano ieri sera ben tre olimpionici. Tra gli spettatori, a godersi la serata, Gaetano Curcetti (Monaco, 1972), a bordo ring, nella loro nuova veste di insegnanti di boxe Luciano Bruno (bronzo a Los Angeles 1984, vincitore dalla Coppa del Mondo a Roma) e Ciro Fabio Di Corcia, nuovo coach della Taralli (Sidney, 2000, sette volte campione italiano).

Una bella soddisfazione per i pionieri che, il 15 maggio del 1948, fondarono la società. Ecco il racconto della nascita del glorioso sodalizio, tratto dal libro che Geppe Inserra (già presidente e dirigente della Taralli) sta scrivendo per raccontarne la storia: una vicenda di sport e di umanità che ha pochi simili in Puglia. Questo capitolo evidenzia con efficacia il profondo rapporto tra la Taralli e la storia di Foggia. D’altra parte, la “noble art of defense” è un tratto costitutivo dell’identità foggiana.
Buona lettura.

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La guerra finisce. Lungamente attesa e desiderata irrompe la pace. Gli americani se ne vanno, e in fondo, lasciano anche qualche rimpianto. Non c’è di che meravigliarsi. Sono i paradossi della guerra. Prima di liberare la città, l’hanno pressoché rasa al suolo. Ma nel lungo periodo dell’occupazione la loro presenza è stata, piaccia o no, un antidoto alla fame e dalla miseria. Hanno fatto girare dollari, sigarette, cioccolata, caffè, farina e medicinali. Hanno incendiato le sere foggiane con il jazz, il dixieland e con la boxe. E questa economia più o meno sommersa ha permesso alla città di sopravvivere.
Ma adesso gli alleati non ci sono più. Ci sono, è vero, il piano Marshall e le generiche, diffuse aspettative degli aiuti d’oltre oceano. Ma in un modo nell’altro, adesso ci si deve aiutare da sé. La Foggia che gli americani restituiscono ai foggiani è una città da rifare, punto e daccapo.

La ricostruzione è il passaggio obbligato, il pedaggio che si deve pagare per tornare alla normalità. E c’è tanta voglia di normalità nei foggiani. Sotto le macerie hanno lasciato il loro cari, i loro averi, i loro ricordi. Ma il rimpianto e il dolore cedono presto il posto ad una operosità febbrile, a una ritrovata voglia di vivere, di crescere che accomuna la cittadinanza agli amministratori municipali.

A nuttata è passata. Ci sono, adesso, un nuovo mattino, una nuova giornata da vivere.
Non fa eccezione, in questo scenario, lo sport, che anzi scrive proprio in questi difficili anni alcune tra le pagine più significative.
La storia dello sport non è scritta soltanto dalle statistiche: non è solo arida storia di risultati, di performance. Più spesso è silenziosa storia di sacrifici nascosti, della volontà di prendere parte ai grandi processi, di scrivere di contribuire a scrivere la grande storia della proprio comunità. E così lo sport a Foggia non rimane da parte nella drammatica stagione post-bellica. Partecipa attivamente, da protagonista, alla ricostruzione. Così come, qualche anno prima, aveva affidato agli improvvisati pugilatori della sala consiliare di Palazzo di Città e ai raccogliticci calciatori della Libertas il compito di cercare un improbabile riscatto nei confronti degli occupatori.
In questa atmosfera di fervore e di speranza nasce la pugilistica Foggia. Se è vero che tra questa società e la città esiste un rapporto profondo, quasi un cordone ombelicale, possiamo dire che non è per niente casuale: c’è anzi un nesso suggestivo e simbolico tra la fondazione della società – la prima nel dopo guerra nel capoluogo dauno – e la ricostruzione. Boxare e ricostruire rappresentano in fondo due facce della medesima medaglia. Di quel non arrendersi mai, di quella voglia di vincere che sono il filo rosso della nostra storia.
Gli americani, come si è visto, hanno dato un contributo decisivo alla passione verso la noble art. Ma, fino ad allora, a Foggia, la boxe non aveva potuto contare su strutture organizzative autonome. La ritrovata libertà e la neonata democrazia nel paese pongono grossi problemi di riorganizzazione dello sport. Prima d’allora era stato gestito dal regime, a tutti gli effetti. Adesso la pietra angolare dello sport devono essere le società. Lo sport italiano imbocca la via dell’autogestione: e anche in questo sarà uno dei primi settori della vita sociale a mostra le capacità di autogoverno democratico.
La necessità di una società che promuova e organizzi quanti vogliono salire sul ring è accentuata dalla presenza di tanta materia prima: pugili, ex pugili, insegnanti, arbitri, semplici appassionati che sono decisi a sottrarre una volta per tutte la boxe alla situazione precaria nella quale era sempre stata costretta a vivere e intendono quindi dotarla di una organizzazione efficiente e duratura.
È il 15 maggio del 1948 quando, in una dolce serata di primavera, si decide di rompere gli indugi e di dare vita ad una società pugilistica: è la prima a Foggia, e tra le primissime in Puglia e in Italia. Nel cuore della città vecchia, in Corso Vittorio Emanuele 60, nell’abitazione di Giulio Di Taranto, un distinto e compassato professore di educazione fisica, si danno convegno Cesare Gherghi, giovane professore pure lui, Antonio Altimati, geometra dell’ufficio tecnico comunale, Giovanni Zuccarone, ex pugile vincitore di un titolo italiano nelle file della GIL (Gioventù Italiana del Littorio), e quello che sarà l’anima e il propulsore del movimento pugilistico foggiano, la “chioccia” di generazioni e generazioni di pugili, Vincenzo Affatato, ex pugile pure lui, ma con il bernoccolo della organizzazione: era stato lui a porre per primo il problema della necessità di dare un assetto organizzativo definito all’attività pugilistica foggiana.
La riunione è presieduta da Alfonso Taralli, medico molto noto e stimato a Foggia e arbitro internazionale. Non figurerà, naturalmente, tra i materiali fondatori del sodalizio perché le norme federali non consentono a un arbitro di militare all’interno di una società. Ma ne sarà sempre uno dei costanti ed intelligenti ispiratori.
Presidente viene eletto Cesare Gherghi, vice presidente Antonio Altimati, segretario Vincenzo Affatato. Sono loro i primi dirigenti della Pugilistica Foggia, la cui guida tecnica viene affidata al maestro Paolo Rossetti.
Le idee dei fondatori sono chiare, la loro volontà anche. Senza fini di lucro, tassativamente apolitica (che è una dichiarazione coraggiosa, in una situazione sociale politica dove invece, al contrario, tutto veniva politicizzato), la società, come si legge nello statuto, ha il fine di contribuire alla formazione psicofisica, sociale e culturale. Termini che oggi possono anche apparire slogan, ma che, scritti nel 1948, sono straordinariamente moderni ed attuali, tanto da far capire perché, tutt’oggi, lo statuto dl sodalizio resta ancora quello varato ed approvato nel 48.
La costituzione formale della società non è però sufficiente a risolvere tanti problemi che venivano implicati dal rilancio della boxe a Foggia. Gli inizi sono così inevitabilmente difficili e stentati. Dovranno passare mesi e mesi prima che il club sia nelle condizioni di poter effettivamente operare e addirittura anni, prima che si possa organizzare la prima manifestazione degna di questo nome. Manca tutto, ma per fortuna nei dirigenti abbondano la buona volontà e l’entusiasmo. Non c’è una palestra dove allenarsi, non ci sono gli attrezzi, e soprattutto non c’è un ring.
A supplire a quest’ultima carenza ci pensa però il solito Affatato, un genio nell’arte tutta foggiana e meridionale di arrangiarsi. Vincenzo viene a sapere da qualcuno che gli americani, andando via, hanno lasciato a Cerignola un monumentale quadrato di legno massiccio. Non lo usa più nessuno da tempo, anzi resta esposto alle intemperie e all’ingiuria del tempo. È un vero peccato lasciarlo lì. Così Affatato decide di… prendersene cura. Notte tempo, con la collaborazione di un carrettiere, si reca a Cerignola, lo smonta, lo carica sul carretta e lo porta a Foggia, dove il ring alleato si trasforma nel primo quadrato in dotazione alla Pugilistica Foggia. Per la cronaca, il cimelio è utilizzato ancora oggi, sia pure parzialmente ricostruito.
Reperito il ring, resta però da risolvere un altro, angoscioso problema: la mancanza di una palestra. Trovare un locale a Foggia è praticamente impossibile. I bombardamenti alleati hanno reso inabitabile la stragrande maggioranza delle abitazioni. Tutti i buchi sono praticamente requisiti, gli sfollati si contano a decine di migliaia. Le stesse, poche palestre sopravvissute alla furia delle bombe alleate sono diventate precaria dimora per i tantissimi senzatetto.

I contenitori sportivi cittadini vengono adibiti a locali di fortuna per ospitare quanto hanno perduto le loro case. È il caso della palestra femminile della ex GIL (Gioventù italiana del littorio) di via Le Ville (l’attuale corso Matteotti). Pur danneggiata dalle bombe, è rimasta in piedi ed offre riparo a diverse famiglie, che però – per dire anche dello spirito di solidarietà e di mutua comprensione che si respirava allora a Foggia- non si infastidiscono più di tanto quando l’avvocato Gustavo De Meo, commissario dell’ex Gil, aderendo alla richiesta dei dirigenti della pugilistica, dispone che la società possa utilizzare il ridotto della palestra per gli allenamenti. Il forzato  condominio viene accettato da entrambe le parti con ammirevole spirito di sopportazione e di reciproca tolleranza: così gli sfollati diventano tifosi di pugilato, e i pugili non si tirano indietro se c’è da dare una mano ai loro condomini.

 

Ad Alfonso Taralli e a Vincenzo Affatato non pare vero. Finora hanno cercato di tenere assieme i pochi pugili affiliati facendoli allenare all’aperto nella buona stagione e, quando faceva freddo, addirittura importuni e sottoscala. Una volta preso possesso della palestra ci si dà dentro da matti per renderla almeno abitabile. L’obiettivo viene egregiamente raggiunto. Carmine Cellamare, in una corrispondenza emblematicamente intitolata: “La boxe a Foggia non è più un ricordo“ scrive:
“Palestra: miracolo degli organizzatori. Potrà sembrare un’esagerazione, ma fino a poco tempo fa ai ragazzi si allenavano in un portone. Incredibile ma vero: hanno vagabondato un po’ dappertutto, per improvvisare un quadrato e dar pugni. Oggi c’è una società riconosciuta, oggi c’è una sede dove i pugili possono ritrovarsi, riunirsi, giostrare, incrociare i guantoni in piena libertà. Pareva un sogno poter disporre di una propria palestra, ma oggi è una palpitante realtà.“
Con il quadrato… requisito agli Alleati da Affatato sono arrivati anche gli attrezzi necessari per l’allenamento: punching-ball, sacchi, guantoni,  il tutto acquistato con i proventi di una colletta tra dirigenti, amici ed appassionati.
È vero. Adesso la boxe a Foggia non è più un ricordo. Ci sono, anzi, tutte le premesse perché possa scrivere un capitolo nuovo della sua storia. Si volta pagina, e i capitoli che verranno racconteranno una storia importante, radiosa. Naturalmente cresce anche la cultura pugilistica: non è più improvvisazione, dettata dalla voglia di confrontarsi e di mettere le proprie forze a confronto, così come si fa al luna park. La boxe foggiana ha un presente, ha un futuro.
“Difficili tappe sono state bruciate- annota ancora Cellamare -con la fiamma che anima i realizzatori, ed altre tappe, anche difficili, saranno bruciate, ne siamo sicuri.“
“Questa certezza è il frutto di quanto le nostre orecchie hanno udito, ma soprattutto di quanto i nostri occhi hanno visto. Sicurezza che non poteva non far riscontro a quella che traspare nel linguaggio di realizzatori; sicurezza che è fiducia in se stessi e nelle proprie forze, che è consapevole delle proprie responsabilità. Alla loro dovrà seguire la fiducia degli appassionati della Noble Art of defense: è questione di tempo, e il tempo non potrà dare loro ragione.“
Un buon viatico per un futuro migliore, che è ormai alle porte.
Geppe Inserra
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Autore: Geppe Inserra

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