L’Italia verso la secessione lombardo-veneta, perché (e come) dire no

Uno dei grandi problemi del Mezzogiorno è la cattiva informazione che viene veicolata dalla televisione pubblica e privata e dai grandi giornali del Nord sui suoi problemi, e più in generale sulle ragioni del divario che lo penalizza rispetto al Nord.

È stata questa costante e capillare disinformazione di massa ad innescare stereotipi come il Sud assistito, inefficiente e sprecone opposto al Nord produttivo, efficiente ed operoso e a far circolare autentiche bufale come quella della siringa che costerebbe alle aziende sanitarie pubbliche meridionali il triplo rispetto a quelle settentrionali. Ma disinformazione significa anche informare poco e male sui sistematici scippi operati dal Nord ai danni del Sud, come quello che si profila con l’autonomia differenziata fortemente sostenuta dal governo giallo-verde (sì, proprio quello che secondo alcuni sarebbe sotto l’egida dei terroni).

Ma qualcosa sta cambiando. Frequentatissime pagine facebook come Terroni, siti web come Resto al Sud raccontano tutti i giorni di un Mezzogiorno che non ci sta, mentre negli ultimi mesi sono usciti libri decisivi che documentano punto per punto il saccheggio operato dal Nord ai danni del Sud, assecondato dalla classe dirigente del Paese. Libri che vanno letti e divulgati perché, purtroppo, non si può demistificare la sistematica disinformazione settentrionalista ed antimeridionale a colpi di tweet: occorrono analisi approfondite, dati e numeri. Come quelli che si trovano in Zero al Sud di Marco Esposito, o in Italos di Marco Ascione o nell’ultimo saggio di Pino Aprile, L’Italia è finita.

Qualcosa si muove, in un momento delicato per la vita e per la stessa idea dell’Italia come nazione unitaria. Il processo federalista avviato con la riforma del titolo V della Costituzione con la spinta imposta dal Veneto e dalla Lombardia sta per approdare a quella che è stata definita  “secessione dei ricchi”: maggiori poteri alle regioni settentrionali, finanziate con i proventi del gettito fiscale prodotto in quelle stesse regioni, e tanti saluti alla coesione nazionale.

La petizione promossa da Gianfranco Viesti, Pino Aprile e Marco Esposito per dire no a questa ingiustizia, non ha raccolto soltanto 15.000 firme (se non l’avete ancora fatto, sottoscrivetela cliccando qui). Sta contribuendo alla nascita di una nuova coscienza meridionale. Il Sud sta aprendo gli occhi. E il percorso di sensibilizzazione avviato dalla petizione si arricchisce di un ulteriore, importante strumento di conoscenza e di informazione.

Gianfranco Viesti ha pubblicato per Editori Laterza di Bari (sia lode all’uno e agli altri) un ebook militante che può essere scaricato gratuitamente a questo link (è necessario registrarsi al sito di Laterza, operazione che può essere svolta in un paio di minuti). Dal libro non deriverà nessun provento per l’Autore, che sollecita ad impegnarsi per la sua massima diffusione.

Il libro è per il momento solo digitale, data la sua natura di instant book: la materia è soggetta a repentini cambiamenti, sicché alcuni capitoli potrebbero essere aggiornati.

Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale, questo il titolo del volume, si segnala per la sua completezza. Ancorché complessa, la materia del decentramento e del federalismo viene trattata con un apprezzabile approccio divulgativo, che la rende comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

Confrontandoli con altre esperienze europee e internazionali, Viesti chiarisce che il decentramento e il federalismo non sono di per sé positivi o negativi. Se da un lato “il decentramento può avvicinare il governo ai cittadini, favorendo la responsabilizzazione del primo e il controllo da parte dei secondi”, dall’altro “l’azione di governo a livello statale può determinare significative economie di scala (con i connessi risparmi), specie nella fornitura dei grandi servizi pubblici” e “svolge una fondamentale azione redistributiva, grazie al suo finanziamento con la fiscalità generale.”

L’importante è capire che non si tratta “di una questione tecnico-amministrativa, ma di un processo con una grande valenza politica” che “può influenzare e modificare tanto i principi di parità dei diritti di cittadinanza degli italiani quanto il funzionamento di alcuni grandi servizi pubblici nazionali, a partire dalla scuola.”

È il caso di ricordare che la petizione e il successivo processo da essa innescato riguardano quella forma particolare di federalismo che è il cosiddetto regionalismo differenziato, in base al quale ad alcune Regioni che ne hanno fatto richiesta (Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, le prime), stipulando specifiche intese con il Governo, verrebbero assegnate funzioni aggiuntive che attualmente fanno capo allo Stato, in settori di grande importanza, come l’istruzione e l’ambiente.

Per l’Italia non è una cosa completamente nuova visto che da tempo esistono le Regioni a statuto speciale. Anche questa è una questione che, secondo Viesti meriterebbe, “un’attenta riflessione” perché “i motivi alla radice della loro istituzione sono oggi assai meno rilevanti di allora” e perché “le maggiori risorse ad esse destinate facevano riscontro ad una gamma molto più ampia di competenze attribuite; ma con la riforma costituzionale del 2001 la differenza fra le competenze delle regioni a statuto speciale e ordinario si è significativamente ridotta, mentre le disparità nelle modalità di finanziamento permangono.”

Ma veniamo al regionalismo differenziato così come si va profilando, alla luce delle intese a suo tempo sottoscritte (quando era in carica il Governo Gentiloni) e dei successivi atti prodotti dal governo giallo-verde in carica che, nel suo contratto di governo, ha espressamente dato via libera alla quella che senza mezzi termini l’economista pugliese definisce una possibile “secessione dei ricchi”.

Il fatto è che se ne parla poco, perché la disinformazione di massa che penalizza il Mezzogiorno corre anche sul filo della vaghezza, se non proprio dell’omertà, con cui si fanno circolare le notizie che riguardano gli scippi operati dal Nord a danno del Sud.

L’e-book anche per questo è prezioso, preziosissimo.

Viesti non ha dubbi: “Le iniziative delle regioni Veneto e Lombardia sono esplicitamente finalizzate ad ottenere, sotto forma di quote di gettito dei tributi che vengono trattenute, risorse pubbliche maggiori rispetto a quelle oggi spese dallo Stato a loro favore.”

È il tema del “residuo fiscale”, tradizionale cavallo di battaglia della Lega Nord, che però sta diventando un sentimento comune e diffuso nei ceti dirigenti del Nord, e non solo di quelli che di centro-destra, è “l’idea – scrive Viesti – che sia necessario disporre autonomamente della parte maggiore possibile del gettito fiscale generato nei propri territori, anche mettendo in secondo piano i principi costituzionali di eguaglianza fra tutti i cittadini italiani” nella “convinzione che sia assai più importante promuovere la competitività delle aree già più forti del paese, piuttosto che puntare ad un rilancio dell’intera economia nazionale.”

A ciò si è aggiunta “una rinnovata enfasi sul “teorema meridionale”, cioè sulla descrizione del Mezzogiorno come terra della cattiva amministrazione e dello spreco di grandi risorse pubbliche.”

Il meccanismo ha già prodotto danni gravissimi al Mezzogiorno e ai meridionali. Viesti riprende in proposito, la tesi centrale del libro Zero al Sud di Marco Esposito, che ha documentato con una impressionante dovizie di dati come l’applicazione del federalismo fiscale alle finanze locali sia stata per i comuni meridionale un’autentica beffa. È esemplare, si legge nell’ebook, “quanto è avvenuto, dal 2010 in poi, con l’applicazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale in materia di finanziamento dei Comuni: con una congerie di disposizioni normative si è mirato a trattenere nei comuni più ricchi la maggior quantità possibile di risorse, ignorando le esplicite previsioni perequative di quella legge.”

La stessa filosofia sta sorreggendo l’iter del regionalismo differenziato, che si sta avviando a compimento (fonti governative hanno annunciato che entro la metà del prossimo mese di febbraio il provvedimento sarà licenziato dal Consiglio dei Ministri), per giunta in assenza degli strumenti che dovrebbero garantire il rispetto della Costituzione e dell’eguaglianza di tutti i cittadini da questa sancita: la definizione dei fabbisogni standard e dei cosiddetti LEP (livelli essenziali di prestazione), che lo Stato dovrebbe garantire, in eguale misura, a tutti i suoi cittadini, che dovrebbe essere anteposta a qualsivoglia modifica dell’impianto istituzionale dello Stato.

Secondo Viesti, la minaccia di una secessione si profila nel particolare iter che si vorrebbe all’autonomia differenziata: “il percorso attuativo prevede che il Governo concluda un’Intesa con ciascuna delle regioni che ne hanno fatto richiesta. Tale Intesa viene poi sottoposta alle Camere. Esse non hanno possibilità di emendarla. Né hanno la possibilità di entrare nel merito dei suoi contenuti ed esprimere indirizzi. Possono approvarle, con un voto a maggioranza degli aventi diritto, o respingerle. […] Se le Intese sono approvate dal Parlamento, tutto il potere di definizione degli specifici contenuti normativi e finanziari del trasferimento di competenze e risorse è demandato a Commissioni paritetiche Stato-Regione, sottratte a qualsiasi controllo parlamentare. Non è possibile tornare indietro, per dieci anni. Queste decisioni non possono essere oggetto di referendum abrogativo.”

La conclusione cui approda l’economista barese è allarmante: “Le regioni a statuto ordinario e ad autonomia differenziata godrebbero di un potere di interdizione di qualsiasi iniziativa statale persino superiore a quello delle regioni a statuto speciale. Governo, Parlamento e cittadini italiani sarebbero privati di qualsiasi potere d’iniziativa. Una vera e propria secessione”.

L’ebook di Gianfranco Viesti è un libro da leggere (lo si fa facilmente, sono 53 pagine dense, con puntuali note che consentono di farsi un’opinione precisa di tutti i temi affrontanti) e da far leggere. Da presentare in giro, da sottoporre alla riflessione dei meridionali, ma anche dei settentrionali, perché probabilmente non tutti quelli che abitano al Nord hanno chiara la posta che è in gioco: l’unità e la coesione nazionale. Il futuro dell’Italia. 

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

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