Trivelle: è giunto il momento di dire basta per sempre (di Michele Eugenio Di Carlo)

Un articolo de L’Espresso ha rilanciato il tema delle prospezioni petrolifere nell’Adriatico. La sollecite e ferme prese di posizione del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e del sottosegretario al Mise Davide Crippa (M5s), che hanno annunciato l’avvio dell’iter di rigetto per le autorizzazioni già concesse, lascia sperare che su questa esecrabile pagina delle politiche ambientali ed economiche nazionali si stia per scrivere, una volta per tutte, la parola fine. Ma la prudenza non è mai troppa. Michele Eugenio Di Carlo, intellettuale meridionalista, agronomo e cultore di storia locale, dice la sua sulle polemiche di queste ore, ricostruendo l’intera vicenda e le ragioni per cui alla ipotesi delle prospezioni geosismiche nell’Adriatico bisogna dire no. Senza se e senza ma. Il suo articolo, bello, dettagliato coraggioso, è anche un invito a rilanciare la discussione e la riflessione sulla necessità di un modello di sviluppo sostenibile per l’Adriatico. Leggete, commentate, dite la vostra. (g.i.)

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Si ricomincia a parlare di ispezioni sismiche del nostro mare finalizzate all’installazione di pozzi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.

Chi nel passato si è battuto contro queste ispezioni sismiche – e la speranza è che tra questi si possa ancora annoverare chi che nel frattempo si è seduto nei banchi del Governo – continua a sottolineare che non sono stati presi in considerazione elementi fondamentali quali la posizione geografica, la bellezza della costa adriatica, le conseguenze sociali ed economiche a lungo termine, la qualità scarsa del petrolio presente, la possibilità di probabili forti impatti ambientali quali subsidenza, scoppi di pozzi, dispersione nel mare di rifiuti speciali, anche tossivi.  Come già ampiamente documentato da autorevoli studi scientifici il petrolio dell’Adriatico non è di buona qualità.

I rilevamenti geosismici si basano su fenomeni di riflessione e di rifrazione delle onde elastiche generate da una sorgente artificiale. Per questo tipo di rilevamenti sono necessari tre elementi principali: una nave, dotata di tutte le apparecchiature necessarie per il rilevamento e l’analisi dei dati raccolti; gli idrofoni per la ricezione delle onde sonore propagate nell’acqua da una sorgente che spesso è basata su una tecnologia (air gun) che utilizza l’aria compressa con produzione di esplosioni mediante micidiali bolle d’aria che si propagano nell’acqua secondo precise leggi fisiche.
L’onda prodotta, propagata e riflessa dall’acqua, è monitorata dagli idrofoni, trasmessa, misurata e registrata da particolari dispositivi a bordo della nave che informano sulla costituzione e sulla natura degli strati rocciosi.

Gli effetti devastanti sulla vita della fauna acquatica si manifestano con mortalità elevate nelle immediate adiacenze degli spari e, comunque, con danni permanenti a vari apparati degli animali colpiti con conseguenze facilmente immaginabili sulla vita di relazione e sulla capacità di sopravvivenza in un sistema ampiamente competitivo come quello acquatico. Le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe e invertebrati. In particolare, si riscontrano cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunitario, allontanamento dall’habitat, perdita dell’udito temporanea o permanente, morte o danneggiamento delle larve di pesci ed invertebrati.

Vasta la letteratura scientifica che addebita ai dispositivi “airgun” lo spiaggiamento in tutto il mondo di tartarughe, balene, delfini, rendendo chiara l’idea di un mondo aggredito da scelte, progetti, comportamenti non ulteriormente sostenibili.

I danni all’ecosistema, durante lo scavo del pozzo esplorativo, sono accertati da una vasta letteratura scientifica. L’«Enviromental Protection Agency» (EPA) ha rilevato nei fluidi perforanti a base di acqua anche la presenza di metalli quali mercurio, arsenico, vanadio, piombo, zinco, alluminio, cromo, oltre a arsenico, benzene, toluene, xylene. Peraltro, la trivellazione del sottosuolo comporta spesso quale sostanza di risulta acqua miscelata a sostanze oleose con concentrazioni rilevanti di rame, cadmio,cromo, rame, nickel, piombo, zinco, berillio, ferro, bario, nonché isotopi 226 e 228 del radon, gas comunemente riconosciuto come radioattivo.

Oltre agli aspetti etici, ambientali e naturalistici, intesi come necessità e responsabilità di conservare le migliori condizioni per favorire la biodiversità, non sono considerate le esigenze economiche dell’attività di pesca che si svolge lungo tutto l’Adriatico e che per vari altri fattori, legati a problemi di inquinamento del mare e a eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, soffre già di una crisi forte e prolungata nel tempo che rischia di lasciare a casa migliaia di lavoratori.

Le aree protette e di particolare pregio ambientale, naturalistico, paesaggistico, storico, culturale che sono state istituite e riconosciute lungo la costa interessata dall’area a nord di Rimini fino a Santa Maria di Leuca sono le seguenti da nord a sud:

  • Parco nazionale: Gargano;
  • Parchi regionali (aree terrestri, fluviali, lacustri e da tratti di mare prospicienti la costa, che individuano gli assetti naturalistici dei luoghi, i valori paesaggistici e artistici, le tradizioni culturali delle popolazioni locali): Delta del Po, Conero, Fiume Ofanto, Dune costiere da Torre Canne a Torre S. Leonardo, Salina di Punta della Contessa, Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase;
  • Riserve naturali statali (aree terrestri, fluviali, lacustri o marine contenenti almeno una specie faunistica o floristica naturalisticamente rilevante, nell’ambito di ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche): Dune e isole della sacca di Gorino, Po di Volano, destra foce fiume Reno, duna costiera porto Corsini, pineta di Ravenna, duna costiera ravennate e foce torrente Bevano, salina di Cervia, pineta di Santa Filomena, Lago di Lesina, Isola Varano, Ischitella e Carpino, salina di Margherita di Savoia, Torre Guaceto, San Cataldo, Le Cesine;
  • Riserve naturali regionali: calanchi di Atri, lecceta di Torino di Sangro, punta Aderci, salina punta della Contessa, Bosco Cerano;
  • Aree marine protette (tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente vietate): Torre del Cerrano, Isole Tremiti, Torre Guaceto.

Sono inoltre centinaia i monumenti naturali, i parchi suburbani, i parchi provinciali, le oasi di associazioni ambientaliste (WWF, Pro Natura, LIPU) riconosciute come aree naturali protette, e innumerevoli i siti appartenenti alla «Rete Natura 2000», considerati di grande valore in quanto habitat naturali dagli eccezionali esemplari di fauna e flora, istituiti nel quadro della “direttiva habitat”, al fine di preservare specie ed habitat per proteggere la biodiversità nell’ambito del territorio dell’Unione europea, tenendo in conto gli aspetti economici, sociali e culturali locali e regionali nel quadro di uno sviluppo sostenibile.

Il mare Adriatico deve essere difeso dall’attività estrattiva del petrolio, come deve essere tutelata la sua immagine di territorio che vuole avviarsi verso uno sviluppo sempre più sostenibile.

Michele Eugenio Di Carlo

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Autore: Michele Eugenio Di Carlo

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