Autonomia differenziata, la frenata di Nugnes (M5S), l’affondo di Viesti

Nonostante la furbata sancita nelle preintese a suo tempo sottoscritte con il governo Gentiloni, che prevedono un percorso parlamentare facilitato per l’autonomia regionale differenziata, la discussione sulla secessione dei ricchi a Montecitorio e a Palazzo Madama non sarà una passeggiata per quanti speravano nel colpo di mano.

Lo si è capito ascoltando la puntata che ieri sera Zapping, la trasmissione serale di approfondimento di RadioUno condotta da Giancarlo Loquenzi, ha dedicato al tema delle autonomie regionali differenziate.

La Sen. Paola Nugnes (M5S) ha fatto chiaramente intendere che in seno alle forze che sostengono il governo non  c’è unanimità sul progetto : “Abbiamo dubbi su questa proposta di autonomia, siamo per le autonomie ma secondo il dettato costituzionale, nel quadro previsto dalla legge Calderoli del 2001. L’art.5 prevedeva il rafforzamento delle autonomie per favorire i territori svantaggiati, per creare quella uniformità territoriale che l’Italia non ha mai avuto. Invece sta accadendo il contrario, e per giunta c’è la richiesta di trattenere il residuo fiscale, che in qualche caso è stato valutato anche attorno al 90%, che determinerebbe una disparità di trattamento nella possibilità di accedere ai servizi, sulla base della residenza, e questo non collima con l’idea costituzionale di equità.”

“Per fare un’autonomia rispettosa dei valori costituzionali – ha detto ancora la senatrice pentastellata -, dobbiamo valutare l’assieme degli articoli del titolo V in cui se ne parla, dal 116 al 120, nei quali viene espressamente prevista l’obbligatorietà dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) e il fondo di perequazione al 100%.

Rileggendo le relazioni delle commissioni che sono state preposte a questa questione, si capisce che c’è stata molta difficoltà a determinare i LEP e che c’è stata ancora più confusione per quanto riguarda il fondo di perequazione che anziché al 100%, come previsto dalla Costituzione, è stato ridotto al 48%.”

La sen. Nugnes ha fatto intendere quella che potrebbe essere la posizione che nelle aule parlamentari verrà assunta dai “portavoce” del M5S che non condividono il progetto leghista: “L’autonomia è subordinata alla preventiva determinazione dei LEP. Tutto questo non è stato fatto in questi 18 anni. Livelli essenziali di prestazione significa che per ogni materia dev’esserci un livello minimo di erogazione delle prestazioni pubbliche uguale per tutti. Ad oggi non abbiamo potuto renderci conto se ciò è previsto nell’accordo tra governo e regioni perché le bozze sono riservate.”

Critica la senatrice anche sull’iter parlamentare previsto: “Da quanto si legge nel preaccordo stipulato con il governo Gentiloni, non è permessa una partecipazione emendativa del Parlamento. Se vogliamo rispettare la Costituzione dobbiamo rispettare quanto in essa è scritto: non siamo uno stato federale ma uno stato unitario regionale. Se vogliamo fissare l’autonomia dobbiamo fissare preventivamente i LEP e garantire la perequazione al 100 per 100 e non al 48% com’è accaduto fino ad oggi, come detta la Costituzione, non lo dico io ma la Costituzione. Con il meccanismo della spesa storica, al Sud è toccato fino ad oggi zero, e crediamo che il Mezzogiorno debba essere risarcito. Noi siamo per l’autonomia, ma secondo costituzione e secondo legge.”

Critiche al progetto sono state espresse anche da Gianfranco Viesti, economista barese promotore della petizione per dire no alla secessione dei ricchi, che in questi giorni ha superato le 20.000 sottoscrizioni e che ha avuto il merito di aver sollevato la questione, portandola alla luce del sole: “Questo processo coinvolge tutte le politiche pubbliche del paese che vengono spezzettate e regionalizzate. Parliamo della caduta delle politiche nazionali all’interno del paese su temi nevralgici come la salute e la scuola. La seconda considerazione è di natura finanziaria, ci saranno italiani di serie A quelli che vivono nelle regioni più ricche e italiani di serie B che si troveranno ad avere servizi di minore qualità. Infine ci troviamo davanti ad una riforma grandissima ma che nessuno conosce perché le carte restano segrete, senza che ci sia stata una riflessione e una discussione complessiva nel Paese.”

La polemica riguarda anche l’iter previsto dalle pre-intese. Il parlamentare potrà approvare o meno la riforma, senza avere la possibilità di introdurvi modifiche. Un errore secondo Viesti che ricorda: “la potestà legislativa è del Parlamento. La Costituzione consente ai governatori di chiedere, chi dà è il Parlamento che però dev’essere messo nelle condizioni di decidere conoscendo le carte. Infine, non è vero che il processo è indolore dal punto di vista finanziario, le risorse saranno calcolare in base ai fabbisogni standard determinati sulla base del gettito fiscale, il che significa che se è una Regione è più ricca avrà più risorse pubbliche, non lo dico io, lo si legge nella preintesa.”

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Autore: Geppe Inserra

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