Gli alberi che Foggia e Capitanata si meritano (di Franco Antonucci)

Quello che state per leggere, più che un articolo, è un ipertesto. Franco Antonucci, ingegnere ed umanista che a Foggia ha lavorato, prima come ingegnere all’Ufficio Tecnico Comunale, quindi come Ingegnere Capo del Consorzio Asi, vive da tempo a Pescara. La decisione della civica amministrazione del capoluogo abruzzese di rifare il verde cittadino, impiantarvi migliaia di nuovi alberi, offre ad Antonucci lo spunto per riflettere sulla deficitaria situazione del verde urbano a Foggia e in Capitanata. I due post scriptum arricchiscono le riflessioni di Antonucci con reminiscenze che derivano anche dalla positiva esperienza politico-amministrazione di Franco, allorché guidò la quinta circoscrizione Mazzini (che comprende diversi rioni oggi decisamente centrali, ma che allora erano quasi periferici) in una indimenticabile stagione del decentramento e della partecipazione a Foggia, che produsse anche tanta democrazia e tanta cultura.

Per come lo conosco, Antonucci non è uno che s’arrende alla nostalgia. La sua rievocazione “dei tempi andati” è finalizzata ad offrire spunti di riflessione sull’oggi, preziosi in un contesto urbano e civile in cui la bellezza corre veramente il rischio di diventare un ricordo.

Leggete, riflettete, dite la vostra (g.i.)

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A Pescara hanno deciso di recente un intervento eccezionale di 3000 Alberi (non definitivo), per avviare un progetto di AzzeroCO2. (Gli Alberi con le loro emissioni di Ossigeno contrastano a scala estesa le emissioni di CO2). Cosa analoga avevo lanciato qualche anno fa, come Direttore del Consorzio ASI di Foggia, quando proponevo di perseguire in Agglomerato ASI di Incoronata, la più grande Area industriale di Capitanata (circa 600 ha), un bilancio zero di produzione del CO2, anche in ragione della stretta vicinanza con la città di Foggia. Successivamente ho ipotizzato analoghi progetti CO2 per la stessa città di Foggia (inquinamento automobili e più). Ma anche in ragione di un contenimento degli effetti torridi delle stagioni estive foggiane. Quindi di protezione della città dai suoi costanti venti, fastidiosi in tutte le stagioni. Vento freddo in inverno, con aumento delle temperature avvertite rispetto a quelle reali. Vento caldo di estate, con effetto inverso di soffocamento. Gli alberi sono in ogni caso assolutamente necessari alla tormentata città di Foggia. Che non possiede aree umide, mare, laghi, fiumi. Cinture verdi delle Orbitali e simili. Aree Verdi in generale e in particolare, non trattate come Aree alberate rade, ma dense. Costituzione di nuove continuità verdi, all’interno e all’esterno semi-periferico della città (contro le Aree verdi a francobollo), eccetera. Tutte parole inutili?
PS. Post scriptum. Una volta una grande folla di ragazzi foggiani si incontravano ai famosi e dimenticati “Giardinetti” di piazza Italia, allora popolata da una parallela e vera foresta di alberi (Pini). (Oggi i nuovi spazi di raccolta dei ragazzi foggiani sono via Arpi e piazza della Cattedrale). Mille ragazzi per mille alberi, o viceversa.
Alcune foto del tempo evidenziano, infatti, il grande quadrato di piazza Italia fitto fitto di alberi, che celavano totalmente la conformazione a terra della stessa piazza. Poi, forse anche per effetto dell’età e salute degli alberi di piazza Italia, si è deciso di fare tabula rasa e sostituire il tutto con un bellissimo disegno di pavimentazione (pregevole per la verità), però diradando al minimo la consistenza arborea, che oggi sembra, addirittura, un fatto complementare e assolutamente secondario (anzi spennacchiato).
Sembra che si voglia dare valore prevalente al disegno a raso, mal sopportando, addirittura, la presenza di pochi e sparuti alberi. Del resto è una moda in atto dappertutto in Italia ed altrove, quella di privilegiare il disegno a terra, con l’illusione di riconnettere in questo modo i tracciati invisibili delle scale urbane maggiori, e mettendo in secondo piano gli alberi o il Verde in genere.
Credo che a Foggia questo atteggiamento non sia giusto e debba essere rivisto. Foggia è una città che ha bisogno di riportare gli alberi in primo piano, anche contraddicendo quei modelli globalizzanti degli spazi pubblici verdi, ovunque omologati ed imperanti. Mi piace riportare, a debito proposito, il commento di Michele Eugenio Di Carlo, in seguito al mio precedente post sugli alberi per Foggia : “Parole inascoltate, caro Eustacchio, come in futuro quelle dello scienziato garganico Michelangelo Manicone due secoli prima. Manicone spiegava bene i motivi per cui Giuseppe Maria Galanti di Santa Croce di Morcone parlava della nostra pianura come di un deserto inspiegabilmente al centro del Mediterraneo”.
Eustacchiofranco Antonucci
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Post-post scriptum. “Gli alberi di Foggia”. Andando un po’ ad alcuni miei ricordi semi-lontani, mi piacerebbe raccontare, in breve, un mia speciale circostanza di vita, quando, agli inizi anni ‘80, sono diventato uno dei primi Presidenti delle appena nate Circoscrizioni cittadine. Che entusiasmo allora per la città e per i suoi Quartieri pulsanti di vita! Sembrava che dovessimo rifondare tutto, con una gioia che oggi sembra affievolita.
Io ho avuto l’onore di essere il primo Presidente della più grande e popolosa V Circoscrizione Mazzini, quando le prime Circoscrizioni non erano le attuali sezioni delegate per certificazioni o giù di lì. Esaminavamo le questioni interne delle singole parti di città, scendendo in dettagli che oggi potrebbero apparire irrilevanti, e che, invece, rappresentavano, e ancora rappresentano, il tessuto fine della città. Soprattutto “proponevamo” al Comune cose anche fantastiche, con la passione di allora, che, forse oggi è solo un po’ sbiadita, ma brucia ancora e sempre sotto il focolare cittadino.
Io non mi son fatto tanto pregare e mi sono lanciato in una serie di iniziative e proposte nei confronti del Comune centrale, delle quali molte hanno avuto anche successo. Tra tutte ricordo il Concorso internazionale di idee, (in effetti bandito ed espletato, ma poi, come al solito, senza seguito), per una innovativa tipologia circoscrizionale, a vantaggio di Foggia, ma anche come modello esportabile ovunque, in quanto cellula nuova per la rinascita della città di Foggia e delle città in generale.
Ha vinto un Architetto inglese con la proposta “La città sulla Circoscrizione”. Poi il Concorso per il Logo di Quartiere, eccetera… Ma è stato, poi, anche un momento di azione improvvisata (vissuta) sul territorio reale, percorso concretamente lento pede.
Per esempio, ho ottenuto una cortese e preziosa disponibilità del Vivaio comunale (allora esuberante), che mi ha aiutato, poco per volta, a popolare di nuovi alberi alcune principali strade della Circoscrizione. Via Silvio Pellico e limitrofe, e sopratutto la sottolineatura e definizione arborea delle grandi fasce laterali Verdi alla Via Benedetto Croce con la loro continuazione su Via Gaetano Salvemini.
Si voleva mettere in evidenza una particolare tipologia di sezione stradale molto (moltissimo) adatta alla città di Foggia : una doppia via a sedi stradali separate, vieppiù arricchita da un lato da una grande e larga fascia verde alberata (molto di più di un verde alberato di solo arredo stradale) e dall’altra definita da un largo marciapiede pedonale, aperto a ulteriori definizioni.
Una tipologia che potrebbe essere ripetuta ovunque, soprattutto nelle nuove riqualificazioni ed eventuali ampliamenti urbani compatibili, arricchendola di nuovo sapore urbano. Scusate se a volte i ricordi spingono sulle pareti del cervello, e pretendono di uscire. Eustacchiofranco Antonucci
[La foto che illustra l’articolo è tratta dal sito di Alberto Mangano, che a Piazza Italia dedica un’ampia pagina, con una bella galleria fotografica]
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Autore: Franco Eustacchio Antonucci

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