Don Tonino Intiso: “Il sacerdote, miracolo e mistero”

Mercoledì 3 aprile prossimo, don Tonino Intiso compirà 50 anni di sacerdozio. Lettere Meridiane preparerà e seguirà l’evento con una serie di articoli e testimonianze. Eccovi oggi l’intensa lettera che il sacerdote scrisse ai suoi genitori, qualche mese prima della sua ordinazione, dal seminario di Verona, dove studiava. È un’approfondita (e attuale) riflessione sul senso del sacerdozio e sul significato della missione che egli è chiamato a svolgere.

Lo scritto venne pubblicato ad aprile del 1969 sul settimanale dei cattolici di Capitanata, Voce Nuova. Potete scaricarlo nella versione originale, in pdf, cliccando qui.

Potete trovare tutti gli aggiornamenti sulle iniziative in programma per l’anniversario in questa pagina facebook.

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LETTERA APERTA D’UN CHIERICO Al GENITORI

Il Sacerdote: miracolo e mistero!

Carissimi genitori, ho appena terminato gli esami della sessione di febbraio.
Ogni esame superato per me è motivo di grande gioia, non tanto per l’esito positivo, quanto per il fatto che esso rappresenta un passo in avanti verso la misteriosa, meravigliosa e grande meta alla quale Dio mi ha chiamato: il Sacerdozio!
Quel punto luminoso verso cui mi sono incamminato solo fidandomi di Dio, man mano che i chilometri (gli esami) vengono percorsi diventa sempre più distinto e chiaro.
Cosa mi attende all’arrivo?
Non è facile dirlo, perché, non è facile definire il Sacerdozio : credo che il linguaggio umano a riguardo non possieda che due parole per esprimersi: miracolo e mistero!
Guardo spesso, mamma, queste mani che tu hai formato, che tante volte hai stretto; queste mani che ora nervosamente battono questi tasti per scriverti, che non sempre hanno compiuto ciò che dovevano… e penso che saranno. le mani di Dio! Sì, queste mani si alzeranno per benedire in nome di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, si alzeranno per assolvere i peccati degli uomini, per ridare loro la pace perduta nell’inimicizia con Dio;, queste mani saranno la culla in cui Cristo tornerà a nascere ogni giorno sulla terra per ridare agli uomini di buona volontà la speranza del Cielo; queste mani alzeranno Cristo Ostia perché gli uomini lo adorino e riconoscano la loro condizione di creature elevate alla dignità di figli di Dio!
Queste mani tu quel giorno le bacerai piangendo e nel loro tremare sentirai il fremito del mistero e dei miracolo: operanti in esse e sarai felice della tua parte di cooperazione.
Non solo le mani, ma tutto il mio essere sarà mutato in quello di Cristo e con verità potrò dire:
«Io ti assolvo…»
«Questo è il mio Corpo…»
«Questo è il mio Sangue…».
Nessuno, mamma, più di te potrà cogliere il miracolo di questa trasformazione!
Tutto questo avviene, però, senza nulla mutare del mio essere umano ed in questo consiste la parte di mistero che vi è nel Sacerdote.
Sento e sentirò di essere un uomo con tutto il peso della mia carne, con la possibilità di peccare come tutti gli altri, con il desiderio bruciante della paternità umana pensando ai miei figli che dal nulla gridano la loro fame di essere e tu, papà, più di ogni altro conosci questa aspirazione!
Questa umanità, che se non sentissi non sarei sicuro di aver risposto liberamente alla chiamata di Dio, nulla toglie al valore ed alla validità delle azioni di Dio che opererà per mio mezzo. Mistero!…
Quanta fede, mamma, deve avere il Sacerdote per credere a ciò che in lui è avvenuto e quanta purezza per operare il meno indegnamente possibile in nome di Colui che lo ha prediletto!
Quanta disponibilità, papà: il dono più grande di Dio non è destinato a lui, ma sta nell’ essere mediatore tra gli uomini e Dio, nelle cose a Lui riguardanti!
Essere un altro Cristo è una dignità che mi rende immensamente felice ma che nello stesso tempo mi rende trepidante perché comporta l’onere di una risposta completa e definitiva nella corrispondenza incondizionata a quanto Dio mi chiederà.
No, vostro figlio non sente né di essere un mezzo uomo, né di essere uh eroe: ho rinunziato a ben poco al confronto di ciò che Dio mi concederà, ma solo di essere un fortunato, l’oggetto di una particolare predilezione da parte di Dio e… senza mio merito.
Quanto fin qui vi ho scritto non esprime che minimamente e incompiutamente quello che c’è nella mia anima e che la fa sussultare di gioia: quella gioia che non è e non deve essere solo mia, ma anche vostra: senza di voi non potrei ora provarla.
I giorni difficili del buio non mancheranno, come non mancano nella vita di ogni uomo, ma allora essi saranno illuminati dalla luce gioiosa di questi!
Insieme nella preghiera e nel ricordo affettuoso procediamo verso il miracolo ed il mistero con fede in Colui che si è reso garante ed in maniera tale che la gioia di allora sia piena e consapevole.
Con l’assicurazione della mia preghiera a Dio di concederci di vedere e vivere insieme quel giorno, vi abbraccio affettuosamente.
Vostro aff.mo figlio
Tonino

 

 

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Autore: Geppe Inserra

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