La brutta Foggia che ha smarrito la solidarietà

C’era un tempo in cui la chiusura di un’azienda faceva scattare sentimenti profondi di solidarietà nella comunità, che si stringeva a attorno a quanti si trovavano senza lavoro.

Perdere il lavoro non impoverisce soltanto chi ne è colpito, ma tutta la società. Essere solidali fa parte dunque del senso comune, prima ancora che di quello etico.

Ma a Foggia non funziona così. La città sembra star perdendo anche questi valori di base.

Qualche giorno fa, ha scritto a Lettere Meridiane Lucia, (ormai ex) dipendente di Unieuro. Qualche giorno prima di chiudere i battenti, i dipendenti avevano pubblicato sulla pagina fb dello store un post per accomiatarsi dalla clientela, dando prova di quella professionalità e di quella cortesia che ne hanno contraddistinto in questi anni l’operato: “Informiamo la gentile clientela che sabato 23 febbraio 2019 (dopo ben 14 anni) sarà l’ultimo giorno di apertura al pubblico. Lo staff Unieuro Foggia approfitta dell’occasione per ringraziare chi ha creduto in noi che, credeteci, ce l’abbiamo messa davvero tutta. Buona Vita a tutti!”

Va detto che la pagina social di Unieuro era in se stessa un bell’esempio di comunicazione, non rivolto esclusivamente alla promozione commerciale dei prodotti in vendita. C’era una particolare attenzione verso il cliente, ma anche verso la città.

Ma torniamo alla mail di Lucia, che trae lo spunto proprio dal saluto che i dipendenti hanno pubblicato sulla pagina.

“Tale messaggio – scrive  – è stato strumentalizzato dai nostri concittadini per buttare fango su di noi ed elargire cattiveria gratuita. Non scrivo questo per cercare il colpevole o per condannare l’azienda che personalmente mi ha permesso di costruire tutto quello che ho costruito. Non smetterò mai di ringraziarla per questo. Scrivo per denunciare tutto il dolore provocato dai commenti negativi … dolore che si aggiunge ad altro dolore… dolore perché finisce un’avventura durata quasi per 15 anni… dolore per la perdita dei colleghi che prenderanno strade diverse…dolore per tutto! In questa epoca dove l’individualismo fa da padrone mi spaventa crescere mio figlio… come farò ad insegnargli un valore come la solidarietà se sarà circondato da gente cresciuta con tanta cattiveria? I bambini di oggi saranno uomini e donne di domani… mi spaventa… tutto ciò mi spaventa!”

La chiusura di Unieuro avrebbe dovuto addolorare due volte la città. La prima per la perdita dei posti di lavoro, la seconda per il fallimento del tentativo di recuperare un pezzo importante (e degradato) del centro cittadino, qual è l’area dell’ex mercato Ginnetto, che una volta rappresentava un autentico polmone produttivo ma che soprattutto dopo la realizzazione del parcheggio è diventato terra di nessuno. Si sperava che l’insediamento del centro commerciale ne propiziasse il rilancio, ma purtroppo non è andata così. 

Qualche mese fa, Lucia aveva scritto a Lettere Meridiane un’altra mail, lamentando la scarsa attenzione delle istituzioni, e chissà che non sia stata anche questa ad innescare la crisi che ha costretto alla chiusura Unieuro.

“Il nostro store da due anni – aveva scritto Lucia – è stato trasferito al Ginnetto con l’idea di rilanciare il centro dal punto di vista commerciale. Purtroppo è cominciata una campagna denigratoria sulla sporciziae il degrado che circonda il nostro negozio, come se fossimo noi i responsabili di bottiglie di vetro rotte, piccioni morti, cartoni improvvisati a giacigli, scene di sesso in pieno giorno… Questi servizi giornalistici stanno danneggiando la nostra immagine in maniera ingiusta… Vorrei ricordare che le stesse istituzioni che ci hanno collocato in questa location dovrebbero darci una mano…”

A pochi metri dall’ex Ginnetto l’amministrazione comunale ha dato vita ad una bella operazione di recupero urbano con la ristrutturazione di via Lanza, ma sarebbe il caso dedicare attenzione anche ai tanti luoghi del centro cittadino che stanno diventando fantasma: l’ex Ginnetto racconta più o meno la stessa storia di degrado e di abbandono di un altro luogo simbolico e centralissimo della città, come Piazza Mercato.

L’autrice della lettera è una donna coraggiosa. Lettere Meridiane ne ha già parlato in passato, raccontando la bella storia della iniziativa che Lucia ha portato avanti, avviando con il supporto di un’altra donna coraggiosa una impresa tutta femminile.

Il suo accorato grido d’allarme non va sottovalutato. Una città che rinuncia alla solidarietà e una città senza speranza, senza futuro.

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

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