Quando il Foggia si fece soffiare Alessandro Diamanti

La superprestazione che lo ha visto protagonista ieri sera (gol ed assist del 2-0 che ha consentito al Livorno di battere il Benevento, interrompendo una striscia positiva che durava da dieci giornate) ha spento il sorriso ai tifosi del Foggia, permettendo alla squadra toscana di raggiungere i Satanelli al 14° posto della serie cadetta.

Pochi, anzi pochissimi, sanno però che c’è stato un momento in cui Alessandro Diamanti è stato vicinissimo al Foggia, che avrebbe potuto ingaggiarlo per un nonnulla. Ma, purtroppo, l’allora direttore sportivo del sodalizio rossonero non si avvide dell’enorme opportunità che gli si prospettava.

Riferendo quanto ho appreso da fonti confidenziali, eviterò di fare nomi e date. Però la storia è questa.

Siamo negli anni in cui Diamanti era ancora un giovane talentuoso calciatore che militava nella squadra della sua cittadina natale, il Prato. Di lui si cominciava a dire già un gran bene, ma il Prato sembrava non nutrire eccessiva fiducia in quel ragazzo dai piedi buoni e dalla testa un po’ matta. Prestiti continui, rapporti turbolenti che avevano indotto il giovane calciatore a voler cambiar aria. 

Il Foggia era ancora l’U.S.Foggia, e veleggiava nelle zone medio basse della classifica di serie C, preoccupando i suoi tifosi che sognavano la promozione.

Si era alla vigilia dell’apertura del mercato di riparazione, quando un noto giornalista sportivo foggiano, nonché tifoso dei Satanelli, incontrò a Foggia, un dirigente sportivo anche lui foggiano, ma da tempo emigrato al Nord, dove però non aveva mai smesso di amare il Foggia.

Il discorso cadde sull’inevitabile tema: “che si dice d’u Fogge?”, e il giornalista dette il suo parere sul delicato momento che la squadra stava vivendo: occorrevano opportuni innesti sul mercato autunnale, che potessero irrobustire il tasso tecnico dei Satanelli.

“Forse ho qualcuno che fa al caso vostro”, disse allora il dirigente, facendo il nome di un giovane molto promettente, sul cui futuro avrebbe scommesso ad occhi chiusi: Alessandro Diamanti.

Il giornalista si mise in contatto con un dirigente del sodalizio rossonero, che manifestò interesse a quella segnalazione. Venne contattato il procuratore del giovane calciatore, e venne perfino fissato il prezzo del cartellino: 100.000 euro.

Il dirigente coinvolse nella trattativa l’allora direttore sportivo, che però rispose picche, e non se ne fece più niente. Sfumò così quello che avrebbe potuto essere l’affare del secolo per il Foggia.

Qualche anno dopo Alessandro Diamanti sarebbe diventato vicecampione d’Europa con la Nazionale, disputando in maglia azzurra 17 partite e segnando un gol.

Chissà che sarebbe accaduto se quel direttore sportivo avesse dato retta a quanti gli suggerivano l’acquisto di Diamanti.

Sicuramente, nel guidare il suo Livorno all’impresa di ieri sera, il sempre verde fantasista avrebbe pensato con un pizzico di nostalgia al “suo” Foggia, rammaricandosi di spegnere il sorriso ai suoi tifosi di un tempo. Che l’avrebbe sicuramente eretto a loro beniamino.

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Autore: Geppe Inserra

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