Sommozzatore? Deriva dal foggiano

Intervenendo nell’appassionata discussione suscitata dall’articolo Capitanata, museo a cielo aperto, Nando Romano, scrittore ed esperto di dialettologia e glottologia, preannuncia l’imminente pubblicazione di una sua opera, la Storia linguistica ed antropologica di Foggia “in cui – afferma nel suo commento – si mostra l’importanza di beni immateriali come il dialetto e le tradizioni.”

Sono assolutamente d’accordo con la centralità della cultura immateriale nella tutela e nel recupero del Genius Loci, questione assai critica tanto per Foggia e per la Capitanata, che hanno pagato dazio, in termini di identità, proprio alla loro natura di terre di frontiera per eccellenza, favorita da una posizione geografica strategica.

L’essere frontiera procura certe volte guai seri, come l’essere teatro di guerre cruente, ma anche diventare un punto d’incontro di genti e di culture, che per quanto ci riguarda si ritrovano spesso nel dialetto.

Romano offre ad amici e lettori di Lettere Meridiane alcune deliziose chicche sull’opera che sta per pubblicare, mostrando come il dialetto foggiano porti dentro se stesso i segni di una storia antica e rigogliosa, che derivano proprio dalla natura di crocevia d’Italia e d’Europa di Foggia e della Capitanata, venute a contatto nel corso dei secoli con tante altre civiltà e culture: da quella normanna, a quella greca. Ecco quanto scrive Nando Romano.

Guglielmo detto da giovane il Bastardo, poi il Conquistatore, per la conquista dell’Inghilterra, aveva avuto il benestare del papa per la sua impresa, forse procurato tramite suo cugino Roberto il Guiscardo: il loro intimo legame, la loro identica cultura e lingua fece in modo che nei dialetti pugliesi e quindi di Foggia vi siano voci che trovano riscontro in inglese portate dai Normanni, ciò che mette in risalto le origini e la centralità del nostro dialetto, ma c’è molto di più: sommozzatore è una voce locale passata all’it., taglië a ccardamônë, ossia a 45 gradi, usato da tutti gli artigiani, ci viene direttamente dalla Magna Grecia, senza passare per l’it. dove cardamomo è una spezia, gr. κάρδαμον -ου, τό (kárdamon) ‘nasturzio, crescióne’, per l’evidente innervatura a 45 gr. delle foglie del nasturzio; la stessa voce catasta postula un gr. dialettale *τὰ κατάστατα (tà katástata) ‘stabilimento, collocare o porre cose’ che deve essere stato peculiare della Magna Grecia, dove la vóce è endemica, DEI.

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Autore: Geppe Inserra

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