Com’è cambiato lo Zaccheria (ma la passione resta uguale)

Com’è cambiata Foggia, com’è cambiato un suo luogo simbolico quale lo stadio Zaccheria, negli ultimi cinquant’anni.

Lo dimostra il confronto tra le due immagini che illustrano questo post. Quella di sopra è una fotografia area scattata nei primi anni Settanta, sulla zona del campo sportivo. La seconda, sotto l’articolo, è invece una elaborazione tratta da una mappa digitale di Google Earth, più o meno dalla stessa prospettiva di quella aerea.

Le immagini documentano un cambiamento profondo, radicale. Da rilevare come gli ampi spazi destinati a parcheggio siano stati progressivamente erosi, dall’allargamento delle strutture dello Zaccheria, dalla realizzazione del secondo Palazzetto e infine dalle costruzione di abitazioni per usi civili su via Guido Dorso.

Allora il piazzale non era neanche asfaltato. In fondo, parallelo a viale Ofanto, si può vedere il fabbricato che allora da botteghino.

Le alberature che circondavano gli spalti sono quasi del tutto scomparse.

Se lo stato dei luoghi che circondano lo Zaccheria è mutato, ma tutto sommato ancora rispecchia com’era una volta, la più radicali trasformazioni hanno riguardato proprio l’impianto sportivo. La foto d’epoca mostra quando le curve e le gradinate erano di tubi innocenti, punto di forza del pubblico di fede rossonera.

I tifosi più anziani ricorderanno con nostalgia quando gli attacchi dei satanelli venivano accompagnati dal fragore di ventimila tifosi che pestavano i piedi sulle travi di legno, provocando un chiasso infernale. Altro che lo Juventus Stadium, concepito dai progettisti per rendere dura la vita alle squadre ospiti. Lo Zaccheria era sicuramente più naif, ma l’effetto era lo stesso.

Poi sono venute le nuove curve, la nuova gradinata, l’illuminazione notturna e infine la nuova tribuna.

Com’è cambiato lo Zaccheria. Com’è cambiata Foggia. Di uguale, oggi come allora, c’è però l’impareggiabile cuore rossonero, la passione che ancora oggi lega la gente al Foggia, al suo Foggia.

Il tifo è il collante che cementa il passato e il presente.

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Autore: Geppe Inserra

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