La Regione silura il treno tram, ma non è detta l’ultima parola

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Chi desiderava una campagna elettorale più scoppiettante, è servito. La miccia l’ha innescata con una intervista rilasciata a Massimo Levantaci, sulle colonne della Gazzetta di Capitanata l’assessore regionale ai trasporti, Giovanni Giannini. Alla richiesta di chiarimenti sul fatto che “ nel piano di razionalizzazione dei trasporti regionali non c’è traccia del treno-tram sulla direttrice Foggia-Manfredonia, né dei 50 milioni disponibili e già stanziati con le risorse del patto per la Puglia”, l’assessore ha lapidariamente risposto: «Non credo proprio che si realizzerà più quella linea, la tecnologia individuata non è stata ancora omologata nel nostro paese mentre viene applicata in Francia. Non credo che l’omologazione arriverà in tempi brevi. Comunque troveremo il modo per rimodulare quei 50 milioni».
L’argomentazione dell’assessore Giannini è debole, già in se stessa. È vero che la tecnologia non è stata ancora omologata nel nostro Paese, ma l’omologazione arriverà, e Foggia e la Capitanata sarebbero di conseguenza le prime aree italiane servite da questa tecnologia, il che aggiunge valore al progetto. Che non sia proprio questo aspetto a “infastidire” l’assessorato regionale ai trasporti, che probabilmente non ha mai creduto fino in fondo al treno-tram, tant’è vero che il progetto era stato inizialmente escluso dai finanziamenti del Patto per la Puglia?
Cosa è stato fatto per sollecitare il Ministero ad approvare le linee guida (che pare siano pronte già da tempo) che avrebbero reso più celere l’iter dell’omologazione?
Comunque, non è detta l’ultima parola. C’è un piano B sul quale sarebbe il caso che istituzioni locali, partiti e sindacati si pronuncino chiedendo al governo regionale un confronto serio e definitivo.
Lettere Meridiane è in possesso di un documento che solleva forti perplessità sulla reale volontà politica della Regione.
Si tratta della lettera, datata solo qualche giorno fa, con cui l’ing. Carla Molinaro, direttore della quinta divisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che si occupa dei sistemi di trasporto a impianti fissi e del trasporto pubblico locale, convoca a Roma la Regione Puglia, il Comune di Manfredonia, Rete Ferroviaria Italiana e la Direzione generale per il trasporto e le infrastrutture ferroviarie dello stesso Ministero. La riunione è fissata per il 14 maggio prossimo.
Già l’oggetto è illuminante: “Regione Puglia. Piano Operativo del Fondo Sviluppo e Coesione Infrastrutture 2014-2020. Asse tematico B “Interventi nel settore ferroviario”: Penetrazione urbana nella città di Manfredonia con tecnologia tram – treno. Nuova proposta con sistema BRT (Bus Rapid Transit)- riunione del 14-5-2019”.”
Traducendo dal burocratese in italiano: il progetto del treno tram non esiste più, al suo posto c’è l’idea di sostituirlo con la tecnologia del Bus Rapid Transit che, Wikipedia definisce come “un sistema di trasporto di massa che utilizza la tecnologia degli autobus che viaggiano su corsie preferenziali apposite con lo scopo di aumentare la rapidità del trasporto su gomma tradizionale, raggiungendo prestazioni assimilabili a quelle di una metropolitana classica.”
Con riferimento all’intervento in oggetto e alla nota di questa Direzione Generale Prot. RU 2481 del 1 aprile 2019, come richiesto dalla Regione Puglia e concordato per le vie brevi, è convocata una riunione per il giorno 14 maggio 2019 al fine di esaminare congiuntamente le criticità evidenziate da RFI in relazione alla proposta della regione Puglia di dismissione parziale della linea ferroviaria Foggia – Manfredonia.”
La dismissione parziale della linea sarebbe propedeutica alla realizzazione del piano B, ovvero della linea BRT. Ma perché Giannini non ne fa cenno?
Il problema riguarda i finanziamenti. L’assessore non parla di rimodulazione del progetto, ma di rimodulazione dei finanziamenti che è ben altra cosa, lasciando intendere che la dotazione dei 50 milioni potrebbe finire ad altri interventi.
E il BRT? E quanti sono i soldi effettivamente disponibili? A sollevare la questione l’amministratore che si è maggiormente speso per il treno tram, ovvero l’ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, che è anche il delegato della Capitanata al Patto della Puglia e che Lettere Meridiane ha raggiunto telefonicamente.
Riccardi non nasconde perplessità e amarezza per le dichiarazioni dell’assessore Giannini, e rilancia la questione del finanziamenti. “Bisogna vederci chiaro. Allo stato, per il Treno Tram dovrebbero essere a disposizione 100 milioni di euro: 50 rivenienti dal Patto per la Puglia e 50 dal contratto Rfi-Governo. Ma si tratta dello stesso finanziamento, o i 50 milioni del contratto Rfi-Governo sono aggiuntivi rispetto allo stanziamento del Patto per la Puglia? “
Il rischio è di trovarsi senza neanche un euro da mettere sul piatto del treno-tram o del BRT.
Ma il 14 maggio a Roma bisognerà far quadrato per scongiurare che i territorio venga beffato per l’ennesima volta.
È appena il caso di ricordare che il progetto riguarda direttamente e pesantemente anche (e forse soprattutto) il capoluogo che avrebbe dovuto giovarsi ampiamente del treno tram, in quanto numerose strade del capoluogo avrebbero dovuto essere riconvertite quale sede dei binari dell’innovativo mezzodì trasporto.
È il BRT compatibile con quella idea iniziale, che doveva interconnettere le città della pentapoli? E che ne sarà del collegamento auspicato tra la stazione centrale di Foggia e la nuova stazione, che avrebbe dovuto essere assicurato anche con il treno tram? Forse è giunto il momento che sul treno tram di voltino le carte. Una volta per tutte.

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Autore: Geppe Inserra

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