Strade dissestate e mancanza di fondi: lo schiaffo del Giro d’Italia a Foggia e al Sud

Che tristezza, questo Giro d’Italia che lambisce Foggia, senza neanche entrare in città. La carovana preferisce la circonvallazione, dallo svincolo di Lucera a quello di San Severo, alle disastrate strade del capoluogo dauno. Non era mai successo. Così come non era mai successo che la corsa rosa snobbasse così smaccatamente il Mezzogiorno. Il traguardo di oggi, posto per la prima volta in quel di San Giovanni Rotondo, in omaggio a San Pio di Pietrelcina, è il più meridionale di questa edizione del Giro.

L’impressione è che non si tratti di una scelta puramente tecnica ed agonistica, ma della conseguenza del progressivo deterioramento strutturale ed economico del Mezzogiorno. È il prezzo che il Sud paga al suo declino: inarrestabile, sottaciuto, ignorato. Il “Garibaldi”, il baedeker della grande corsa a tappe che viene consegnato a tutti i componenti della carovana, annuncia per il finale di oggi “strade strette ed usurate” (si tratta della SP 22 da Rignano a San Marco in Lamis e della SS.272 da San Marco a San Giovanni Rotondo, che però nel frattempo sono state opportunamente asfaltate) che in questa plaga del Bel Paese non sono l’eccezione ma la regola. Figuriamoci se i girini avessero dovuto transitare per la ignobili strade del capoluogo, croce di tutti i foggiani appassionati delle due ruote, ma anche di scooteristi ed automobilisti.

Il bypass di Foggia (ma anche Lucera viene saltata dalla carovana) è la rappresentazione plastica

L’amara verità che traspare da questo Giro d’Italia che ignora il Sud, è che i comuni e le province meridionali non hanno più risorse, né per provvedere alla manutenzione della loro rete stradale né per sponsorizzare passaggi e traguardi del più evento evento ciclistico e sportivo italiano. E pensare che soltanto due anni fa, la tappa garganica aveva regalato sfavillanti immagini (quella che illustra il post) utilizzate da Eurosport come cartolina della bellezza e della suggestione della Corsa Rosa. Da questo Giro che lambisce senza attraversare giunge un monito: la bellezza non basta più ad accendere prospettive di sviluppo. Senza una seria manutenzione del territorio, senza il risanamento dei bilanci comunali, senza adeguate strategie per affrontare e risolvere una volta per tutte la questione meridionale e il divario Nord-Sud, il Mezzogiorno è destinato alla disfatta.

Geppe Inserra

 

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Autore: Geppe Inserra

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