Perché Foggia è stata esclusa dalla Via Francigena?

Foggia è fuori dalla Via Francigena. Recuperarne la presenza nel tracciato identificato dall’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) su indicazione della Regione Puglia è un’impresa quasi impossibile. Perché è una esclusione che viene da lontano ma anche perché, per strano che possa sembrare, la diretta interessata, la Città di Foggia, non ha mai chiesto di farne parte.

Il “caso” è stato aperto da SharingTv e da Lettere Meridiane che hanno raccolto la lamentazione di Michele Pesante, presidente dell’Associazione Tratturi e Transumanza, che aveva puntato il dito contro le istituzioni locali, assenti nei momenti e nei luoghi in cui la decisione è stata maturata: “Ma come si fa a tenere Foggia fuori dagli itinerari della via Francigena-Micaelica? Pazzesco! La colpa? Essenzialmente la nostra. Quando si discuteva e si decideva, gli altri erano presenti e facevano gli interessi del loro territorio, i nostri erano assenti.”

La pubblicazione dell’articolo su Lettere Meridiane ha scatenato una ridda di risposte, commenti, prese di posizione, che pubblicheremo in dettaglio nei prossimi giorni.

Nella vivace discussione sono intervenuti anche i tecnici e i burocrati della Regione Puglia che hanno curato l’istruttoria del provvedimento, Aldo Patruno e Angelofabio Attolico, che hanno naturalmente difeso le scelte regionali, sottolineando come siano il frutto di un lungo iter istituzionale, nel corso del quale non si sono mai registrati dissensi o non è mai stato espressamente richiesto l’inserimento della città di Foggia. Una tesi comprensibile ma non condivisibile, come ha obiettato il direttore di SharingTv, Mimmo Di Conza: “equivale a dire che un castello come quello di Castel del Monte potrebbe essere escluso tra i Castelli Federiciani pugliesi se il comune e la Provincia di Andria – Bat non presentano la domanda di inserimento. Non si può cancellare la storia per una mancata domanda.”

Cerchiamo dunque di ripercorrere questo iter, in modo da dare ai telespettatori di SharingTv e agli amici e lettori di Lettere Meridiane la possibilità di formarsi una corretta opinione sulla vicenda, il cui attore protagonista è in primis lAssociazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) che è il soggetto abilitato ufficialmente dal Consiglio d’Europa a promuovere i valori dei cammini e dei pellegrinaggi.

L’AEVF è un’associazione di istituzioni locali: esserci o non esserci, farne parte o meno, è una questione sostanziale (ma fino a un certo punto, come vedremo).

Ma chi fa parte dell’AEVF? Per quanto ci riguarda da vicino, la Regione Puglia, nessuna delle Province pugliesi, l’Ente Parco Nazionale del Gargano e, per quanto riguarda i Comuni, Faeto, Celle San Vito, Castelluccio Valmaggiore, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Margherita di Savoia, Ordona, Stornarella.

Va detto che la Capitanata è il territorio pugliese maggiormente rappresentato, mentre è del tutto assente la provincia di Lecce, che è invece ampiamente e diffusamente rappresentata nel tracciato della Via Francigena. Esserci è importante, ma non per tutti, si potrebbe dire. 

E qui torna la tesi sostenuta da Di Conza: è vero che Foggia avrebbe fatto bene ad aderire all’Associazione, ma nessuno si è sognato, per esempio, di escludere Santa Maria di Leuca, tappa terminale della Via Francigena in Puglia, sol perché “non ha fatto la domanda”.

Ma veniamo alla Regione Puglia. “Colpisce che questa polemica intervenga oggi, mentre il lavoro sulla Via Francigena del Sud va avanti da almeno due anni”, argomenta il Dirigente del Settore interessato, Aldo Patruno.

In realtà la storia comincia ancora da prima, da sei anni fa, quando il 1 luglio 2013 (presidente Vendola) la Giunta Regionale approva il tracciato del percorso pugliese delle “Vie Francigene” con la deliberazione n.1174.

Relatrice di quel provvedimento è l’assessore al Mediterraneo, Cultura, Turismo, Silvia Godelli, di concerto con l’assessore alla Qualità e all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente.

La delibera, importante perché finalizzata ad ottenere il riconoscimento europeo,  individua tre distinti percorsi: il primo si snoda attraverso le seguenti località: Celle San Vito – Troia – Lucera – San Severo – San Marco in Lamis – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo – Manfredonia – Barletta – Bisceglie – Molfetta – Giovinazzo – Bari – Mola – Monopoli – Torre Canne – Torre Sabina – Brindisi. Nella pubblicazione di tale tracciato, a cura del Touring Club Italiano – si legge ancora nel testo della delibera -, è individuato un altro percorso molto importante sia sotto il profilo storico-culturale che turistico: Troia – Orta Nova – Cerignola – Canosa – Andria – Corato – Ruvo – Bitonto. I due percorsi sono connessi da un tracciato Canosa – Barletta, rendendo possibile la fruizione secondo un circuito di indubbio interesse turistico.”

Foggia non c’è, nonostante le diverse integrazioni e ampliamenti individuati dal governo regionale pugliese.

La delibera n.1174 del 1 luglio 2013 segna l’inizio di un iter complesso, che coinvolge diversi attori istituzionali, e che è finalizzato, tra l’altro a “mappare”, georeferenziandole, le diverse località interessate. Molta parte di questa attività è svolta dalla Francigena Service srl, una società dell’AEVF, e da Puglia Promozione, società regionale che si occupa della promozione turistica.

Nel complesso iter si distingue per il suo attivismo istituzionale il Comune di San Giovanni Rotondo, guidato allora da un esperto di progettazione europea, come Costanzo Cascavilla. La città di Foggia è, invece, del tutto assente.

Alla fine, viene adottato il provvedimento definitivo, che è quello che sta suscitando le vivaci polemiche di questi giorni: la delibera n.633 del 4 aprile 2019, pubblicata sul BURP n.50 del 10.5.2019, che integra e modifica quella del 2013.

L’elenco dei Comuni interessati risulta ampliato, ma anche in questo caso Foggia non c’è. E così, per il capoluogo dauno, al danno si aggiunge la beffa, perché, come si legge nella narrativa della delibera, “dal 2017 AEVF riconosce alcune varianti al percorso principale integrandole nel progetto Terre della Francigena, che mira a valorizzare i territori e gli Itinerari locali limitrofi all’Itinerario europeo, che da esso si dipartono e si ricongiungono o che sviluppano anelli turistici intorno al percorso ufficiale.” Come vedremo, il provvedimento regionale utilizza ampiamente questa opportunità, ampliando l’elenco dei comuni. Ma, anche in questo caso, dimenticando Foggia, che risulta ancora una volta esclusa, sia dai tracciati ufficiali, che dalle varianti.

Ma vediamo nel dettaglio i percorsi individuati dal provvedimento regionale, che saranno poi recepiti dall’AEVF.

Il tracciato principale si snoda attraverso tre direttrici:

Via Francigena – direttrice Via Traiana:

Faeto – Celle San Vito – Castelluccio Valmaggiore (agro) – Troia – Orsara di Puglia (agro) – Castelluccio dei Sauri – Ascoli Satriano (agro) – Ordona – Orta Nova (agro) – Stornarella – Stornara – Cerignola – Canosa – Andria – Trani (agro) – Ruvo di Puglia – Terlizzi – Bitonto – Bari – Mola di Bari – Polignano a Mare – Monopoli – Fasano (agro) – Ostuni – Carovigno (agro) – Brindisi – San Pietro Vernotico (agro) – Torchiarolo – Surbo – Lecce – Lizzanello (agro) – Vernole – Melendugno (agro) – Calimera (agro) – Martano (agro) – Carpignano Salentino – Cannole – Palmariggi – Giugianello (agro) – Giurdignano – Otranto – Uggiano La Chiesa – Minervino di Lecce – Santa Cesarea Terme (fraz. Vitigliano) – Ortelle (fraz. Vignacastrisi) – Diso (fraz. Marittima) – Andrano (agro) – Tricase – Tiggiano – Corsane – Alessano (agro) – Gagliano del Capo – Castrignano del Capo (fraz. Leuca);

− Via Francigena – direttrice Via Michaelica:

Troia – Lucera – San Severo – Apricena (agro) – San Marco in Lamis – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo;

− Via Francigena – direttrice Via Litoranea:

Manfredonia – Zapponeta – Margherita di Savoia – Barletta – Trani – Bisceglie – Molfetta – Giovinazzo – Bari;

Queste sono, invece, le varianti, ovvero le Terre della Francigena previste dall’AEVF

− Via Francigena – Connessione con la Via Francigena della Basilicata

Ordona – Ascoli Satriano – Candela – Rocchetta Sant’Antonio (agro);

− Via Francigena Connessione con la Via Francigena del Molise:

Celenza Valfortore (agro) – San Marco la Catola – Volturara Appula (agro) – Motta Montecorvino – Volturino (agro) – Alberona (agro) – Biccari (agro) – Lucera;

− Via Leucadense:

Lecce – Cavallino (agro) – San Donato di Lecce – Sternatia – Zollino – Soleto – Galatina – Sogliano Cavour – Cutrofiano – Supersano (agro) – Ruffano – Specchia – Alessano – Salve (fraz. Ruggiano) – Mordano di Leuca (agro) – Patù – Castrignano del Capo;

− Via Salentina:

Taranto – San Giorgio Jonico – Carosino – Monteparano – Fragagnano – Sava – Manduria – Avetrana – Salice Salentino (agro) – Veglie (agro) – Porto Cesareo – Nardò – Galatone (agro) – Sannicola (agro) – Alezio – Matino (agro) – Taviano – Racale – Ugento – Acquarica del capo (agro) – Presicce (agro) – Salve – Morciano di Leuca – Patù – Castrignano del Capo (fraz. Leuca).

Scorrendo attentamente l’elenco viene fuori un dato inquietante: Foggia è il solo capoluogo pugliese escluso, nonostante che la sua presenza nei percorsi delle via Francigena sia attestata da una congerie di documenti storici, nonostante la sua posizione geografica che la colloca da sempre al centro di tutte le vie di comunicazione. Nell’elenco figurano Bari, Barletta, Andria, Trani, Brindisi, Taranto e Lecce, ma Foggia no.

Può anche essere che i rappresentanti istituzionali della città di Foggia non abbiano brillato per la loro presenza e per la loro partecipazione, nel momento in cui veniva definito il tracciato. Ma tenere fuori Foggia, e solo Foggia, fa a pugni con la storia, con la geografia e con la logica. E perfino con la geopolitica.

Ma è poi vero che Foggia e le sue istituzioni non hanno partecipato alla fase istruttoria? No, non è vero. Ma questo ve lo racconto domani.

Geppe Inserra

(1. continua)

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Autore: Geppe Inserra

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