Il fascino e il mistero della Madonna Velata di Foggia

È stata la puntata più gettonata di Lettere Meridiane (la trasposizione televisiva del blog che state leggendo, in onda sul canale 272 del digitale terrestre pugliese di SharingTv) quella dedicata alla Madonna dei Sette Veli, patrona di Foggia. Trasmessa la prima volta alla vigilia della festa patronale del 15 agosto, su richiesta e sollecitazione dei telespettatori è stata replicata per più di 40 volte.

Nel corso del programma, il curatore Geppe Inserra ha intervistato Renzo Infante, docente di Storia del Cristianesimo presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia e autore del libro La Madonna Velata di Foggia, pubblicato dalla Fondazione Monti Uniti, scaricabile gratuitamente cliccando qui.

Potete guardare qui sotto il filmato. Di seguito, la trascrizione testuale integrale dell’intervista.

Un cordiale saluto agli amici di SharingTv e di Lettere Meridiane da Geppe Inserra e da Renzo Infante, autore di un bel libro del quale parleremo oggi. Un libro così bello e così importante che ci ha spinto a interrompere le  vacanze estive perché si approssima la festa patronale della città di Foggia e Renzo Infante, che è docente al dipartimento di studi umanistici dell’università di Foggia dove insegna storia del cristianesimo ha scritto un libro che riguarda proprio la Madonna Patrona di Foggia. Lo vedete qui: la Madonna Velata di Foggia.

Il titolo è bellissimo perché evoca il mistero che circonda la Madonna con i suoi sette veli e soprattutto e soprattutto sottolinea un dato che spesso ai cittadini foggiani sfugge: che la nostra patrona è tra le più antiche Madonne di Puglia. Ne parleremo.

Renzo, come ti è venuto in mente di scrivere un libro sulla Madonna di Foggia? Va chiarito subito che l’approccio è un approccio rigorosamente storico e scientifico: perché ti è venuto in testa di scrivere questo libro e soprattutto dove ti ha condotto questo approccio?

Buonasera a tutti. Perché un libro sulla Madonna dei Sette Veli. Io ho conosciuto tanti anni fa don Michele Di Gioia, che è stato uno degli ultimi autori che ha scritto sulla Madonna dei Sette Veli un bellissimo libro. Però don Michele Di Gioia, nonostante sia stato uno degli dei testimoni dell’ultima e vera ricognizione della Madonna dei Sette Veli che avvenne nel 1980 ebbene don Michele Di Gioia continua in questo libro a difendere quella che è una leggenda.

Renzo, per i nostri telespettatori, vuoi chiarire che cosa significa ricognizione?

Allora, la Madonna dei Sette Veli di Foggia viene venerata coperta da veli. Non sono precisamente sette, sono più o meno, circa dalla  metà del 1600.

Non da sempre, dunque. È possibile leggere delle visite pastorali dei vescovi di Troia a Foggia nel 1500 (allora Foggia dipendeva dalla diocesi di Troia) nei testi del canonico Calvanese: ebbene questi vescovi non parlano mai di una Madonna velata, una Madonna nascosta. La prima volta che storicamente si parla di una Madonna con i sette veli o con i veli è ai tempi di mons. Sorrentino, nel 1667. Questo vescovo giunge a Foggia in piena epoca di controriforma. Ora la controriforma cattolica in qualche modo ha cercato di mettere in chiaro quelli che erano i punti che erano legittimi perché c’erano stati i protestanti – Erasmo da Rotterdam, Lutero – che avevano fatto una lotta contro dei punti non fondati, allora nella Chiesa si aveva un timore nei confronti di favole cioè si temeva che dietro i veli,  – il vescovo Sorrentino  temeva – che dietro i veli non ci fosse niente. Allora chiese istruzioni a Roma e Roma gli disse: fai fare una ricognizione, cioè una ispezione e la prima ricognizione venne eseguita nel 1680.

Tu, però, sostieni nel libro che quella più importante, quella decisiva è fatta in tempi più recenti.

Certamente, perché in pratica dalle prime ricognizioni di cui si parla, una fatta al tempo di monsignore Sorrentino, un’altra fatta al tempo di monsignor Cavalieri, un’altra probabilmente al tempo di monsignor Farina non sono venuti fuori elementi certi. A Foggia c’era una una diceria che chi vede la Madonna muore: probabilmente le persone che avrebbero dovuto fare queste ricognizioni non hanno fatto nulla o non l’hanno vista, perché se ne uscivano fuori dicendo che è rappresentata una Madonna Assunta in cielo, probabilmente, perché la collegiata di Foggia era intitolata alla Madonna Assunta in cielo.

È stato soltanto nel 1980 che si è cominciato a capire qualcosa. Nel 1982 sarebbero ricorsi i 250 anni dalle apparizioni della Madonna dopo il terremoto del 1731, allora si voleva solennizzare questo evento e si decise da parte del Capitolo della Cattedrale di fare una “peregrinatio mariae”, cioè la Madonna sarebbe andata pellegrina in tutte le parrocchie di Foggia, al che don Michele Di Gioia e altri storici del tempo fecero osservare al vescovo che non erano note le condizioni del quadro, può darsi che fosse tarlato, può darsi che ci fossero dei dei guasti per cui se la Madonna fosse stata trasportata in tutte le parrocchie c’era il rischio che il Sacro Tavolo subisse danni. Allora ci fu un accordo nel far fare una ricognizione. Per fortuna questa volta alla ricognizione ha partecipato il Vescovo, hanno partecipato diversi sacerdoti, anche alcuni laici, per cui si è aperto il quadro alla presenza anche di un restauratore incaricato dalla Sovrintendenza e si vide effettivamente che cosa c’era.

– Che cosa c’è?

All’interno del libro c’è una foto che io ho carpito nel senso che ho fatto una foto ad una foto che era esposta – poi la faremo vedere meglio  nel breve servizio – una foto che era esposta alla Mostra di icone di Puglia e Basilicata che si fece a Bari nel 1981. Ciò che è raffigurato sulla tavola non è la Madonna Assunta in cielo, ma è una Madonna seduta, forse più appoggiata che seduta, ad un trono, con il bambino sulle braccia e la particolarità di questa icona è che la testa della Madonna fuoriesce dal rettangolo, c’è una mezzaluna sopra il rettangolo e probabilmente – non si sa bene che cosa sia accaduto, lo stesso monsignor De Santis diceva qualche incidente -, il tavolo probabilmente è caduto, si è rotto e allora hanno incernierato questa mezza luna, in cui c’era parte del volto della Madonna, lo hanno ripiegato e lo hanno avvolto in veli.

Era talmente importante questa icona per i foggiani e per la storia di Foggia, che nel 1500 o 1600, quando è accaduto questo, di questo purtroppo non abbiamo traccia, allora si decise di conservare questa icona non più come un’immagine da vedere, ma come una reliquia da conservare gelosamente perché rappresentava sostanzialmente ciò che era più antico di Foggia cioè l’anima, l’identità di Foggia.

-E questo è molto bello. Purtroppo quando si presenta un libro c’è il problema che si presenta qualcosa che non tutti hanno letto. Non credo che siano molti i nostri telespettatori che lo hanno letto, però vi facciamo anche un regalo tra bene manderemo il qr code, se lo riprendete col vostro cellulare potete scaricare gratuitamente il libro, che è stato pubblicato dalla Fondazione Monti Uniti di Foggia, che ha fatto veramente una gran bella e degna operazione culturale. Per farvi capire meglio cos’è questo libro che oltretutto ha un ricchissimo apparato sia documentario che iconografico, vi facciamo vedere un breve contributo.

*  *  *

Avete visto quante belle immagini colorate che ci dicono, penso che tu sia d’accordo con me, che la Madonna di Foggia, l’Iconavetere, è una Madonna importante, così importante, anche questa cosa si conosce pochino, così importante che è venerata in realtà non soltanto a Foggia. Avete visto dalle immagini quegli altarini che vengono fatti a San Giovanni Rotondo e poi questa cosa singolarissima che mi ha molto colpito, “o quadritt”, vuoi spiegare bene di che cosa si tratta?

Allora, si tratta di questo. Io ne sono venuto a conoscenza per caso. Qualche anno fa, in un convegno che abbiamo fatto sulla Madonna velata e la Madonna Incoronata, al santuario dell’Incoronata di Foggia. Tra il pubblico c’era una professoressa di economia di Procida (la prof.ssa Franca Assante, n.d.r.), la quale disse di essere venuta apposta appena aveva sentito del convegno perché a Procida esiste un culto di questa Madonna. Una delle immagini che avete visto, il “quadriddo”, è un quadretto cioè un quadro della Madonna dei sette veli che mi ha portato questa professoressa. Lei dice – poi ho trovato anche altre notizie – che a Procida, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, molte donne che avevano i mariti in guerra o i figli in guerra non vedendoli ritornare si recavano da alcune donne che nel napoletano chiamano le monache di casa e queste donne si mettevano con la testa sul foro del quadro cercando responsi.

Non davano responsi sul futuro,  ma in qualche modo davano risposte: sì, tuo marito è vivo ritornerà, sì tuo figlio non ritornerà più perché deceduto. Io mi son chiesto come è arrivata la Madonna dei Sette Veli a Procida?

  – Approcci nel libro anche questo grande e bello episodio dello sconfinamento internazionale, è arrivata perfino in Spagna… vuoi raccontare brevemente quest’altro miracolo?

Questo è molto più antico, però, mentre il quadriddo della Madonna dei Sette Veli probabilmente è arrivato a Procida per mezzo di Sant’Alfonso perché una volta che S.Alfonso ha avuto le apparizioni è diventato un grandissimo devoto della Madonna di Foggia e ovunque egli andasse ne diffondeva diciamo la notizia, il culto. Invece ciò a cui ti riferisci è un episodio che sarebbe occorso nel secolo XIII, cioè dopo la morte di Federico II. A Foggia è venuto il figlio di Federico II, con la sua corte di tedeschi. Tra in seguito del figlio di cui non ricordo il nome, Enrico mi pare, c’era una donna tedesca che donna giocava a dadi davanti alla Collegiata, alla Chiesa Madre di Foggia. Avendo perso ai dadi, presa dall’ira questa donna avrebbe preso un sasso e l’avrebbe scagliato contro la Madonna che era raffigurata sul portale della cattedrale… della collegiata perché Foggia diventa Cattedrale soltanto dopo che diventa diocesi, quindi dopo il 1855. Questo miracolo che era assolutamente ignoto è stato riscoperto proprio in questi ultimi anni, la prima volta ne ho trovato notizia in un testo  di Maria Stella Calò Mariani nelle “cantigas” di Alfonso il savio, cioè in pratica della Madonna dei Sette Veli è arrivata notizia fino in Spagna, e non siamo in epoca di dominazione spagnola, e questo fatto  è legato inscindibilmente proprio alla storia di Foggia.

La cosa interessante è che non viene chiamata Madonna dei Sette Veli perché non era ancora coperta dai veli. Si chiama la Madonna di Foggia, per cui è importante perché nel testo io cerco di dimostrare come questo è un culto che a Foggia esiste almeno dall’undicesimo secolo cioè proprio nel tempo in cui Foggia nasce e nel tempo in cui le leggende poi posteriori…

– Le elenchi scrupolosamente le racconti proprio tutte…

Sì, sono 27 le versioni del rinvenimento del Sacro Tavolo.

– Però manifesti scetticismo e sottolinei che bisogna  capire bene cosa significa leggenda.

Esattamente. Nella geografia, nello studio dei santi, dei culti eccetera, si incontrano, ci si imbatte in documenti molto antichi e documenti anche molto recenti.  Per quanto riguarda le vite dei santi noi abbiamo delle vite che si dicono storiche nel senso che sono state scritte a poca distanza dalla morte del santo.

Di alcuni santi, addirittura, per esempio come San Martino la vita viene scritta mentre il santo è ancora in vita per cui qui abbiamo dei testi che documentano ci sono i testimoni oculari per cui sono dei testi che possiamo definire storici, dei documenti storici.

Poi abbiamo il culto di altri santi di cui non si sapeva praticamente nulla.

Un esempio che io sono solito fare è san Trifone, di cui nella nostra terra esiste una devozione molto forte, perché san Trifone era il patrono di Cerignola, fino a quando poi è stato soppiantato dal culto della Madonna di Ripalta. Sulla strada che va verso San Severo sull’autostrada  c’è l’autogrill San Trifone, per cui esiste questo culto, ma san Trifone chi è? Non si sa assolutamente nulla se non che era un martire venuto dall’Oriente. Però esisteva il culto, allora quindi la gente si recava nel duomo, nel santuario dove veniva venerato il Santo e aveva bisogno di sentire il racconto della vita di questo Santo. Allora i panegiristi, gli agiografi soprattutto nel 1600… – il 1600 è un’epoca importantissima in quanto è proprio in quell’epoca che nascono molte di queste vite cosiddette leggendarie. Il termine bisognerebbe dirlo con una sola g: non è leggendaria, dovrebbe essere legendarie cioè sono quelle cose che si devono leggere nel giorno della festa, perché il popolo che è devoto di questi santi va nel luogo in cui essi vengono venerati per ascoltare una parola di incoraggiamento, per cui diciamo non ci trasmettono qualcosa di storico. Paradossalmente queste vite legendarie ci dicono molto di più non del santo ma della comunità in cui queste vite sono state narrate.

La stessa cosa per la Madonna di Foggia: il culto della Madonna di Foggia è attestato certamente dall’undicesimo secolo il che implica che Foggia più o meno nasce contemporaneamente a Troia, siamo più o meno negli stessi anni, anche se i troiani ci hanno sempre detto che loro sono primi, comunque più o meno è nello stesso secolo XI che nasce Foggia e il primo documento che riguarda Foggia riguarda una chiesa che si chiama Santa Maria de Fogiae, o de Focis o in Focis.

Questa chiesa poi viene menzionata continuamente soltanto che poi nel corso del tempo, nei documenti, la chiesa viene chiamata Santa Maria e il termine Foggia diventerà il nome del castrum all’interno del quale si trova questa chiesa.

In epoca angioina a questa Madonna che evidentemente già allora veniva ritenuta una Madonna antica, viene dato il nome di Icone veteris quindi ci vuol dire che già al tempo degli Angioini, già nel 1300 questa Madonna viene percepita come una Madonna antica.

– Potremmo dire paradossalmente che non sono i foggiani ad  aver trovato la Madonna , ma è la Madonna che ha trovato Foggia.

Esattamente.

Voglio chiederti una cosa perché – ripeto, leggetelo il libro – perché poi è un libro che ci dice anche come i libri di storia non siano noiosi:  questo è un libro appassionante. Renzo è stato molto intelligente a mettere tutti assieme per esempio i racconti per cui chi se li vuol leggere… potete anche andare per capitoli leggendo quelli più interessanti. C’è un capitolo che veramente spiega tutto sul conflitto tra la chiesa di Foggia e quella di Troia, e come questo conflitto si è evoluto, e l’importanza che probabilmente ha avuto proprio la Madonna dei sette veli nella risoluzione. Dici anche una cosa molto bella, a proposito volevo commentare con te questa immagine che è veramente molto bella. Nel libro dici che a stabilire il suggello definitivo è un evento drammatico per la città di Foggia ma anche la prima apparizione della Madonna, parliamo del terremoto del 1731.

Adesso i nostri telespettatori stanno vedendo scorrere questa stupenda immagine che è stata dipinta da mano ignota ed è stata recuperata prima un rigattiere pisano da uno straordinario studioso di cose foggiane che è Giuseppe De Troia. Devo alla sua amicizia con mio cugino Pasquale Episcopo l’aver avuto la disponibilità di questa splendida immagine e vi regaliamo anche questo: dopo potete scaricarla sempre riprendendo il qr code che vedete dopo (oppure cliccando qui, n.d.r) . È un’immagine estremamente significativa, perché?

È un’immagine significativa perché in qualche modo c’è la presenza – bisognerebbe guardarla attentamente se noi partiamo dal basso – c’è la presenza di Sant’Alfonso nella parte proprio bassa.

Quando Foggia chiese l’incoronazione della Madonna, la Santa Sede ha chiesto la testimonianza non di tutti i testimoni di cui si conservano diciamo così i testi, le testimonianze nell’archivio diocesano di Foggia, nell’archivio capitolare di Foggia, chiese la testimonianza di un uomo che era forse il Santo più importante del secolo dei lumi, Sant’Alfonso, che era stato protagonista in due occasioni: la prima volta nel 1732 quindi a pochi mesi dal terremoto, e poi nel 1745 quando lui stava a Deliceto dove fondato una casa.

– E dove si dice che abbia composto Tu scendi dalle stelle. Ricordiamo anche che è stato fondamentale per il percorso spirituale di Maria Celeste Crostarosa.

Sì, un personaggio fondamentale per la storia della comunità cristiana di Foggia.

– A voler raccontare la storia della chiesa di Foggia si racconta un pezzo decisivo della storia di Foggia.

Sì, sì infatti. Quindi Sant’Alfonso diede la sua testimonianza, la fece in lingua italiana ma da Roma dissero no, la vogliamo in latino, per cui lui si sobbarcò  alla fatica di tradurre in latino il suo testo.

Poi nella parte immediatamente superiore abbiamo la scena, una scena tragica. C’è il terremoto che ha fatto i danni che gli storici hanno ridimensionato un poco perché non ci furono tantissimi morti: probabilmente nella città di forze ci furono circa 500 morti, non sono le migliaia di cui ogni tanto si sente dire.

Si vede poi sotto la terra il terremoto che sembra quasi un mostro incatenato che si scuote per cui provoca poi il terremoto. Leggermente più in alto, se guardate ancora sullo sfondo, ci sono due chiese che indicano che sono fondamentali anche per la storia di Foggia cioè la chiesa delle Croci e poi accanto c’è la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli che era il convento dei Cappuccini dove la Madonna venne portata perché la più antica narrazione che noi abbiamo della leggenda dell’inventio dell’Iconavetere è del padre Celestino Guelfone, nel 1669 proprio un anno dopo che era stata ultimata la cappella della Madonna dei Sette Veli, quella che esiste ancora oggi.

Ora durante il terremoto venne venne rovinata la cappella per cui i canonici decisero di trasferirla nella chiesa che all’epoca era fuori le mura dei Cappuccini sulla sulla via di San Severo, dove oggi c’è il parco dell’Iconavetere, in via Ciano.

Poi al di sopra nel cielo abbiamo questa scena: c’è il tavolo dell’Iconavetere e si vede che dal tondo, dall’ovale emerge il volto della Madonna così come ha attestato Sant’Alfonso di averla vista e tutti quanti gli altri hanno attestato che dal tondo fuoriusciva il volto di una fanciullina di 14 -15 anni.

– Così come abbiamo visto anche nella sequenza delle immagini…

  Esattamente, perché Sant’Alfonso chiamò un pittore e  fece dipingere ciò che aveva visto per cui quella immagine poi è diventata  comune. Però attenti, bisogna anche dire per precisione che il tondo lì, dove c’è il tondo, non corrisponde al  punto in cui si trova il volto della Vergine, il tondo corrisponde al volto del figlio che lei ha in braccio. Intorno alla Madonna dei Sette veli, all’Iconavetere si trovano i santi Guglielmo e Pellegrino, che sono i santi compatroni di Foggia.

Ora questi santi compatroni di Foggia meriterebbero un altro libro, un altro studio perché sono spesso bistrattati e considerati in secondo piano invece sono importantissimi perché i loro nomi in qualche modo rivelano che si tratta di Normanni, che  hanno fatto parte, soprattutto il padre Guglielmo o i suoi antenati, probabilmente hanno fatto parte della spedizione della prima crociata e noi sappiamo che i Normanni con Tancredi di Altavilla non giunsero a Gerusalemme conquistarono la contea di Antiochia e sono rimasti lì, per cui potremmo considerare i santi Guglielmo e il figlio Pellegrino come dei pellegrini di ritorno.

Questi ritornano probabilmente in quelle che erano le loro contrade originarie. In che epoca sarebbero arrivati a Foggia non si sa esattamente. Probabilmente siamo al tempo di Federico II, anche se l’antica lapide che venne ritrovata sulla loro tomba originaria che si trovava sulla navata sinistra della Collegiata parla di Federico Barbarossa. Il racconto più certo che abbiamo è quello di Giovanni Adorno, che nel corso del quindicesimo secolo è giunto a Foggia e parla di questa tomba e parla anche di un miracolo che si verificò alla loro morte, cioè i loro bastoni di palma.

Il bastone di palma durante il Medioevo era il simbolo del pellegrinaggio a Gerusalemme. Erano detti Palmieri da cui viene il cognome in uso dalle nostra parti, cioè vuol dire che sono pellegrini che sono stati a Gerusalemme e i loro bastoni piantati sulla loro tomba rinverdivano. La vita più antica è del 1600 e dell’epoca in cui come dicevamo prima nascono tutte queste vite leggendarie di santi.

– Un’ultima domanda, se vogliamo, un po’ retorica perché sono certo che i telespettatori più attenti sapranno già come risponderai. Hai sottolineato presentando il libro di fronte tra l’altro ha un’aula parecchio gremita e attenta che hai scritto questo libro soprattutto come contributo alla all’identità foggiana, nella speranza che questa identità foggiana possa consolidarsi. Dalle cose che hai detto mi pare chiaro che l’identità foggiana passa moltissimo attraverso queste vicende.

Sì, io tengo molto a questo. in un altro studio successivo a questo, mi sono interrogato sul senso dei luoghi.

Quale può essere il senso di Foggia, cioè qual’è l’anima più segreta di Foggia? In genere si fa riferimento a Federico II che viene considerato proprio il nume tutelare di Foggia, poi si fa riferimento alla transumanza, per cui Foggia si identifica con la vecchia Dogana delle pecore. Poi si fa riferimento al terrazzano, considerato come l’espressione autentica di questa terra eccetera… ma io credo che esista un’altra anima, non negando le altre, ma anche l’anima più antica di Foggia sia appunto legata a questa identità di che è una identità religiosa.

Si mettano l’anima in pace coloro che non ammettono l’importanza della religione, a parte che uno ci creda o meno.

Il quadro della Madonna dei sette veli è il documento, è la reliquia più antica di Foggia. Non esiste a Foggia qualcosa di più antico.

Non sono d’accordo con quanti dicono che bisogna togliere i veli, sia ben chiaro,  i veli ormai fanno parte della storia secolare di questa devozione, di questo culto. Però io credo che bisogna far condurre ulteriori indagini per avere delle certezze diciamo maggiori. Perché, qual è il rischio, il rischio grave che si corre da parte di molti foggiani, da parte dei nostri figli? È che non vedendo, non vedendo nulla pensano che dietro quei veli non ci sia nulla.

– Hai detto una cosa bellissima nella presentazione: una mamma si deve vedere.

Una mamma si deve vedere, allora se non vogliamo scoprire l’icona ma almeno facciamo delle riproduzioni. C’è qualcosa con cui noi ci possiamo identificare, che non sia soltanto la squadra di calcio o qualche altra cosa che vivaddio, riesce a mettere insieme tanta gente.

Foggia è una città senza identità, ed è un’identità che bisogna faticare per andare a ritrovare, scoprire dietro i veli… e purtroppo i giovani, i nostri figli, i miei figli non torneranno più a Foggia se ne sono andati non torneranno perché dicono che cosa dobbiamo ritornare a fare a Foggia? Io dico che  pur non essendo nativo di Foggia ai foggiani ci vorrebbe uno scatto di orgoglio in modo da far riscoprire la ricchezza che c’è dietro tante brutture, tante storture, tante inefficienze, tanti scandali eccetera.

Ma c’è qualcosa di buono, per cui dietro i veli dobbiamo andare a riscoprire questa identità velata.

– Allora l’invito è a leggervelo questo libro. Vi abbiamo mostrato e lo mostreremo ancora il QR code necessario per scaricare il libro e per scaricare l’immagine che  il professore Renzo Infante ha così brillantemente commentato. Io penso che alla vigilia di questa festa patronale siamo riusciti – almeno lo speriamo –  ad arricchire quanti parteciperanno alla Festa, quanti si recheranno in Cattedrale, accompagneranno la Madonna in processione di ulteriori stimoli.

Voi sapete quanto Lettere Meridiane tenga al discorso dell’identità, del recupero della memoria del passato.

Credo che oggi abbiamo vissuto dei momenti estremamente significativi. Buon proseguimento di vacanze allora, e alla prossima. Grazie 

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Autore: Geppe Inserra

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