Ricordando l’eccidio, Torremaggiore diventa laboratorio di storia civica

Niente e nessuno potrà restituire la vita ad Antonio Lavacca e Giuseppe Lamedica, i due braccianti di Torremaggiore che il 29 novembre del 1949 vennero uccisi dalle pallottole esplose dai carabinieri sulla folla inerme. Ma la dignità, quella sì. È un debito di memoria e di riconoscenza che dev’essere saldato.

L’appello è partito proprio da Torremaggiore, in occasione delle celebrazioni indette dal sindaco, Emilio Di Pumpo, per il settantesimo anniversario dell’eccidio: “Abbiamo così voluto ricordare ed onorare il sacrificio di questi nostri concittadini che sono caduti mentre difendevano i diritti dei lavoratori e lottavano per costruire un futuro migliore.”

Un ricordo che è andato ben oltre la liturgia della memoria cui spesso s’assiste in queste circostanze. È stata una ricerca profonda, un recupero di memoria vera, che dimostra come la storia possa trasformarsi in uno strumento cruciale di formazione della coscienza civile.

Il comune del Tavoliere si è trasformato per l’occasione in un laboratorio di memoria a cielo aperto: nonni e nipoti che hanno rievocato e raccontato; intellettuali, filmaker, docenti, scrittori, attori che hanno ricostruito quella tragica pagina in un cortometraggio che è un esempio eccellente e significativo di cinema civile.

La stagione delle stragi provocate dalla brutale repressione del ministro degli Interni Scelba resta una pagina oscura non solo della storia dell’Italia democratica e repubblicana, ma anche di quella del cinema e della letteratura, che ne hanno parlato poco.

Il cortometraggio “Lavacca e Lamedica: storia di un eccidio” girato da Paolo Di Capua e prodotto da Aurelio Ercole Lariccia e Nicola Lamedica è stato voluto dalla civica amministrazione per onorare la memoria dei caduti. Realizzato a tempo di record (le riprese sono iniziate ai primi di novembre), è un film coraggioso, che coinvolge ed emoziona grazie anche al riuscito intreccio di registri espressivi diversi: la fiction, affidata alla interpretazione degli attori della compagnia “Il baffo” ; le nitide testimonianze di Pasquale Soldano, Matteo Marolla e Raffaele Russo, il bel testo scritto da Elisabetta Ciavarella. I personaggi di Giuseppe Lamedica e Antonio Lavacca sono stati interpretati rispettivamente da Tommaso Ippedico e Giuseppe Russo, mentre Salvatore Di Ianni ha indossato i panni di Nicola Lamedica, il dirigente della Camera del Lavoro della Cgil che guidò la manifestazione che venne così tragicamente repressa.

Si deve a Matteo Marolla lo struggente appello finale: “Le stragi che in quegli anni insanguinarono le campagne, soprattutto nel Mezzogiorno, sono rimaste impunite. Ma dobbiamo batterci affinché il sacrificio di Lavacca e Lamedica non resti vano, e la loro memoria sia completamente riabilitata”.

Una bella sfida, non c’è che dire. Ed anche un bello e riuscito esperimento di storia civica, quello andato in scena a Torremaggiore. Le celebrazioni hanno coinvolto praticamente tutto il paese. Per consentire la visione del film a tutti i cittadini che si erano prenotati, sono state programmate ben sei repliche, con il Teatro Rossi sempre affollato.

In mattinata, il prof. Michele Marinelli, scrittore, umanista, già sindaco di Torremaggiore aveva tenuto agli studenti una lezione magistrale sull’eccidio.

La manifestazione serale è stata introdotta dalla proiezione di un video girato dal Consiglio Comunale dei Ragazzi. Quindi i saluti istituzione del sindaco Di Pumpo, della sen. Gisella Naturale e dei sindacalisti Leonardo Piacquadio (Cisl) e Antonio Castriotta (Uil). A seguire una tavola rotonda sul tema “I fatti di Torremaggiore: una dolorosa fatalità di sangue”. Michele Marinelli ha riferito sulle “lotte bracciantili di Capitanata nell’Italia degli anni ’50“;  Gianni Sardàro, ricercatore dell’IPSAIC (Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea “Tommaso Fiore”) ha parlato della “scia di sangue nell’Italia del lungo dopoguerra, prodotta dalla lotte bracciantili” mentre il giornalista d’inchiesta Franco Fracassi si è soffermato su un tema suggestivo ed intrigante, per molti versi ancora da scoprire: “Il pericolo rosso e la guerra ai sindacalisti“. Profonda commozione ha suscitato la lettura della lettera inviata dal vescovo di San Severo, Giovanni Checchinato, che ha ricordato come il sacrificio di uomini come Antonio Lavacca e Giuseppe Lamedica sia stato determinante per costruire una maggiore dignità del lavoro e una più giusta distribuzione delle risorse.

Il sindaco Di Pumpo e Aurelio Ercole Lariccia, autentica anima del cortometraggio, hanno consegnato riconoscimenti di merito al regista Paolo Di Capua, al dr. Matteo Marolla e all’autrice dei testi, Elisabetta Ciavarella.

Grazie anche all’intelligenza e all’efficienza del Servizio Cultura del Comune diretto da Angela Sacco, Torremaggiore ha offerto con la commemorazione dell’eccidio di 70 anni fa, una bella testimonianza di come la storia sia sempre attuale, e vada riscoperta per consolidare le radici e il genius loci. Veramente bravi, tutti, con l’auspicio che il cortometraggio possa essere distribuito e visto anche fuori Torremaggiore, a cominciare da Foggia.

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “Ricordando l’eccidio, Torremaggiore diventa laboratorio di storia civica

  1. Splendida e incoraggiante iniziativa. Coltivare la memoria storica, ripercorrendo episodi tragici e destinati a finire nel dimenticatoio dei brutti tempi che viviamo, è un esercizio di saggezza civile. Specie se, come in questa circostanza, sono stati coinvolti proprio tutti: cittadini, scuola, società civile, politica, sindacato e intellettuali.

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