La lezione che ho imparato cinquant’anni dopo

Ho lasciato i banchi della scuola media De Sanctis più di mezzo secolo fa. E non avrei mai immaginato che, tornatovi cinquant’anni dopo, e per giunta dall’altra parte della cattedra, avrei ancora avuto modo di imparare qualcosa.

È successo l’altro giorno, in occasione della Giornata della Memoria 2020, quando alcune docenti dell’istituto (oggi divenuto I.C. Parisi-De Sanctis) mi hanno invitato a tenere una conversazione sulla Shoah che introduceva un sostanzioso programma di “parole, immagini e suoni per non dimenticare” preparato dai docenti e dagli studenti.

Raramente mi è capitato di prendere parte ad una iniziativa così sentita e partecipata. Non vi nascondo di aver provato emozione e commozione, ascoltando  le storie dai bambini di Terezin o i versi struggenti delle Scarpette rosse di Joyce Lussu e poi ancora le canzoni di Francesco Guccini e le melodie di Nicola Piovani, interpretate dai ragazzi della Parisi-De Sanctis. Il tutto inframmezzato dalla toccante fiaccolata commemorativa (nella foto che illustra il post) svoltasi nel cortile: ogni classe partecipante ha acceso una candela della memoria intonando Gam Gam , la canzone preghiera della tradizione ebraica: “Anche se andassi / Nella valle oscura / Non temerei nessun male / Perché tu sei sempre con me.”

Ma la Giornata è stata assai di più della classica recita scolastica. Non si è limitata alla esibizione, alla rappresentazione di significativi brani di letteratura e di musica. È stata anche l’espressione di  approfondimenti, studi, ricerche storiche che hanno impegnato le classi nei giorni precedenti, con esiti a dir poco sorprendenti.

A farmi letteralmente balzare sulla sedia è stato l’ascolto di una testimonianza inedita, raccolta da un’alunna dalla viva voce di suo nonno, e completata da preziose carte di famiglia.

Tornerò a parlarvene, perché si tratta di un documento di fondamentale importanza, che aggiunge conoscenza decisiva ad un momento particolare e drammatico della storia di Foggia, la tragica estate del 1943. L’inattesa e preziosa scoperta conferma una idea che ho cara: non possiamo cambiare il passato, ma possiamo modificare la conoscenza che ne abbiamo, arricchendoci, cercando di imparare al meglio la lezione della storia.

Ecco, quando proprio non me l’aspettavo, la gloriosa, cara De Sanctis è tornata ad insegnarmi qualcosa, mi ha arricchito. Grazie di cuore.

Onore al merito dei bravissimi scolari delle prime (sezioni A-B-C-D) e delle quinte (sezioni A-B-C-D) della elementare e delle seconde (sezioni A-B-C-D) e delle terze (sezioni A-B-C-D) della media dell’I.C. Parisi-De Sanctis.

Complimenti sinceri a tutti i docenti che si sono prodigati per l’eccellente riuscita della iniziativa: Francesca Messina, Valeria Fania, Assunta Paolantonio, Teresa Perilli, Pasqua Di Gaetano, Paola Di Francesco (docenti di lettere), Paolo Nuzzolese, Mario Chiaiese, Raffaele Persano (docenti di strumento musicale), Paola Lepore (docente di musica), Rosa Perna, Rosaria Saponaro, Raffaele Cece (docenti di sostegno), Rosaria Cifaldi, Loredana Corbo, Lia delle Noci, Maria Pina Luchena (docenti della scuola elementare).

Infine, un ringraziamento sincero e cordiale al preside, prof. Alfonso Rago (mi perdoni se non lo chiamo “dirigente scolastico” ma chi guida la De Santis sarà, per me, sempre e soltanto il Preside): per la bellezza della giornata, ed anche per avermi regalato un momento di pura emozione quando mi ha mostrato che conserva ancora, maestosa e austera, la libreria del “mio” preside della De Sanctis, il prof. Nicola Russo, che ogni mattina (abitavamo nello stesso isolato) mi aiutava ad attraversare il pericoloso Viale Ofanto, tenendomi per mano.

Ricordandolo, gli dedico questo groppo in gola, assieme alla consapevolezza che la sua lezione morale, così come la sua libreria, non sono andate perdute. Ancora oggi, la Parisi-De Sanctis tiene per mano i suoi alunni, sforzandosi di fargli attraversare i pericoli della vita, accompagnandoli nella loro crescita, per farne buoni cittadini del futuro.

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

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