Beatificazione di don Antonio Silvestri, verso la ripresa il processo

A sinistra, mons. Teti mentre pronuncia l’omelia. A destra, il busto di don Antonio Silvestri custodito nella Chiesa di Sant’Eligio.

Correva il 1898 quando l’allora vescovo di Foggia, Mons. Carlo Mola, ordinò “la costruzione del processo ordinario del Servo di Dio, don Antonio Silvestri” ovvero l’avvio della causa di canonizzazione del sacerdote foggiano, morto in odore di santità nel 1837. Seguace di San Filippo Neri, fondatore del primo oratorio filippino, promotore di innumerevoli iniziative di carità e solidarietà rivolte ai poveri, agli ultimi, don Antonio Silvestri era vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, ed era stato colpito dalla terribile epidemia di colera, mentre portava conforto morale e spirituale agli ammalati.

Nel 1893, 180 persone “del ceto medio e aristocratico di Foggia, tra cui non poche notabili virtù e sapere, come per censo e per gli uffici che esercitavano” aveva chiesto al Vescovo precedente, mons. Domenico Marinangeli, l’avvio del processo.

Sottoscrivendo la supplica al Vescovo, quei 180 esponenti della classe dirigente foggiana avevano interpretato i sentimenti di grandissima parte della popolazione, che 56 anni dopo la sua morte, continuava a pregare e a venerare il pio sacerdote, che aveva speso tutta la sua vita terrena per il prossimo.

L’istruttoria del processo venne affidata al canonico Filippo Bellizzi, che raccolse gli atti e le testimonianze necessarie, ma non portò a termine il compito che gli era stato affidato, probabilmente a causa delle sue malferme condizioni di salute.

Sicché il processo si arenò da subito, e, purtroppo, la figura di don Antonio cadde progressivamente nel dimenticatoio, fino a qualche anno fa, quando un gruppo di fedeli ha dato vita presso la chiesa di Sant’Eligio, e in collaborazione con la omonima Confraternita, un Comitato per sostenere la causa di beatificazione.

Lettere Meridiane ha seguito con particolare attenzione le numerose iniziative messe in campo dal comitato, attualmente coordinato dall’infaticabile Roberto Papa, e che ha avuto tra i suoi animatori i compianti Savino Russo e don Fausto Parisi.

Gli sforzi e il tenace impegno del comitato sono sul punto di essere premiati. Raccogliendo la richiesta del Comitato, l’Arcivescovo di Foggia ha infatti rimesso in moto l’iter, adeguandolo alla nuova normativa ecclesiastica nel frattempo andata in vigore. Mons. Vincenzo Pelvi ha nominato il nuovo postulatore, nella persona di Mons. Gabriele Teti, e ha inviato gli atti alla Conferenza Episcopale pugliese, che ha autorizzato l’avvio del processo. Con il parere positivo dei vescovi pugliesi, il dossier è stato trasmesso alla Santa Sede che si pronuncerà nel merito.

È stato proprio mons. Teti a dare notizia delle importanti iniziative promosse dall’Arcidiocesi di Foggia, in occasione del XII memoriale promosso dal Comitato, dedicando l’omelia della solenne concentrazione alla figura del sacerdote e all’iter della causa di canonizzazione .

“Sarà una causa storica – ha detto il postulatore – cioè una causa che si fa avendo come base quello che è stato scritto, quello che è stato detto nel tempo su don Antonio. Abbiamo dei documenti molto belli su quello che ha realizzato nella sua vita. Perché le pressanti richieste che sono state rivolte da tanti fedeli, e soprattutto dal Comitato, vadano a buon fine bisogna compiere degli altri atti, dei passaggi obbligatori. Per prima cosa l’Arcivescovo ha dovuto individuare un postulatore, cioè un tecnico che ha studiato presso la Congregazione delle Cause dei Santi, ed è una specie di avvocato che conosce tutti i passaggi tecnici della causa.

Quindi dopo la nomina del postulatore, si è svolta un’indagine, abbastanza approfondita sulla validità di quanto richiesto, cioè se ci sono gli elementi sufficienti per sostenere la causa di beatificazione. Ed anche questa è stata fatta.

Un altro passaggio, anche questo compiuto, è che tutti i Vescovi della Regione ecclesiastica pugliese, hanno dovuto dare il nulla osta affinché noi iniziamo  questa causa.

Poi è stata inoltrata la richiesta di nulla osta alla Santa Sede. Quello che ora attendiamo, e che ci permetterà di introdurre, cioè di cominciare la causa, qui in diocesi, è il nulla osta della Santa Sede. Nel momento in cui la Santa Sede ci darà l’autorizzazione ad iniziare la causa in diocesi, saranno nominati due periti storici, che separatamente studieranno la figura di questo sacerdote. Abbiamo molti documenti, ma sarà anche un lavoro di approfondimento dei documenti esistenti presso l’Archivio di Stato, presso la Curia Diocesana.”

Mons. Teti si è ulteriormente soffermato sui passi da compiere, con particolare riferimento a quelli che coinvolgono direttamente  la comunità dei fedeli.

“Quando apriremo ufficialmente il processo in diocesi – ha aggiunto – , è necessario che tutti quelli che hanno degli scritti, delle testimonianze, dei documenti o che hanno da dire qualcosa su don Antonio li depositino o lo facciano sapere al Tribunale Ecclesiastico che raccoglierà tutto questo materiale e poi lo manderà a Roma, assieme a tutti gli atti.

Una volta che a Roma riconosceranno che tutti i passaggi previsti sono stati svolti secondo le Norme Canoniche, ci daranno il parere positivo, cioè riconosceranno la validità della causa diocesana. In quel momento il postulatore chiederà la nomina di un relatore, e con cui preparerà un testo base sul quale si pronuncerà una commissione di Cardinali e Vescovi.”

Mons. Teti ha quindi esortato i fedeli a pregare per don Antonio Silvestri: “l’avanzamento della causa potrà essere senz’altro aiutato da un miracolo. Chiunque, in un momento di difficoltà, di prova, lo invoca e può dimostrare che per intercessione di don Antonio Silvestri ha avuto questa grazia, può aiutare il percorso della causa di canonizzazione.”

Quando il colera pose fine alla grande ed edificante vita di don Antonio i foggiani lo volevano “santo subito”. Le cose non sono andate così. Sono passati 183 anni dalla morte di don Antonio, 127 dalla prima “supplica” rivolta dai fedeli alle autorità ecclesiali, 122 anni tra la nomina del primo e del secondo postulatore. Tanti. Ma adesso che sta per riprendere il cammino verso il riconoscimento ufficiale della santità di don Antonio Silvestri, occorre che la città faccia la sua parte.

 

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Autore: Geppe Inserra

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