Nazario Tartaglione, quando la storia e la memoria diventano poesia

Nazario Tartaglione

Diciamola tutta: si ascolta Sanremo per non essere da meno, per non farsi trovare impreparati. È uno sforzo sovrumano ogni anno, e quest’anno ancora di più. Amadeus è professionale, Fiorello scatenato e simpatico come sempre. Ma la musica? Canzoni banali, già sentite, trite e ritrite. È il festival della banalità e dell’autoreferenzialità.

Così, a metà serata, ieri ho spento la televisione e mi sono rifugiato nei miei autori, per ascoltare canzoni belle e sincere, che hanno il solo torto di essere indipendenti, o se preferite indie, come dicono quelli che pensano che non “appartenere” sia un genere.

Ieri sera ho cercato conforto nella musica di Nazario Tartaglione, cantautore pugliese di San Severo del quale altre volte vi ho parlato. Nazario è un autore vero, che non ammicca né strizza l’occhio.

Arriveranno gli americani è il suo ultimo singolo, anteprima dell’album Musica Sud. Un autentico gioiello, che certifica la maturità artistica raggiunta da Tartaglione.

Dopo aver speso la prima fase del suo intenso percorso artistico nel recupero e nella divulgazione della musica popolare, compendiata nei sei album del Canzoniere di San Severo e attraversata dalle intriganti contaminazioni di Folk  – Dall’America al Mediterraneo, negli ultimi mesi Nazario si sta cimentando con canzoni dal respiro più spiccatamente pop.

Già il singolo Un’altra estate, intensamente interpretato da  Simona Regina, dove i ritmi tradizionali pugliesi si fondono con la pop-dance (potete ascoltarlo qui), ecco Arriveranno gli americani, che si iscrive nel solco della migliore tradizione della musica d’autore italiana.

Niente di meglio, per inaugurare quest’altro festival con cui vi accompagnerò in questi giorni, rivolto a tutti quelli che, come chi scrive, hanno le tasche piene di Sanremo e della sua insopportabile autoreferenzialità. Vi proporrò ogni giorno un artista pugliese emergente e indipendente, per rifarci la bocca. Ci state?

Ma torniamo ad Arriveranno gli americani.

Tra nostalgia e rimpianto, Tartaglione racconta una pagina cruciale della storia del Mezzogiorno e di San Severo: l’arrivo degli Alleati.

Nonostante l’epos del momento, il racconto è tenue, delicato, intriso di poesia e ricamato dallo struggente accompagnamento dell’armonica a bocca. A far da contraltare alla guerra c’è un cielo trapunto di stelle, così bello “che viene voglia di volare via”.

Nazario affida la sua struggente narrazione a poche immagini, di grande vigore poetico: il padre partito per il fronte, di cui non si hanno più notizie, e di cui resta solo una sbiadita foto in bianco e nero, la madre che cuce e ascolta la radio, nella speranza di ascoltare buone notizie.

Su tutto il racconto aleggia il desiderio di futuro, l’aspettativa per l’incombente salto che la Storia di appresta a spiccare: “Vedrai domani arriveranno gli americani, coi carri armati e i pop corn, e canteranno certe canzoni in stile be bop; arriveranno gli americani, con i fucili e i caffè, e balleremo tutti per strada come Fred Astaire.”

La storia, la memoria, il passato si fanno musica e poesia. Ma sotto, quasi intangibile, resta l’anima profonda di un Sud che non si arrende, che continua a sperare. Quell’anima che Tartaglione riesce a cantare ed interpretare come pochi. Bellissimo brano, bravissimo Nazario.

Suggestivo anche il videoclip, impreziosito da immagini e filmati d’epoca.

Potete ascoltarlo e guardarlo qui sotto. Amatelo, cantatelo, condividetelo, lasciatevi trasportare dalla poesia.

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

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