70 anni fa “i fatti di San Severo”. Maurizio Carmeno: “Siamo figli di quelle lotte”

Settant’anni fa, il 23 marzo del 1950, San Severo fu teatro di violenti e sanguinosi scontri tra lavoratori aderenti alla Cgil, forze dell’ordine ed iscritti al Movimento Sociale Italiano della cittadina dell’Alto Tavoliere, durante uno sciopero proclamato dal sindacato.

I manifestanti risposero alle provocazioni poste in essere dai militanti di destra (l’Unità scrisse i giorno dopo che volevano celebrare a loro modo il 23 marzo, data di nascita dei Fasci di combattimento). Per sedare i tumulti intervennero perfino i carri armati.

Il bilancio della tragica giornata fu molto pesante: un morto, 40 feriti, in prevalenza tra i lavoratori. Altrettanto pesante fu il bilancio giudiziario: nei giorni successivi vennero tratte in arresto 184 persone, tra cui molte donne, col pesantissimo capo d’accusa di “insurrezione armata contro i poteri dello Stato”, reato che all’epoca poteva essere punito anche con la pena di morte.

Gli imputati restarono in carcere per più di due anni. Soltanto il 5 aprile 1952 la loro innocenza venne riconosciuta e poterono tornare in libertà.

Nel frattempo, l’Italia aveva scritto una grande  pagina di solidarietà: quasi settanta bambini, i cui genitori erano finiti in carcere, erano stati temporaneamente adottati da famiglie di lavoratori emiliani, romagnoli e toscani.

Alla vicenda ha dedicato un libro e un bel filmato Giovanni Rinaldi, ricercatore, storico del movimento operaio e regista (potete guardarlo al termine del post).

Il settantesimo anniversario di quelli che sono passati alla storia come “i fatti di San Severo” è stato ricordato dal segretario provinciale della Cgil di Foggia, Maurizio Carmeno, con una intensa riflessione che sottolinea l’attualità di quella pagina di storia. La riportiamo integralmente. Al termine “I figli della rivolta” di Giovanni Rinaldi.

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Anche in una fase così eccezionale e d’emergenza che sta vivendo il nostro Paese, dobbiamo praticare l’esercizio della memoria, perché la memoria parla al presente e al futuro, e i fatti di San Severo di cui ricorre oggi il 70esimo anniversario ci parlano di episodi drammatici ma anche di straordinari momenti di solidarietà nazionale.

La Puglia, definita dagli storici terra degli eccidi cronici per i troppi episodi di violenza ai danni dei lavoratori avvenuti quasi sempre a seguito di manifestazioni che reclamavano pane, lavoro e dignità, vide nell’episodio di San Severo un incredibile momento di repressione violenta di uno sciopero generale determinato sia dalle basse paghe per i lavoratori della terra che dalla presenza di grossi latifondi in mano a poche famiglie.

Vi fu un primo sciopero il 22 di marzo, ma alla notizia che in tutto il Paese si erano verificati episodi violenti a San Severo fu proclamato lo sciopero anche per giorno 23. Quel che accadde, tra l’esasperazione dei lavoratori, le provocazioni di militanti della destra vicino ai potentati agrari e la reazione delle forze dell’ordine è noto. Si assistette a una vera e propria rivolta popolare, sedata nel sangue e con centinaia di arresti. La calma ritornò solo a sera tardi e il triste bilancio di quella giornata fu di un morto – Michele Di Nunzio, di 33 anni, padre di 4 bambini – e 40 feriti – tra i quali 25 lavoratori e un ragazzino di 10 anni.

A processo finirono tanti uomini e donne, braccianti, con l’accusa di insurrezione armata. Dopo due anni di udienze vennero assolti i dirigenti dalle accuse più gravi, una cinquantina condannati per reati minori. Usciti dal carcere, gli assolti tornarono a San Severo su due pullman, scortati da motociclisti e accolti da una folla festante. Ma a seguito di quella vicenda che vide tanti coniugi, entrambi lavoratori della terra e in piazza quel giorno, finire agli arresti si mise in moto una straordinaria macchina della solidarietà, soprattutto grazie ai Gruppi di difesa della donna che dopo confluì nell’Unione Donne Italiane, che permisero a tanti bambini poveri, rimasti senza genitori in quel frangente perché in carcere, di essere accolti da tante famiglie delle regioni del centro nord un po’ più ricche. Una storia ben raccontata nei Treni della Felicità il volume scritto da Gianni Rinaldi per la casa editrice Ediesse”.

Siamo figli di quella dignità e di quelle lotte per l’emancipazione degli ultimi. Il sindacato anche oggi è in campo perché in questa fase così delicata a pagare non siano i lavoratori, perché un reddito sia garantito a chi perde il proprio posto, affinché chi opera in settori essenziali sia messo nelle condizioni di farlo nella massima sicurezza, perché in ultimo il Paese nelle sue componenti territoriali e sociali dimostri unità e solidarietà. Solo così potremo ripartire quando avremo scongiurato i rischi connessi alla diffusione del virus. Ma anche oggi, con le preoccupazioni che tutti viviamo legate al momento, abbiamo creduto giusto ricordare i fatti di San Severo, perché mai più possano verificarsi tali drammi, perché mai si perda il rispetto della persona, della sua dignità, del lavoro.

Maurizio Carmeno

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Autore: Geppe Inserra

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