Come nacque, a Foggia, la micidiale bomba radiocomandata Fritz 1

La rete non smette mai di stupirmi. Grazie alla crescente disponibilità di materiali messi on line e resi di pubblico dominio, internet rende possibile la crescita continua del nostro patrimonio di conoscenza del passato. È il prodigio operato dalla condivisione della conoscenza.

E così, la recente, storica decisione dello Smithsonian, il più grande museo e istituto di ricerca del mondo, di rimuovere le restrizioni sul copyright su quasi 3 milioni di immagini digitali e 3D della collezione digitale e quasi due secoli di dati ha reso di pubblico dominio, e in altissima risoluzione, una immagine di particolare interesse per la storia di Foggia nella seconda guerra mondiale: il micidiale Fritz X, ordigno perforante utilizzato dalla Luftwaffe per attaccare e affondare le navi nemiche che i tedeschi perfezionarono negli aeroporti foggiani.

Dotato di un sistema di guida radiocomandato,   capace di viaggiare alle velocità di 1.235 chilometri orari e con una gittata di ben 5 km, il Fritz X, noto anche come Ruhrstahl X-1Ruhrstahl SD 1400 (dal peso, che era appunto di 1400 kg.) è tecnicamente una “bomba guidata planante”: divenne tristemente famosa negli ambienti della Marina Italiana, perché venne utilizzata dai bombardieri Dornier Do 217 dell’aviazione tedesca, per affondare la corazzata italiana Roma e danneggiare la corazzata Italia, mentre navigavano verso Malta, per arrendersi agli Alleati, dopo l’armistizio.

Era il 9 settembre del 1943. Soltanto qualche mese prima, Max Kramer, progettista dell’ordigno, e la sua equipe avevano utilizzato le base aeroportuali di Foggia per le fasi conclusive di sperimentazione e di collaudo dell’arma, che esigevano condizioni meteo particolari. Per collaudare l’ordigno era infatti necessario farlo cadere da un’altezza particolarmente elevata, che era problematica da raggiungere nei freddi cieli tedeschi. Occorreva un clima più mite, e quello offerto dai cieli foggiani era ottimale.

L’esemplare custodito nel museo statunitense è stato probabilmente donato allo Smithsonian dalla scuola di ordigni e smaltimento esplosivi della Marina americana di stanza a Indian Head, Maryland. Non è la sola “chicca” che vi si trova. Potete accedere alla pagina web dedicata a Fritz 1 cliccando qui.

Facebook Comments

Autore: Geppe Inserra

1 commento su “Come nacque, a Foggia, la micidiale bomba radiocomandata Fritz 1

  1. Ciao Geppe mi permetto di postare una mia ricerca su questa bomba. Sin dal 1938, i tecnici tedeschi al servizio della produzione bellica, avevano pianificato la realizzazione di un sistema via radio che potesse correggere la traiettoria di una bomba in caduta libera. I progetti prevedevano di installare su degli ordigni, un’apparecchiatura telecomandata che, agendo su delle alette direzionali, potesse variare la verticale di caduta, facilitando la precisione del tiro. A raccogliere le storie di questa importantissima sperimentazione dalla testimonianza diretta del comandante tedesco Walter Stumpf fu, nel luglio 1993, il comandante Catalano Gonzaga. La sperimentazione delle bombe teleguidate cominciò alla fine degli anni Trenta e proseguì fino al 1940, anno in cui venne realizzato un prototipo adattando una piccola apparecchiatura radio per la guida a distanza su una piccola bomba dirompente anticarro del tipo PC1400. I primi lanci di prova vennero effettuati in Germania, sotto la guida del professore Max Kramer, modificando un bombardiere He111 per effettuare i lanci. Ulteriori prove di collaudo vennero effettuate nel 1942 a Foggia, utilizzando un piccolo aeroporto sulla strada per Manfredonia, il campo Tortorella. Il comandante Stumpf fu capopattuglia della prima pattuglia del III gruppo (III/KG100). Il Kampfgeschwader 100 era il 100° stormo della Luftwaffe, stanziato a Foggia dal 17 al 23 settembre 1943. Le sperimentazioni ebbero luogo in Francia, in Norvegia ed anche a Foggia perché le condizioni di visibilità della Capitanata favorivano i lanci. L’esito positivo delle prove fu ampiamente dimostrato dal fatto che era possibile colpire un bersaglio di 5 x 5 m, da un’altezza di 7000 metri. Le successive modifiche perfezionarono la guida radiocomandata, fattore che fece ritardare la produzione in serie fino all’aprile del 1943. Nacque così la bomba PC1400X, soprannominata dai tedeschi “Fritz X”, in grado di raggiungere in caduta libera una velocità massima di quasi 1000 chilometri orari. Faceva parte delle bombe teleguidate Ruhrstahl SD 1400, conosciute dagli Alleati con il nome di ‘Fritz X’. Le caratteristiche dell’ordigno erano tali da utilizzarlo esclusivamente per colpire mezzi navali come le grandi corazzate. Il professor Herbert Wagner progettò, invece, la bomba HS.293, utilizzata esclusivamente dai velivoli speciali Dornier 217. L’ordigno si presentava come un piccolo velivolo dall’apertura alare di tre metri e 1045 chili di peso, 295 dei quali costituiti dall’esplosivo. Un motore da 260 cavalli e l’utilizzo di perossido d’idrogeno e permanganato potassico, permettevano ad esso di imprimere una spinta di 600 kg per un periodo di dieci secondi, facendo raggiungere alla bomba una velocità compresa tra i 325 e i 900 km/h. Il KG100 utilizzava a Foggia entrambe le bombe. Prima di abbandonare la città di Foggia, però, ai tedeschi del KG100 venne ordinato di salvare le nuove bombe inviandole a Istrès, in Francia, vicino Marsiglia. Non tutto il quantitativo esistente a Foggia, però venne portato in salvo fuori dall’Italia. Quando l’avanzata delle truppe di Montgomery si fece più pressante, i tedeschi, non potendo abbandonare in loco degli esemplari di bombe radiocomandate, ne misero in salvo alcuni pezzi che trasportarono per via aerea verso la Francia. I restanti ordigni vennero obbligatoriamente distrutti durante la fase concitata dell’abbandono della città e lo stesso avvenne per diversi velivoli. All’arrivo dell’Ottava Armata, però, i reparti dell’intelligence che avevano esplorato attentamente il territorio, trovarono i resti delle recenti distruzioni. Nonostante non vi fossero che magri resti di congegni, la RAF raccolse con cura ogni frammento e provvide a spedire il prezioso e misterioso carico in Inghilterra, a Farnborough per analisi dettagliate. Con l’aiuto di esperti fu quindi possibile riparare, a Palermo e a Foggia, alcuni esemplari di bombe Fritz X ed altre apparecchiature. A novembre, poche settimane dopo, la RAF arrivò a conoscere ogni particolare delle due bombe segrete di Foggia, compreso l’ultimo dettaglio: la frequenza di utilizzo, che risultò presto essere compresa fra i 47 e i 50 MHz.
    Tommaso Palermo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *