Docenti, attenti al virus del digital divide

Top Toy“Top Toy” by Vibeke Løkke is licensed under CC BY-NC 4.0

La forzata chiusura delle scuole sta spingendo docenti e insegnanti a sperimentare forme di insegnamento e apprendimento a distanza. È uno sforzo lodevole, che deve però fare i conti con il persistente digital divide che penalizza una parte più o meno consistente della popolazione.

La questione non riguarda tanto la possibilità di accedere alla rete attraverso la banda larga (la provincia di Foggia è tra quelle che in Italia stanno messe meglio), quanto i diversi livelli di alfabetizzazione digitale e la materiale disponibilità di strumentazioni informatiche presenti nelle famiglie.

Per esempio, cosa accade se in casa non si dispone di un personal computer e di una stampante con cui mettere si carta i compiti assegnati per casa? E come verificare, da parte degli insegnanti, che i compiti sono stati correttamente eseguiti, se l’alunno o lo studente è costretto a farli su carta, e non dispone di uno scanner?

Per accedere agli attuali contenuti digitali somministrati dai docenti, ed essenzialmente “appoggiati” sui registri elettronici, non occorre una laurea in informatica. Ma alcune competenze minime, sì, e non tutti le posseggono, sia discenti, sia genitori. Il rischio che una fascia più o meno consistente della popolazione scolastica resti tagliata fuori dalla “scuola all’epoca del coronavirus” esiste, e dovrebbe preoccupare gli amministratori pubblici quanto la crisi del turismo e la sospensione del campionato di calcio.

La scuola digitale ideale dovrebbe consentire la fruizione dei contenuti didattici, e la loro gestione, direttamente sul dispositivo di accesso alla rete, che non dovrebbe essere il personal computer, ma gli strumenti che vengono utilizzati nella vita quotidiana dagli stessi ragazzi, vale a dire tablet e cellulari, con lezioni fruibili direttamente dal dispositivo ed esercizi da svolgere on line.

Si coglierebbero i classici due piccioni con una fava: da un lato la classe virtuale sostituirebbe in modo più efficiente quella reale, dall’altro la scuola insegnerebbe ai suoi allievi ad usare la rete e le opportunità che essa offre in modo intelligente e positivo.

È un sogno? Forse no, se si riuscirà a far tesoro della esperienza che si sta accumulando in questi giorni, e se si affronterà il futuro facendo in modo che la didattica digitale (e le strategie per combattere il digital divide) non rappresentino più un’eccezione, ma la regola.

Geppe Inserra

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Autore: Geppe Inserra

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