La forza delle donne contro la violenza che vela le ali

È quasi scontata la scelta del cortometraggio da farvi vedere nella seconda puntata de #iorestoacasa e guardo il cinema indipendente. Perché Nadia Kibout è l’attrice icona di Lorenzo Sepalone da una cui intuizione è nata l’idea della rubrica, perché è stata la prima a rispondere all’appello lanciato da Sepalone ai suoi colleghi cineasti affinché mettessero on line le loro opere offrendole alla pubblica visione, in questi giorni di forzata quarantena in casa, e infine perché Nadia è stata una grande amica del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, che mi ha visto tra gli animatori. Tra le emozioni più profonde che il festival mi ha regalato nelle sue diverse edizioni, ricordo le lacrime di Nadia durante il dibattito su Il canto delle sirene di Donato Robustella, docu-film del quale è una straordinaria protagonista. E poi le sue interpretazioni de La luna è sveglia e Ieri e domani di Sepalone… 

Avevo saputo del suo debutto dietro la macchina da presa, ed ero curioso di guardarlo. Ed ecco fatto. Nadia ha prontamente risposto all’appello di Lorenzo, e così da qualche ora è approdato on line, su YouTube, Le ali velate, l’intenso cortometraggio che ha segnato l’esordio dietro la macchina da presa dell’attrice francese.

Girata tra Bernalda, cittadina lucana in cui l’attrice ha scelto di vivere da qualche anno, Taranto e Ginosa Marina, su soggetto e sceneggiatura di Ersilia Cacace e Nadia Kibout, l’opera prima è convincente ed importante.  Nadia dà il meglio di se stessa sia come attrice che come regista. Il racconto è spesso affidato ad azzeccati primi e primissimi piani, che aumentano il pathos della storia ed esaltano il magico “sguardo in macchina” dell’attrice-regista.

Le ali velate affronta il tema della violenza sulle donne, ma con un approccio non soltanto “di genere”. È una riflessione sulla violenza e sul potere che nella loro furia devastatrice tarpano le ali, impediscono di volare.

La storia racconta il casuale viaggio di due donne, Nadia, musulmana (Nadia Kibout) e Imma, italiana (Paola Lavini), che grazie a Blablacar decidono di condividere un itinerario in auto. La prima viaggia con il suo bambino Karim, la seconda con un coniglio racchiuso in una gabbietta. Sembrerebbe l’inizio di un viaggio spensierato, ma non sarà così, perché Nadia non sta soltanto partendo: sta fuggendo dall’uomo che la opprime e da una vita che vuole cambiare. L’uomo non si arrenderà alla scelta della donna, ma alla violenza cieca e brutale che vela le ali di Nadia, si contrapporrà il rapporto solido che nasce tra le due donne, che si ritrovano nel segno dell’umanità e della solidarietà, superando le differenze di razza e di religione. Un bel messaggio, forte, intenso.

È difficile raccontare tutto questo in 13 minuti, ma Kibout riesce benissimo, grazie alla intensità ed al vigore della narrazione, che avvince e coinvolge.

Un debutto importante per un’opera prima importante, che ha ottenuto attenzione e successi in numerosi festival: vincitrice del Premio Mutti Cinema Migrante della cineteca di Bologna, Migliore Attrice agli Actors Awards di Los Angeles 2017 e Menzione d’Onore della Giuria all’Indian World Film Festival 2017.

Qui sotto i collegamenti, al cortometraggio su You Tube, e al backstage su Vimeo.

Le ali velate, cortometraggio (14’28”)

Le ali velate, backstage (17’14”)

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Autore: Geppe Inserra

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