Le bombe segrete che i tedeschi sperimentarono a Foggia (di Tommaso Palermo)

Tommaso Palermo è uno dei più autorevoli studiosi di quella tragica pagina di storia che è stata la seconda guerra mondiale a Foggia. Il suo ottimo libro Foggia dal settembre ’43 alla rinascita. Storia, testimonianze, documenti (Editrice Parnaso, Foggia 2013) ha dato un decisivo contributo alla conoscenza della tragica estate del 1943, che vide la città Foggia bersaglio di pesantissimi e ripetuti raid da parte dell’aviazione alleata, con bombardamenti e mitragliamenti che causarono migliaia di vittime). La sua ricerca si è avvalsa di documenti d’archivio americani e inglesi, e di dirette testimonianze da parte dei protagonisti, attingendo dunque da molti materiali inediti.

Lo studioso ha svolto un’approfondita indagine sull’episodio di cui ci siamo occupati negli scorsi giorni: il collaudo e la sperimentazione, a Foggia, della bomba radiocomandata Fritz X , da parte delle forze aeree tedesche. Ringrazio molto l’amico Tommaso Palermo per aver voluto condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane i risultati della sua ricerca, che potete leggere di seguito. Anche la foto è stata messa a disposizione dall’autore. (g.i.)

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Sin dal 1938, i tecnici tedeschi al servizio della produzione bellica, avevano pianificato la realizzazione di un sistema via radio che potesse correggere la traiettoria di una bomba in caduta libera. I progetti prevedevano di installare su degli ordigni, un’apparecchiatura telecomandata che, agendo su delle alette direzionali, potesse variare la verticale di caduta, facilitando la precisione del tiro.

A raccogliere le storie di questa importantissima sperimentazione dalla testimonianza diretta del comandante tedesco Walter Stumpf fu, nel luglio 1993, il comandante Catalano Gonzaga.

La sperimentazione delle bombe teleguidate cominciò alla fine degli anni Trenta e proseguì fino al 1940, anno in cui venne realizzato un prototipo adattando una piccola apparecchiatura radio per la guida a distanza su una piccola bomba dirompente anticarro del tipo PC1400. I primi lanci di prova vennero effettuati in Germania, sotto la guida del professore Max Kramer, modificando un bombardiere He111 per effettuare i lanci. Ulteriori prove di collaudo vennero effettuate nel 1942 a Foggia, utilizzando un piccolo aeroporto sulla strada per Manfredonia, il campo Tortorella.

Il comandante Stumpf fu capopattuglia della prima pattuglia del III gruppo (III/KG100). Il Kampfgeschwader 100 era il 100° stormo della Luftwaffe, stanziato a Foggia dal 17 al 23 settembre 1943. Le sperimentazioni ebbero luogo in Francia, in Norvegia ed anche a Foggia perché le condizioni di visibilità della Capitanata favorivano i lanci. L’esito positivo delle prove fu ampiamente dimostrato dal fatto che era possibile colpire un bersaglio di 5 x 5 m, da un’altezza di 7000 metri.

Le successive modifiche perfezionarono la guida radiocomandata, fattore che fece ritardare la produzione in serie fino all’aprile del 1943. Nacque così la bomba PC1400X, soprannominata dai tedeschi “Fritz X”, in grado di raggiungere in caduta libera una velocità massima di quasi 1000 chilometri orari. Faceva parte delle bombe teleguidate Ruhrstahl SD 1400, conosciute dagli Alleati con il nome di ‘Fritz X’. Le caratteristiche dell’ordigno erano tali da utilizzarlo esclusivamente per colpire mezzi navali come le grandi corazzate.

Il professor Herbert Wagner progettò, invece, la bomba HS.293, utilizzata esclusivamente dai velivoli speciali Dornier 217. L’ordigno si presentava come un piccolo velivolo dall’apertura alare di tre metri e 1045 chili di peso, 295 dei quali costituiti dall’esplosivo. Un motore da 260 cavalli e l’utilizzo di perossido d’idrogeno e permanganato potassico, permettevano ad esso di imprimere una spinta di 600 kg per un periodo di dieci secondi, facendo raggiungere alla bomba una velocità compresa tra i 325 e i 900 km/h.

Il KG100 utilizzava a Foggia entrambe le bombe. Prima di abbandonare la città di Foggia, però, ai tedeschi del KG100 venne ordinato di salvare le nuove bombe inviandole a Istrès, in Francia, vicino Marsiglia. Non tutto il quantitativo esistente a Foggia, però venne portato in salvo fuori dall’Italia. Quando l’avanzata delle truppe di Montgomery si fece più pressante, i tedeschi, non potendo abbandonare in loco degli esemplari di bombe radiocomandate, ne misero in salvo alcuni pezzi che trasportarono per via aerea verso la Francia. I restanti ordigni vennero obbligatoriamente distrutti durante la fase concitata dell’abbandono della città e lo stesso avvenne per diversi velivoli.

All’arrivo dell’Ottava Armata, però, i reparti dell’intelligence che avevano esplorato attentamente il territorio, trovarono i resti delle recenti distruzioni. Nonostante non vi fossero che magri resti di congegni, la RAF raccolse con cura ogni frammento e provvide a spedire il prezioso e misterioso carico in Inghilterra, a Farnborough per analisi dettagliate.

Con l’aiuto di esperti fu quindi possibile riparare, a Palermo e a Foggia, alcuni esemplari di bombe Fritz X ed altre apparecchiature. A novembre, poche settimane dopo, la RAF arrivò a conoscere ogni particolare delle due bombe segrete di Foggia, compreso l’ultimo dettaglio: la frequenza di utilizzo, che risultò presto essere compresa fra i 47 e i 50 MHz.
Tommaso Palermo

[La foto che illustra il post è tratta dal libro di Tommaso Palermo, Foggia dal settembre ’43 alla rinascita. Storia, testimonianze, documenti (Editrice Parnaso, Foggia 2013). Scattata al campo Tortorella mostra i tedeschi durante il collaudo della bomba.]

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Autore: Geppe Inserra

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