Nicola Ragone, quando il cortometraggio diventa genere (e perfezione)

Nicola Ragone

Vado sempre più convincendomi che il cortometraggio non è per niente “piccolo cinema”: quando è ben fatto, ha la dignità di genere cinematografico in sé. Perché ci sono cose che puoi dire, e storie che puoi raccontare, soltanto attraverso la brevità, altrimenti dipaneresti la tensione, ammorbidiresti il climax. Brevità che non significa necessariamente sintesi, ma piuttosto densità, caratura.

È il caso di Sonderkommando di Nicola Ragone, giovane cineasta originario della Basilicata, non solo cineasta, ma anche sceneggiatore, registra di teatro e di opera lirica. Un cortometraggio magnetico, che cattura fin dalla prima inquadratura, nonostante (ma proprio qui sta la sua forza) la storia sia appena accennata, e venga affidata più che a dialoghi veri e propri, a sguardi e a gesti, mai del tutto portati a compimento. Ogni sequenza trasuda pathos, incute emozione e angoscia, perché la vicenda si consuma all’interno di un campo di concentramento e nel treno che vi conduce i deportati. La sequenza iniziale, tutta affidata a primissimi piani che appena fendono il buio che incombe, è da manuale del cinema.

Raccontare del buio, e nel buio, è un’impresa titanica: Ragone riesce nell’intento. Il film racconta di un amore tra due uomini che si conoscono incontrandosi sul treno che li porta al lager. Un amore abbozzato e mai consumato. Nel campo di sterminio, infatti, le loro vite si separano per sempre. Solo uno sopravviverà, il più robusto, che verrà reclutato dai nazisti quale Sonderkommando, bracciante adibito ai forni crematori e allo smaltimento dei resti umani.

Scritto da Ragone assieme a Silvia Scola, Sonderkommando è un film sublime e nello stesso tempo perfetto, in cui il pathos della storia viene sostenuto da una tecnica cinematografica di elevatissimo livello. Marcello Prayer Tommaso Lazzotti interpretano con grande spessore drammatico i loro personaggi. Monumentali la fotografia di Daniele Ciprì e il montaggio di Paolo Maselli. Nel cast tecnico, come assistente alla regia, c’è anche Donato Robustella, cineasta originario di Manfredonia. Per dire dell’impegno e dello sforzo artistico ed organizzativo che ha richiesto la realizzazione del film (e come dunque anche un cortometraggio esiga una preparazione ed un’attenzione da…grande cinema) basti pensare che gli ambienti del campo di concentramento sono stati disegnati, progettati e ricostruiti all’interno dei teatri di posa dell’Augustus color, dall’architetto Fabio Vitale.

Esponente di primo piano del cinema indipendente italiano (presiede l’associazione FARGO che produce progetti cinematografici e teatrali nel settore indipendente), Nicola Ragone ha aderito all’appello lanciato da Lorenzo Sepalone affinché in questo periodo di forzata quarantena vengano offerti alla visione del pubblico le opere indipendenti. 

Doveroso, dunque, dedicargli una puntata di #iorestoacasa… e guardo il cinema indipendente, rubrica nata proprio a seguito della iniziativa promossa da Sepalone.

Oltre al pluripremiato Sonderkommando (oltre al Nastro d’Argento è stato selezionato in 120 festival ed ha collezionato la bellezza di 50 riconoscimenti) potete guardare altre due deliziose opere del cineasta lucano: il prezioso Marciapiedi, un omaggio ai fratelli Lumiere e più in generale alla settima arte, realizzato in pellicola super 16 mm bianco e nero, con la tecnica del montaggio in macchina, con Sara Serraiocco e Petru Dorobat e la fotografia di Daniele Ciprì  e il bel documentario Urli e risvegli (2016), ritratto del poeta lucano ex- alcolista Carmine Donnola, con la partecipazione di Eugenio Bennato, presentato con successo al Bifest di Bari nel 2017.

Dopo i link ai film, come di consueto, il “riassunto delle puntate precedenti” con i collegamenti alle opere e agli autori fino ad oggi presentati.

 

 

#IORESTOACASA E GUARDO IL CINEMA INDIPENDENTE

I EPISODIO | Lorenzo Sepalone, il cinema in punta dei piedi

II EPISODIO | La forza delle donne contro la violenza che vela le ali (NADIA KIBOUT)

III EPISODIO |Alessandro Grande, cinema indipendente da Oscar

IV EPISODIO | Francesco Colangelo, quando il cinema indipendente vuol dire qualità

V EPISODIO | Quando Giovanni Falcone era “U muschittieri” (VITO PALUMBO)

VI EPISODIO | Il cinema che sorride di Alessandro Valori

VII EPISODIO | Quando il ragù napoletano diventa “noir” (ALFREDO MAZZARA)

VIII EPISODIO | Domenico Onorato, il coraggio e l’urgenza di raccontare storie

VIII EPISODIO | MAD, quando la memoria diventa strumento di futuro (LUCIANO TORIELLO e ANNALISA MENTANA)

IX EPISODIO | #Iorestoacasa e guardo #Io resto a casa (FEDERICO DI CICILIA)

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Autore: Geppe Inserra

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