Sostenere la nostra agricoltura, ecco come si deve fare

L’articolo di Lettere Meridiane sull’appello a salvare l’agricoltura messa in ginocchio dalla pandemia del covid-18, lanciato ieri a Linea Verde dagli agricoltori foggiani Giuseppe Savino e Roberta Pedone ha suscitato reazioni ed emozioni che era difficile immaginare. È il segno, confortante, che l’opinione pubblica pugliese sente particolarmente i problemi di un comparto che fa parte della più radicata tradizione produttiva ed economia del territorio. Tanta solidarietà, e non solo social (un’azienda di Bari che si occupa di pesatura ha messo a disposizione i suoi servizi), tanta voglia di contribuire a sostenere gli sforzi degli agricoltori. Tra le cose che si possono fare, oltre che comprare al mercato i prodotti “nostrani” e comunque quelli provenienti dalle aree in cui la pandemia ha reso più difficile la produzione agricola, si può sottoscrivere la petizione (io l’ho già fatto) attraverso la quale alcune organizzazioni hanno concretizzato l’appello di Giuseppe Savino ad adottare un contadino, ovvero a mettere in rete storie personali e aziendali, a comprare i prodotti che finiscono sulla nostra tavola da contadini o in mercati contadini, insomma a sostenere questi coraggiosi imprenditori. Mai come ora  “chilometro zero” non significa soltanto qualità e garanzia, ma anche solidarietà. Se l’agricoltura non dovesse risollevarsi dalla difficile congiuntura che sta vivendo non ne soffrirebbero soltanto le aziende agricole, saremmo colpiti anche noi consumatori, perché  i prodotti comincerebbero a scarseggiare e i prezzi a salire.

L’appello può essere sottoscritto sulla popolare piattaforma change.org a questo indirizzo web. Potete leggerne il testo integrale qui sotto. Aderite e sottoscrivete.

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L’hub rurale Vazapp ed il Future Food Institute in collaborazione con RURITAGE Rural Heritage Hubs (RHH)  lanciano partendo dall’Italia la petizione #adottauncontadino per dare sostegno e futuro ai piccoli agricoltori italiani e ai territori rurali d’Italia.

Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato.” Nelle parole di Papa Francesco è racchiuso il senso di ciò che ha portato l’umanità al punto in cui è: malata in un mondo che abbiamo ammalato.

E mentre cerchiamo una cura che fermi la pandemia che ci costringe alla distanza, sentiamo ancora più forte il bisogno della comunità, del sentirci parte di una stessa famiglia e di uno stesso mondo. Questo virus non riconosce confini, estrazione sociale, credo e religioni, differenze linguistiche. Si diffonde attraverso le interazioni. È un paradosso come, poco tempo fa amare una persona significava starle vicino, oggi amarla comporta starle lontano.

In questa lontananza abbiamo riscoperto sentimenti profondi e dimenticati, come la gratitudine. Oggi siamo tutti giustamente grati ai medici e agli infermieri, che non si risparmiano nel salvare vite; ai ricercatori che instancabilmente cercano un vaccino; alle Forze dell’Ordine che sfidando la paura ci tengono al sicuro e a tutti coloro che continuano a prestare la propria opera al servizio della comunità.

E poi ci sono gli agricoltori, donne e uomini invisibili il cui lavoro si dà per scontato, come se il cibo crescesse sugli scaffali dei negozi. Il cibo nasce dalla terra e dal sudore di chi ogni giorno mette impegno e passione in un lavoro che è fondamentale per la tenuta del Paese. 

Abbiamo visto riconvertire stabilimenti industriali in tempi record la propria produzione per far fronte alla carenza di dispositivi di protezione individuale, come mascherine e camici, ma ci stiamo tutti preoccupando di ciò che mangeremo nelle prossime settimane?

Quello che non raccogliamo oggi, non finirà sugli scaffali domani e ciò che non sarà possibile piantare, non germoglierà ciò che non sarà curato, diverrà dissestato. La nostra fonte di sostentamento primaria, l’agricoltura, rischia seriamente un crollo che, a cascata, coinvolgerà tutti.

È arrivato il momento di decretare che l’agricoltura è una priorità per la sopravvivenza e la tenuta dell’Italia e del mondo. Il riconoscere dignità a questo lavoro e a tutti i contadini italiani che ogni giorno si impegnano per non lasciare senza cibo il Paese è un’urgenza che non può essere disattesa. I contadini sono il nostro attuale e vero patrimonio.

Firma la petizione e punta una luce sul lavoro delle mani dei contadini e dei braccianti che instancabilmente ogni giorno danno “linfa vitale” al sistema Italia. Il cibo è il prodotto delle relazioni tra la terra e la comunità umana, è un prodotto sociale, dove i contadini, oltre a custodire la natura, compartecipano a soddisfare i bisogni delle persone in termini di salute, benessere e sovranità alimentare.

Firmando potete scrivere il nome di un contadino se lo conoscete, firmando prendete un impegno nel comprare appena possibile qualcosa da un contadino, o da un mercato contadino in modo da sentirci tutti partecipi a questa adozione. Firmando decidete di salvare un pezzo di Italia rurale.

Se siete contadini o ne conoscete potete compilare questo form o condividerlo: https://forms.gle/ZhTeFGUo6jcoVNLr5
in modo da poter iniziare a raccontare e a far conoscere le vostre storie.

Per maggiori informazioni scrivi ai: info@adottauncontadino.it

Seguiteci su www.adottauncontadino.it

PER SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE —> #ADOTTAUNCONTADINO PER DARE SOSTEGNO E FUTURO AI PICCOLI AGRICOLTORI ITALIANI

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Autore: Geppe Inserra

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