C’era una volta il Teatro Ariston (di Enzo Ficarelli)

Sempre molto attento a ricordare e rievocare la Foggia di una volta, Enzo Ficarelli regala ad amici e lettori di Lettere Meridiane questo interessante articolo sull’Ariston, che è stato il più grande cine-teatro della città di Foggia, con una capienza superiore perfino a quella del Teatro Giordano. I tentativi di riportarlo in vita (ricordiamo quello intrapreso da Mauro Palma e da Potito Salatto, che volevano trasformarlo in Cineteatro Fellini), non hanno dato purtroppo l’esito sperato. Le Ferrovie lo hanno messo in vendita, ma la gara d’appalto è andata sempre deserta). Grazie all’amico Ficarelli per il suo contributo, che rievoca un pezzo importante della storia della cultura cittadina.

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Il Teatro Ariston fu costruito nel 1930 dalle Ferrovie dello Stato al piano terra delle Case Economiche per ferrovieri, in via Montegrappa, e concesso in comodato al Dopolavoro Ferroviario di Foggia istituito con Regio Decreto n.1908 del 25 ottobre del 1925.
Aveva una capienza di 1000 posti ed era dotato di apparecchiature per proiezioni sonore nonché di attrezzature sceniche per l’allestimento di spettacoli di ogni genere.

Il Teatro fu distrutto durante i bombardamenti dell’estate del 1943 ma con l’edificazione dei due fabbricati sul piazzale esterno della Stazione, venne prevista la sua ricostruzione.

il 12 Maggio 1953 l’onorevole Giuseppe Imperiale, già Presidente del DLF dal 1946 al 1947, chiese e ottenne il nulla osta ministeriale per la costruzione di una nuova sala cinematografica per una capienza di 900 posti da adibire anche a spettacoli teatrali e a varietà.

Nasce così il Teatro Ariston in Piazzale Vittorio Veneto in sostituzione dell’altra sala, distrutta durante il secondo conflitto mondiale.

Il nuovo Teatro impegna una superficie totale di 1240 metri quadri con una capienza all’epoca di 900 posti, ridotti ai giorni nostri a 800 posti in base alla normativa vigente in materia. Cinquecento posti in platea e 300 posti in galleria.

Il giorno dell’inaugurazione viene proiettato il film : “Modelle di lusso” dal titolo originale “Lovely To Look At“.

Alla fine del film, all’interno del Teatro, viene allestita una passerella su cui si svolge una sfilata di moda.
In quegli anni molte erano le “Maison“, come amavano indicarsi le società di moda, che si servivano delle sale cinematografiche come efficace strumento di comunicazione per presentare abiti per l’alta società e farli indossare da modelle.

Il Dopolavoro Ferroviario nel corso degli anni affida la gestione a Russo Antonio dal 1953 al 1963, a Muserra Rodolfo dal 1963 al 1973, a Balsamo Otello dal 1973 al 1982, a Jupiter s.r.l. di Amoruso Nicola, dal 1982 al 1991, a Cicolella Turismo e Spettacolo dal 1991 al 2010.

Durante la prima gestione, diretta da Russo Antonio, il Teatro ospita grandi nomi del varietà come Carlo Dapporto, Totò, Macario, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Domenico Modugno, Claudio Villa, ecc.

Dal 1991 grazie alla gestione del Rag.Comm. Francesco Paolo Cicolella, già responsabile degli esercenti del settore, il Teatro torna all’antico splendore.
Nel 1993 viene ristrutturato il palcoscenico e comincia la stagione teatrale, inaugurata a dicembre, con una serie di spettacoli.
Due stagioni teatrali con artisti di spessore a livello nazionale e internazionale, dirette da Pia Mancini, diventano l’alternativa ufficiale al Teatro “Giordano” chiuso dal Comune di Foggia per lavori restauro dal maggio del 1997.
Nel corso degli anni l’Ariston diventa un centro attivo sempre più importante, un magico crocevia di artisti che deliziano il pubblico amante dell’arte dello spettacolo. Calcano quelle scene: Ornella Vanoni, Luigi de Filippo, Lauretta Masiero, Francesco Paolantoni Maurizio Micheli, Gianluca Guidi, Enrico Beruschi, ecc.

Grande successo di pubblico e di critica riscuote l’iniziativa del Dopolavoro Ferroviario quando, al Teatro Ariston e per quattro anni consecutivi dal 1996 al 1999, organizza memorabili stagioni teatrali con la rappresentazione di oltre 40 commedie in vernacolo di famosi gruppi teatrali della Capitanata.

Nel 2010 la famiglia Cicolella lascia la gestione della storica sala dopo circa 20 anni di intensa attività ricca di spettacoli proiezioni e concerti.

Attualmente il Teatro Ariston, un tempo punto di riferimento culturale della città è chiuso. Foggia perde così un pezzo di storia e dice addio al Cine Teatro Ariston.

È stato anche il cinema dei ferrovieri e dei figli dei ferrovieri che godevano non solo del privilegio di viaggiare gratuitamente su tutti i treni, ma anche
dell’invidiabile beneficio di pagare un prezzo ridottissimo per assistere alla visione dei film che venivano proiettati.

Molti sono i figli di ferrovieri che ricordano con piacere il clima festoso della Befana che si teneva all’Ariston.
Alla fine della manifestazione, quando uscivano dal Teatro, avevano ancora gli occhi lucidi che brillavano di gioia mentre stringevano a sé la scatola colorata che conteneva il regalo. Solitamente per le femminucce c’era una bambola o una cucina con le pentole e per i maschietti c’era un trenino elettrico o una pistola.
Piace ricordare un racconto del compianto attore Massimiliano Troisi figlio di un capotreno delle FS. In una celebre intervista televisiva ebbe a dichiarare a Pippo Baudo, fra candore e ironia, del suo tragico rapporto con la Befana: ogni anno riceveva sempre un trenino elettrico mentre lui desiderava fortemente una pistola.

Dal 2015 la struttura non fa più parte del DLF di Foggia.
È tornata nella disponibilità delle Ferrovie dello Stato, da sempre proprietari, che tramite Ferservizi ne gestiscono la vendita o l’affitto.
…..Tutto scorre.

Enzo Ficarelli

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “C’era una volta il Teatro Ariston (di Enzo Ficarelli)

  1. Tutto vero. Quanti spettacoli! Quanta “cultura”! Quante “feste”! Anche i miei figli hanno goduto del ” clima festoso della Befana all’ Ariston; io stesso come tantissime persone (ferrovieri e non) ho ritirato, durante una festa organizzata dall’AVIS in quella platea, un attestato di donatore. Ma l’attuale stato di abbandono del eatro Ariston non dipende affatto dalla presenza dei “negri ed extracomunitari”

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