Coronavirus: la mappa del “rischio geografico” in Capitanata

La mappa dei contagi da Covid-19 in provincia di Foggia disegna la classica pelle di leopardo, un po’ come avviene nel resto della Puglia.

A fotografare puntualmente il rischio geografico di infezione è l’Università di Foggia, grazie a un dettagliato report messo a punto dalle Direzioni strategiche, dai Laboratori SARS-CoV-2, dalla Struttura Complessa Igiene universitaria e dagli operatori delle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario di Capitanata.

L’indagine dell’Ateneo foggiano, finita sulla home page di Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica dell’Istituto superiore di sanità, misura il rischio calcolando il  Rapporto standardizzato di Incidenza (RSI), che rende possibile valutare se in una popolazione è stata registrata un’incidenza superiore o inferiore a quella di riferimento (la popolazione regionale o provinciale).

“Dalla terza settimana dell’epidemia (la n. 10 dell’anno), il rischio di infezione, che si è finora mantenuto più elevato di quello regionale – si legge nel report -, ha mostrato una progressiva riduzione fino alla settimana 15, con una risalita nella 16. Considerato l’intero periodo di osservazione, in 11 dei 61 comuni è stata registrata un’incidenza superiore a quella di riferimento provinciale”.

L’intera provincia di Foggia ha fatto registrare valori dell’RSI superiori a quello regionale (che è posto pari ad 1) in tutte le settimane oggetto di osservazione, collocandosi a 1,31 nella prima settimana dal (24 febbraio all’1 marzo), a 2,65 nella seconda (dal 2 marzo all’8 marzo), a 1,63 nella terza (dal 9 al15 marzo), a 1,58 nella quarta (dal 16 al 22 marzo), a 1,72 nella quinta (dal 23 al 29 marzo), all’1,45 nella sesta (dal 30 marzo al 5 aprile), a 1,29, il valore più basso, nella settima (dal 6 al 12 aprile), per risalire a 1,95 nell’ottava ed ultima settimana (dal 13 al 19 aprile) presa in considerazione nel report, datato 24 aprile.

Passando ad esaminare la situazione nel diversi comuni si ha una situazione molto frastagliata, ma anche sorprendente. Tutti i grandi comuni della provincia di Foggia non sono compresi nelle aree a maggior rischio, che riguardano invece molti piccoli comuni.

È il caso di sottolineare che il valore dell’RSI viene misurato non sulla base del numero totale di casi registrati, ma sull’incidenza dei casi registrati sulla popolazione residente.

Posto uguale ad 1 il valore dell’RSI medio provinciale, i comuni che presentano un indice più o meno superiore sono undici. La diffusione del contagio sembra essere direttamente connessa a situazioni particolari e contingenti, come la presenza sul territorio comunale di RSA che sono divenute focolai epidemici.

È il caso di Bovino (47 casi su 3206, con il 79% dei casi che ha visto vittime ospiti o operatori dell’RSA) , che guida la classifica con un indice RSI dell’8.51.  Seguono, in ordine di RSI: San Giovanni Rotondo (149 casi/27.108 ab.), indice RSI = 3,71; Torremaggiore (90 casi su 16.978 abitanti), indice RSI = 3,55; Faeto (3 casi/621 ab.), indice RSI = 2,97, San Marco in Lamis (55 casi/13.397 ab.) indice RSI = 2,70, Rignano Garganico (8 casi/1.994 abitanti), indice RSI = 2,34, Troia (25 casi/7035 ab.), indice RSI = 2,28; Monte Sant’Angelo (3 casi/12.162 ab.), indice RSI = 1,57, Zapponeta (7 casi/3386 ab.), indice RSI = 1,45, San Nicandro Garganico (33 casi/15.063 ab.), indice RSI = 1,34, San Paolo Civitate (10 casi/5.711 ab.), indice RSI = 1,16.

Le grandi città della Pentapoli presentano tutte valori di RSI inferiori a quello provinciale che, come già detto, è posto uguale ad 1: Foggia (0,71); Manfredonia (0,55); Cerignola (0,89); San Severo (0,97); Lucera (0.86).

Contagi zero per molti piccoli comuni: Anzano di Puglia, Carlantino, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Celle San Vito, Isole Tremiti, Mattinata, Monteleone di Puglia, Motta Montecorvino, Rocchetta Sant’Antonio, Roseto Valfortore e infine il paese nativo del premier Giuseppe Conte, San Marco La Catola.

Nella tabella qui sotto potete leggere il valore RSI (in centinaia, per ottenere il valore sintetico il numero va diviso per cento) di ciascun comune della provincia di Foggia.

[Nella foto che illustra il post, personale della struttura sanitaria di Foggia che esegue tamponi in modalità drive-through ai pazienti Covid-19 clinicamente guariti e al personale sanitario in isolamento domiciliare.]

Facebook Comments

Autore: Geppe Inserra

  1. Però in questi centri i focolai sono circoscritti e collegati direttamente alla presenza di casi covid RSA. Dovrebbero epurare o ponderare i dati da tali contesti per dare un indice più comparabile ed attinente alla realtà.Se ad esempio venissero trasferiti in strutture covid tutti i pazienti delle RSA in molti comuni l’indice RSI si comprimerebbe
    notevolmente e sicuramente si allinea a quello medio regionale

  2. Per avere anche una fotografia un po’ più attinente all’effettivo origine del contagio bisognerebbe risalire anche alla fonte del contagio stesso .
    Se 3 casi su 10 ( il 30%) hanno origine da contatti in RSA e in strutture ospedaliere evidentemente qualcosa non ha funzionato. All’origine quando non si sono coinvolte le strutture ed autorità territoriali, cercando di accentrare tutto, la situazione la situazione stava per sfuggire dal controllo. Quando invece si sono coinvolte le autorità locali le fonti di contagio si sono spostate nelle strutture definite protette. Dovremmo analizzare anche questi dati per essere pronti ad agire in caso di necessità . Ed inoltre l’errore è stato non sottoporre tutti i contatti al tampone, basandosi sulla comparsa della sintomatologia, cosa che si è dimostrata poco oculata, anche alla luce dei positivi asintomatici ( sia i contagiati asintomatici , sia i guariti clinicamente ma che continuano ad essere positivi )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *