Foggia, sotto le macerie le tracce della sua grande storia

Archive.org rende disponibili, e di pubblico dominio, due immagini di straordinaria importanza nella storia del territorio dauno.
Si tratta di due fotografie di ricognizione aerea, in alta risoluzione: la prima scattata il 24 luglio 1943 dal 5° Squadrone Fotografico delle United States Army Air Forces su Foggia e i suoi campi d’aviazione, la seconda sulla stazione di Amendola il 19 agosto dello stesso anno dallo Squadrone 682 di ricognizione fotografica della RAF.
Il valore storico delle due fotografie non si riferisce soltanto alla seconda guerra mondiale e alla tragica estate vissuta dal capoluogo dauno, ripetutamente bombardato e mitragliato dalle forze aeree alleate.
Le due immagini raccontano infatti un capitolo di cruciale importanza della scoperta e della valorizzazione archeologica della Daunia.
Sono tratte dall’archivio di John Bradford, storico, archeologo ed ufficiale dell’esercito inglese, cui si deve la prima applicazione delle tecniche di archeologia aerea, di cui è stato un indiscusso pioniere, al Tavoliere della Puglia. Sono state scansionate (e migliorate) da Mike Seager Thomas per l’UCL Institute of Archaeology Tavoliere-Gargano Prehistory Project.
Mandato dal Royal Intelligence Corps nel gennaio 1944 a San Severo con il compito di interpretare le fotografie di ricognizione scattate dai piloti della Raf e dell’Usaaf,
Bradford intuì che le fotografie dall’alto rivelavano la presenza di siti archeologici, indicati anche nelle fotografie rese di pubblico dominio da Archive.org.
“Oltre alla città – si legge nella didascalia della foto su Foggia-, la foto mostra un cropmark di Arpi dell’età del ferro (a sinistra), il campo di aviazione Gino Lisa (a destra) e il terrapieno medievale di S. Lorenzo (in alto a destra). Crateri di bombe sono visibili in prossimità sia della stazione ferroviaria principale di Foggia che dell’aerodromo.”


I cropmark rappresentano particolari conformazioni del terreno, visibili dall’alto e in determinate situazioni stagionali, da cui è possibile intuire la presenza di siti archeologici sepolti, non visibili da terra.
Un cropmark è visibile anche nella foto che riguarda Amendola: proprio accanto alla stazione si nota il profilo di quello che nella didascalia della foto viene indicato come recinto neolitico (villaggio trincerato).


Dopo la guerra Bradford tornò nel Tavoliere per effettuare ricerche sul campo che confermarono le sue intuizioni, aprendo di fatto la strada alla valorizzazione archeologica della Daunia.
Nel 1949 e nel 1950 guidò gli scavi in ​​Puglia come Field Director della British Archaeological Expedition to Apulia, un progetto sponsorizzato dalla Society of Antiquaries di Londra.
Si deve all’editore foggiano Claudio Grenzi la riscoperta del ruolo nevralgico avuto da Bradford nella storia dell’archeologia pugliese. In occasione del trentennale della sua morte, Grenzi ha pubblicato il volume “Paesaggi sepolti in Daunia. John Bradford e la ricerca archeologica dal cielo 1945/1957” curato dalla sua biografa ufficiale, l’archeologa Francesca Radcliffe Franchin e indicato dalla giornalista Maria Paola Porcelli come una pietra miliare nell’indagine su questo grande personaggio (fate clic sul collegamento se volete leggere tutta la recensione).
La bella iniziativa del mai troppo lodato Archive.org rende di pubblico dominio queste splendide foto (che potete scaricare in alta risoluzione) di così grande importanza per Foggia e la Capitanata.
La prima foto ha anche un importante valore documentale. È stata scattata il 24 luglio 1943, subito dopo il micidiale raid del 22 luglio, che provocò migliaia di vittime. E non si possono guardare senza profonda emozione e commozione le “cicatrici” lasciate sulla città dai bombardamenti. Tommaso Palermo, storico della sottolinea che la fotografia fa parte del rapporto interpretativo dei danni del raid del 22 luglio.
Un’altra curiosità: è possibile che la identificazione dei siti archeologici sulla foto di Foggia sia stata effettuata a posteriori. Claudio Grenzi (che ringrazio di cuore per avermi aiutato, assieme a Tommaso Palermo, ad identificare l’esatta posizione dei cropmark) sostiene infatti che l’individuazione dei sito di Arpi da parte di Bradford venne effettuata su una fotografia italiana, e in data successiva al 1944, probabilmente nel 1946.
Se le immagini vi sono piaciute fate un nodo al fazzoletto, perché altre sorprese sono in arrivo nei prossimi giorni.
Intanto potete scaricarvele e godervela in alta risoluzione utilizzando i collegamenti qui sotto (attenzione, le fotografie sono piuttosto “pesanti in termini di megabyte, per cui l’apertura e il download richiedono un certo tempo):

 

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Autore: Geppe Inserra

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