Giovanni Rinaldi, contastorie delle nostre radici

“Nella mia vita non ho fatto altro che farmi raccontare storie, da tanti uomini e donne a cui nessuno aveva mai chiesto un parere, una testimonianza, un frammento di vita vissuta. Ed è sempre stata, la mia, una scelta: farmi raccontare il bello e il brutto, il dolce e l’amaro di chi, quasi sempre, rimane fuori dai circuiti mediatici e di conseguenza, apparentemente, fuori dalla Storia, invisibile.
Sugli scaffali nelle nostre case sistemiamo file di libri. Sui miei, oltre ai libri, ci sono file di cassette e nastri magnetici, un archivio che contiene migliaia di voci, migliaia di storie, quasi tutte del secolo scorso.” 

È un patrimonio immenso, e di inestimabile valore, quello custodito nell’archivio di Giovanni Rinaldi, fotografo, grafico, intellettuale ma soprattutto instancabile raccoglitore di storie e di tracce. Grazie a Beppe Lopez, quelle voci che raccontano storie stanno diventando parola scritta. Infodem.it, blog di blog su informazione e democrazia, promosso dal giornalista barese assieme a Giuseppe Marchetti Tricamo, storico ed ex direttore di Rai Eri, ospita da qualche mese il blog di Giovanni Rinaldi, che racconta le storie che ha raccolto. Per essere difese e valorizzate con efficacia l’informazione e la democrazia non possono nutrirsi solo del presente e dell’attualità: hanno bisogno di volgere lo sguardo al passato. Per comprendere chi siamo, abbiamo bisogno di sapere chi siamo stati. Non poteva esserci dunque una sede miglior per l’archivio di Rinaldi, che su Infodem.it si presente nella inedita, ma intrigante, veste di contastorie.

Nel suo blog, Giovanni Rinaldi trasforma quelle voci che raccontano storie, accumulate sugli scaffali in parole scritta, in memoria che resta: “frammenti di vita, pensieri, canzoni, della storia popolare del ‘900. Sono storie di un altro tempo, ma il loro racconto potrebbe servire a farci riflettere su come noi tutti affrontiamo oggi, le nuove crisi, le nuove difficoltà, e come a queste si possa reagire e resistere, comunque.”

È un altissimo esercizio di public history, che apre nuove prospettive e possibilità a questa nuova disciplina, ancora non del tutto affermatasi negli ambienti accademici ma che da anni viene di fatto praticata da Giovanni, attraverso la scrittura, la fotografia.

Le testimonianze fin qui pubblicate da Rinaldi raccontano un pezzo della nostra storia pubblica, che andrebbe studiato anche nella scuola e nell’università. La narrazione prevalente è quella che riguarda il lavoro e la produzione: parlano braccianti, pastori, minatori, pescatori, vedove bianche che non hanno più visto ritornare i loro mariti emigrati. Ma ci sono anche storie di ribellione, speranza e riscatto. Come quella di Peppino Papa, pastore che diventò poeta e sindaco di Lucera, il racconto corale degli uomini e delle donne della rivoluzionaria Comunità del Sacro Cuore di Lavello guidata da don Marco Bisceglia, il lungo viaggio verso la Liberazione del ventenne Michele Berardi di Cerignola. Di grande intensità il ricordo dei bombardamenti che nella estate del 1943 rasero al suolo Foggia provocando miglia di vittime, nella narrazione di Mario Napolitano, Arnaldo De Cristofaro, Mario Muscatiello e il racconto della ospitalità dei bambini di Chernobyl, di Alice Folicaldi.

Storie che adesso, grazie a Giovanni Rinaldi, Beppe Lopez e Giuseppe Marchetti Tricamo sono diventate pubbliche. Sono entrate nella memoria collettiva. Ed è davvero una gran bella notizia.

Potete leggerle tutte cliccando qui.

 

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “Giovanni Rinaldi, contastorie delle nostre radici

  1. Entrate in questo blog di Gianni Rinaldi. È un consiglio non un obbligo.
    Da una vita raccoglie storie, tutte ovviamente documentate perchè registrate. Ora ha deciso di trascriverle sul blog. Leggetevi una storia al giorno se vi può sembrare lungo leggerle tutte d’un fiato. In effetti ci vorrebbero almeno 2 ore per leggerle tutte di fila. Io ne ho lette subito 6 o 7. Sono tutte tremende. Pugni nello stomaco.
    Per comodità vi invito a leggere – per cominciare – l’ultima. La storia di Maria. Mi sono commosso.
    Grazie Gianni. Grazie Geppe.

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