Come e dove il Covid ha ucciso di più in Capitanata

Per capire quanto e come il Covid stia uccidendo, non bastano i dati che quotidianamente vengono forniti dalla Protezione Civile e dall’Istituto Superiore di Sanità. Quelle cifre riguardano le vittime “conclamate” del micidiale virus, cui vanno aggiunte quelle non diagnosticate e quelle Covid-correlate. I dati Istat confermano quanto si temeva. La mortalità ufficiale è molto più bassa di quella reale, sulla cui attendibilità gravano almeno tre fattori: i decessi imputabili comunque al covid, ma non calcolati tra quelli ufficiali perché non è stato eseguito il tampone; la mortalità indiretta covid-correlata (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate); una ulteriore quota di mortalità indiretta, non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale.
A dare una dimensione più corrispondente alla realtà sono i dati dell’Istat sulla mortalità generale. L’istituto di statistica mette in relazione la media dei decessi verificatisi nei singoli comuni nel quinquennio 2015-2019 con quelli registrati in questo terribile anno 2020. Il periodo preso in considerazione è quello che va dal 1 marzo al 31 ottobre. La differenza tra i decessi medi del quinquennio 2015-2019 e i decessi 2020 può essere ritenuta un’attendibile quantificazione dell’incidenza reale della pandemia sulla mortalità della popolazione. Ma per difetto, purtroppo.
Il puro raffronto tra i morti di quest’anno e la media di quelli registrati tra il 2015 e il 2019 non può tenere conto del fatto che il trend dei decessi, prima dell’arrivo della pandemia, era in calo, di circa il 5% tra il 2015 e il 2019. Se non ci fosse stato il virus, quest’anno avremmo sicuramente registrato un numero di morti complessivo inferiore. Quindi alla differenza tra i decessi di questo anno e quelli del quinquennio precedente andrebbe algebricamente sommato il probabile saldo negativo, che però non può essere quantificato con certezza.
Premesso tutto ciò, vediamo come sono andate le cose in provincia di Foggia (alla fine dell’articolo trovate comunque una tabella riassuntiva).
Cominciamo dalle notizie positive. Non tutti i comuni registrano differenze positive tra i decessi 2020 e quelli 2015-2019. Nel comuni meno colpiti dal Covid ci sono stati meno morti. I tredici fortunati paesi sono Alberona, Ascoli Satriano, Cagnano Varano, Candela, Carapelle, Carlantino, Casalnuovo Monteortaro, Castelluccio Valmaggiore, Celenza Valfortore, Ischitella, Peschici, Roseto Valfortore, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Torremaggiore, Vieste.
Il comune che ha fatto registrare la più rilevante riduzione dei decessi è stato Casalnuovo Monterotaro, con il 34,1 % di morti in meno, nel 2020, rispetto alla media del quinquennio precedente.
Ribadiamo: che vi siano stati meno decessi non significa necessariamente che nessuno sia morto a causa del Covid, ma che il numero di (eventuali) decessi dovuti al virus è stato compensato da un trend generale che andava verso un sensibile calo della mortalità complessiva.
La mappa dei decessi sembra essere stata disegnata principalmente dalla presenza o meno sul territorio comunale di case di riposo per anziani o comunque da una particolare concentrazione di anziani. A registrare i maggiori incrementi di mortalità sono stati, sempre considerando il periodo che va dall’1 marzo alla fine di ottobre, Celle San Vito e Panni, con numeri da brivido: + 127,3% Celle, +108,3% Panni, seguiti da Faeto, con +85,2%.
Considerata la piccola dimensione di questi comuni, non è un’iperbole affermare che il virus stia decimando la popolazione.
E nei grandi centri, com’è andata? Vediamo i dati nelle città della Pentapoli e nei comuni maggiori. Oltre all’incremento percentuale diamo i numeri assoluti, ovvero quanti morti in più si sono verificati da marzo ad ottobre di quest’anno, rispetto a quelli mediamente registrati nello stesso periodo nel quinquennio precedente: Foggia (132, + 13,8%), San Severo (65, + 13,7%), Manfredonia (82, 25,5%), Cerignola (57, +19,8%), Lucera (7, +3,3%), Sannicandro Garganico (12, + 9,4), Torremaggiore (-6, -5,4%), San Giovanni Rotondo (15, +9,2%), San Marco in Lamis (12, + 12,9%).
Nella tabella qui sotto, potete vedere le statistiche riferite a tutti i comuni della Capitanata, in ordine alfabetico.

 

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Autore: Geppe Inserra