Disagio sociale e criminalità hanno trascinato in basso la Capitanata

La maggior parte dei commenti alla notizia dell’ultimo posto rimediato da Foggia e dalla Capitanata nella classifica nazionale della qualità della vita compilata da Italia Oggi e dall’università La Sapienza è accomunata dal desiderio di saperne di più. Di capire le ragioni del crollo – non inatteso, ma comunque allarmante – della provincia di Foggia, di quello zero desolante e amaro che Foggia totalizza in classifica, e che la colloca al gradino più basso.
A scorrere i dati nelle diverse categorie di indicatori utilizzate dagli autori dell’indagine (o dimensioni, per usare i loro termini) si scopre una situazione estremamente differenziata per quanto riguarda la Capitanata.
Italia Oggi ha spiegato l’ultimo posto di Foggia con il fatto che la provincia si piazza nella quarta fascia (la più bassa, quella in cui la qualità della vita è ritenuta insufficiente) in ben 7 delle 9 dimensioni in cui sono raggruppati i diversi indicatori.
Ma anche questo dato serve soltanto parzialmente a comprendere le ragioni della défaillance. Scendendo ancora di più nel dettaglio, si scopre, infatti, che nelle sette dimensioni negative, soltanto in due la Capitanata si trova nelle posizioni più basse (sotto il centesimo posto): sicurezza sociale e reati e sicurezza.
È dunque il caso di prendere in esame le diverse performance che la Capitanata ha fatto marcare (consigliamo di leggere anche a quanti avessero a disposizione la copia cartacea o digitale dell’indagine, perché una tabella riassuntiva pubblicata da Italia Oggi è sbagliata) nelle singole dimensioni. Dopo il nome della dimensione, riportiamo la posizione in classifica, la fascia in cui è collocata la provincia, il punteggio ottenuto, la differenza positiva o negativa rispetto allo scorso anno. Da osservare con particolare attenzione il punteggio: 1000 viene attribuito alla provincia che ha ottenuto la migliore performance, 0 all’ultima. L’indice sintetico che determina il punteggio complessivo nella singola dimensione è quindi particolarmente indicativo della maggiore o minore differenza rispetto al resto della provincia: a punteggio più basso, corrisponde una differenza più marcata.
Classifica generale: posizione in classifica, 107; fascia: 4, punteggio: 0, differenza (-5); Affari e lavoro: posizione in classifica, 92; fascia: 4, punteggio: 303,10, differenza (+9); Ambiente: posizione in classifica, 94; fascia: 4, punteggio: 196,13, differenza (+3); Reati e sicurezza: posizione in classifica, 102; fascia: 4, punteggio: 227,23, differenza (-2); Sicurezza sociale: posizione in classifica, 106; fascia: 4, punteggio: 10,15, differenza (-2); Istruzione, formazione, capitale umano: posizione in classifica, 94; fascia: 4 punteggio: 177,28, differenza (+6); Popolazione: posizione in classifica, 12; fascia: 1, punteggio: 689,71, differenza (=); Sistema salute: posizione in classifica, 9; fascia: 1, punteggio: 745,69, differenza (+7); Tempo Libero: posizione in classifica, 92; fascia: 4, punteggio: 179,65, differenza (…); Reddito e ricchezza: posizione in classifica, 95; fascia: 4 punteggio: 245,91, differenza (-4).
Questi dati dimostrano, inequivocabilmente, che a trascinare la Capitanata all’ultimo posto in classifica sono soprattutto, se non esclusivamente, due dimensioni: Reati e sicurezza e sicurezza sociale.
Nessuna sorpresa per quanto riguarda il “peso” della criminalità. Basta sfogliare la cronaca nera dei quotidiani e ricordare le tante volte che la provincia di Foggia è finita nei titoli di testa dei telegiornali per gli episodi di criminalità, per rendersi conto che la situazione foggiana è insostenibile.
C’è da aggiungere che la gravità della situazione sembra essere ormai finalmente percepita dalla popolazione.
Non è invece così per quanto riguarda la sicurezza sociale, dimensione complessa che concentra indicatori eterogenei, e che in questa edizione dell’indagine ha utilizzato (riferiti al 31 agosto 2020) anche indicatori che si riferiscono all’epidemia di Covid-19. Tra gli indicatori presi in considerazione, tutti estremamente indicativi della qualità della vita di un territorio si trovano: infortuni sul lavoro, morti per tumore, suicidi, sinistri stradali, tassi di disoccupazione giovanile, disabilità, pazienti in trattamento sanitario obbligatorio, reati a sfondo sessuale e, da questa edizione, incremento della mortalità rispetto al periodo pre-Covid, morti da covid e incidenza del covid sulla popolazione.
È il caso di sottolineare che per quanto riguarda la sicurezza sociale, la Provincia di Foggia occupa la posizione peggiore (106) di tutte le dimensioni, perde due posizioni rispetto all’anno precedente e marca il punteggio più basso: solo 10,15.
Nei prossimi giorni scenderemo ancora di più nel dettaglio, esaminando come sono andate le cose nei singoli indicatori. Ma il campanello d’allarme che parte dalla sicurezza sociale non può venire eluso.
È il disagio sociale il vero cancro che uccide la Capitanata.

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Autore: Geppe Inserra

1 commento su “Disagio sociale e criminalità hanno trascinato in basso la Capitanata

  1. personalmente non credo molto a queste classifiche, per una lunga serie di motivi, o comunque credo siano abbastanza ‘relative’, nel senso che vadano lette nel modo giusto, con attente analisi, nel bene e nel male. Penso però che la ‘partecipazione’ della comunità possa rappresentare uno dei motivi del riscatto. Sento fare analisi che non voglio commentare, perché non apprezzo molto i campanilismi inutili, poco costruttivi e da frustrati ai quali tanti ricorrono. Dal mio punto di vista ritengo che alcune aree della nostra Puglia negli anni hanno davvero visto una concreta partecipazione della cittadinanza al processo di cambiamento, del proprio paese, della propria città. La cittadinanza attiva, il sentirsi artefici delle sorti della propria terra, il difenderla non nei campanilismi ma nella concretezza delle scelte, anche quando ci si ritrova con una matita in mano per esprimere il proprio voto. Se volessimo scendere in un’analisi dettagliata potremmo dire tanto, davvero tanto, e forse anche troppo. Sento di dire che, tra le tante speranze che nutro c’è quella che possa cambiare l’atteggiamento di tanti cittadini ‘indifferenti’ e comunque poco partecipi al risveglio di alcune nostre realtà/città. Basta vedere chi chiamiamo a rappresentarci, anche come primo cittadino, per capire tanto, tanto, tanto (e non c’è Pentapoli, 4 province, accordo o progetto che regga se non cambia l’approccio alle ‘cose nostre’, penso). Punto per punto potremmo analizzare tutte le voci di queste classifiche (che comunque sono davvero piene di limiti), ma sopra ogni cosa serve la determinazione e la partecipazione al cambiamento, anche se questo richiede sforzi ancora maggiori al Sud, troppo spesso ‘bistrattato’. Io voglio credere in questo risveglio, guidato dalle menti migliori ed accolto dalla comunità coralmente. La qualità della vita viene costruendosi da sé. Cordialmente. Grazie. Buona domenica a tutti.

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