Foggia e Federico II, una storia che riprende

Tra qualche giorno, il 13 dicembre, ricorrerà il 770° anniversario della morte di Federico II, che concluse la sua vita in quella Puglia piana che tanto aveva amato, a Castel Fiorentino, tra Lucera e Torremaggiore. L’imperatore Svevo trascorreva lunghi periodi dell’anno a Foggia, che era di fatto diventata la Capitale dello Stato. La predilezione dello “stupor mundi” per Foggia e la Capitanata era dettata da una serie di ragioni: era un territorio ideale per dare sfogo alla sua passione per la caccia, era una terra relativamente vergine dal punto di vista politico ed amministrativo, dove poteva sperimentare nuove tecniche di governo del territorio e della sua economia e, soprattutto, Foggia occupava una posizione assai più centrale, nel vasto impero che Federico II era chiamato a sovrintendere, rispetto a Palermo.
Dopo anni di scarsa attenzione, se non di aperto disinteresse, Foggia sta ritrovando la sua antica vocazione fridericiana, anche grazie alla passione scientifica di studiosi che hanno approfonditamente studiato le opere dello Svevo in Capitanata, come Giuseppe de Troia, e all’impegno civile e culturale di intellettuali come Pasquale Episcopo, docente ed ingegnere foggiano da tempo emigrato in Germania, che ha pazientemente ripreso a tessere la tela di un’occasione che sembrava perduta: l’installazione di una Stauferstele, cioè di una stele fridericiana, finanziata e donata alla città di Foggia dal Comitato tedesco che ha lanciato un progetto mondiale con l’obiettivo di collocare una stele monumentale in ciascuno dei luoghi legati alla storia degli Staufer. [Se volete saperne di più, leggete qui.]


L’oblio che sembrava caduto su Foggia fridericiana rappresenta un caso eclatante di damnatio memoriae. In Puglia si è soliti indicare la massima espressione della presenza di Federico II in Castel del Monte, che sicuramente fu voluto e progettato dall’imperatore. Ma non esistono prove certe che vi abbia mai messo piede, mentre Foggia e la Capitanata furono la sua dimora abituale per gli ultimi 25 anni della sua vita, almeno quando si trovava in Italia.
Eppure non è sempre stato così. Quest’anno ricorre, oltre al 770° della morte di Federico II, anche un altro importante (e dimenticato) anniversario: 70 anni fa, il 23 e 24 maggio del 1950, Foggia fu tappa, assieme a Jesi e a Palermo, di un convegno internazionale itinerante di studi nell’ambito delle celebrazioni del VII centenario delle celebrazioni della morte dell’imperatore.
L’evento foggiano fu promosso dalla Deputazione di Storia Patria per la Puglia e dalla Società Dauna di Cultura, e vide protagonisti due intellettuali dauni di primissimo piano, come Mario Simone e Michele Vocino. Il convegno si svolse nella sede della Provincia, a Palazzo Dogana, con visite a Lucera, Troia e Castel del Monte.
“L’atmosfera di Foggia – si legge nel volume in cui vennero pubblicati gli atti -, risorta dalle rovine prodotte dai bombardamenti, fervida di vita operosa, fu quanto mai propizia al Convegno, tenutosi nei locali della Dogana Vecchia (la maggior istituzione economica di Capitanata in età feudale), con lo sguardo aperto alle iniziative, nuove e molteplici, rivelanti la vita che circola e ristora le antiche terre del Mezzogiorno.”
Il convegno di Foggia fu un evento scientifico di grande importanza anche perché, per la prima volta, dette il giusto risalto al primo studio sistematico sul Palazzo Imperiale. Ne era stato autore, molti anni prima, quello straordinario e poliedrico intellettuale di Manfredonia che è stato Michele Bellucci.
Così lo tratteggia Alessio Olivieri, ricercatore presso l’università californiana di Riverside: “Fu un intellettuale e un artista a tutto tondo: notaio, eccellente pianista (con maestri e compagni di tutto rispetto), compositore e critico musicale; dimostrò inoltre spiccate qualità nel mondo letterario (tanto da guadagnarsi la stima di Francesco De Sanctis) e, più tardi, fu addirittura latinista e archeologo.”
Bellucci non poté intervenire personalmente al convegno foggiano in quanto era scomparso alcuni anni prima. La manifestazione foggiana offrì tuttavia l’occasione per ricordarlo come meritava e per dare finalmente, alle stampe il suo studio.
Presentandolo nel fascicolo che raccoglie gli atti, Mario Sansone ebbe a scrivere: “”Perché non sia tradita la mente dell’autore e ne siano invece manifesti l’indole e il tormento, avvertiamo che, elaborate in ambiente culturale estremamente sfavorevole, le dense pagine in cui essa si afferma con rigore di metodo e compostezza di stile, sono estratte da un ampio repertorio – “Biografia degli uomini illustri di Capitanata” -. Il manoscritto, che ha il titolo Bartolomeo da Foggia, nonostante qualche piccolo ritocco, risale al primo decennio di questo secolo. Restituitosi alla patria natia dopo un brillante esordio a Napoli e a Bari, impelagatosi in un vasto e vario lavoro storiografico, letterario e artistico, colpito da cecità negli ultimi anni, il Bellucci non potè aggiornare gli scritti compiuti, né completarne tanti altri. Ma il suo contributo alla illustrazione dei rapporti tra Federico e Foggia, con la lezione sulla epigrafe dedicatoria, la ricostruzione dell’ambiente regale e le precisazioni in misurata polemica, non è affatto sbiadito dal tempo che peraltro, non ha fruttato nuove ricerche e conclusioni nella terra ove, anzi ha cancellato altre orme sveve in concorrenza con la guerra recente.”
Assieme alla introduzione di Michele Vocino, lo studio di Michele Bellucci rappresenta un contributo fondamentale alla conoscenza del rapporto tra Federico II e Foggia. Potete scaricare il due documenti utilizzando i link qui sotto.

Il discorso di Michele Vocino

Il palazzo imperiale di Foggia di Michele Bellucci

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Autore: Geppe Inserra