Quando il Gargano era un “pezzente bellissimo” (di Anacleto Lupo)

Grande giornalista e raffinato scrittore, Anacleto Lupo ha diretto per anni la redazione foggiana della Gazzetta del Mezzogiorno. Chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare al suo fianco, sotto la sua guida, sa bene che Anacleto aveva una genuina e insopprimibile vocazione per una particolare figure del giornalismo: l’inviato. Vocazione spiccata, che nasceva dalla sua capacità di cogliere il senso profondo delle cose e dei fatti, al di là delle apparenze, e di raccontarlo con quel realismo magico che costituisce il tratto essenziale della sua produzione letteraria.

I casi della vita (e della professione) lo hanno portato a svolgere un ruolo sicuramente più impegnativo, come quello di capo redattore, ma forse meno gratificante, dal punto di vista creativo. Nondimeno, quando ne aveva l’opportunità, Lupo non esitava a salutare i colleghi della redazione e trasformarsi in “inviato”. Generalmente i suoi viaggi erano limitati all’interno dei confini provinciali, ma lo spirito con cui svolgeva il suo lavoro e scriveva i suoi pezzi era proprio quello dell’inviato: raccontare eventi, e luoghi, come se si trattasse della prima volta, utilizzando uno sguardo diverso da quello convenzionale del cronista.
Anacleto Lupo ci ha lasciato splendidi racconti di questi “viaggi provinciali”, come quello che state per leggere. Il resoconto di un convegno svoltosi a San Marco in Lamis sul futuro del Gargano gli offre il destro per raccontare il promontorio, la sua luce, i suoi paesaggi, le sue speranze di futuro.
Un pezzo di grande giornalismo, che venne pubblicato dalla Gazzetta il 22 maggio del 1961, con il titolo I problemi e le risorse del Gargano precisati al convegno di San Marco in Lamis e il sommario Una terra attualmente povera ma potenzialmente capace di produzione e di ricchezza.
Buona lettura (g.i.)

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Dal nostro inviato

San Marco in Lamis, 21 maggio 1961

Che consolazione andare al Gargano in questa mattina domenicale di maggio in cui la primavera, dopo l’incostanza atmosferica dei giorni scorsi è tornata finalmente a risplendere con il luminoso trionfo del suo sole e del suo azzurro Così si parte con negli occhi un barbaglio di raggi e nelle narici un profumo di gelsomino. Ed ecco in fondo, allungato da est ad ovest, sulla immensa pianura del Tavoliere, apparire il favoloso promontorio: sembra davvero il promontorio dell’allegrezza: “Gargano”, secondo qualcuno, significherebbe allegrezza, dove forse si recavano per diletto i più antichi re dalla Daunia

Come si presentasse il Gargano in epoca lontana, non sappiamo. Ricordiamo solo i due noti versi di Orazio che ne cantano i mugghianti querceti: “querceta Gargani laborant“, “Garganum mugire putes nemus“. Comunque, oggi il Gargano si presenta con un suo fascino e un suo potere particolare, quello di elevare lo spirito sino ad una gioiosa esaltazione, ma si presenta pure con un complesso di problemi, e problemi assai gravi. Il Gargano è un immenso giacimento di bellezze naturali, di energie umane e sociali che, tenuto in abbandono da secoli, attende di essere sfruttato e utilizzato. Vivificare una zona ricca di risorse, ecco tutto. Ed è per questo che oggi si svolge il Convegno della Associazione per la rinascita del Gargano, al quale appunto, siamo diretti.
Saliamo sul primo gradino del promontorio, detto con turgido e solare vocabolo, Calderoso. Ci spingiamo su, sino all’altezza del Celano, (mille metri circa) tra uno sgomitolarsi continuo di cime e cime che sbucano ad ogni svolta — proprio una popolazione di montagne, come dicono i contadini garganici —; scendiamo per qualche centinaio di metri e arriviamo al Convento S. Matteo, già abbazia benedettina del IV secolo, turrito e maestoso come una fortezza medievale. Qui è la sede del Convegno. Un Convegno a quota 750 tra “interminati” spazi e “sovrumani” silenzi.

Questo folto gruppo di uomini, che si aggira sull’ampio spiazzale erboso, sembra un gruppo di asceti e di solitari, e desta quasi sorpresa apprendere che si tratta del presidente dell’Associazione per la rinascita del Gargano, comm Morcaldi, del segretario prof. Giuliani, del dr. De Tullio della Camera di Commercio di Foggia, dell’avv.D’Addetta direttore del periodico Il Gargano, del prof. Capuana e di oltre una diecina di sindaci, tutta gente quotidianamente alle prese con cento problemi e qui convenuta per trattare questioni della massima concretezza e urgenza.
Un Convegno, dunque, denso di questioni pratiche di preoccupazioni e di ansie, svoltosi in uno scenario incantevole ed in un clima di autentico misticismo tra monti sfolgoranti di luce, sotto il più bel cielo di Pentecoste.
Un contrasto. E in verità il Convegno dell’Associazione per la rinascita garganica tornata a riunirsi qui undici anni dopo la sua istituzione – ha presentato un Gargano economico-sociale, grondante di triste realtà, tanto diverso da quello turistico con le sue splendenti bellezze. È stata una sorpresa quando il comm. Morcaldi ha iniziato la sua relazione nella saletta del Convento, dalla cui finestra entravano aromi silvestri e gorgheggi di uccelli, è stata come una doccia fredda per noi. Non sospettavamo proprio che la situazione del Gargano fosse così depressa, così dura, cosi difficile e subito abbiamo sentito risuonare al nostro orecchio la frase raccolta da un lavoratore incontrato qualche ora prima nella piazza di S. Marco in Lamis: “Il Gargano è un pezzente bellissimo”. Bellezze e risorse naturali e povertà economica. Il Convegno ha messo in evidenza appunto questo contrasto. È stata una diagnosi realistica al cento per cento, imperniata su tre problemi principali: approvvigionamento idrico, industrializzazione, zona di sovrapposizione.
Approvvigionamento idrico. I Comuni garganici hanno una scarsa disponibilità di acqua. Si tratta di una erogazione di poche ore al giorno. Ora come è possibile pensare ad uno sviluppo turistico, quando la popolazione, priva di acqua sufficiente, non è in condizione nemmeno di soddisfare un bisogno di prima necessità? Si è parlato, è vero, di progetti, ma si tratta – hanno affermato i convegnisti – di progetti-fantasmi. Eppure in alcune zone, come in agro di Mattinata, esistono falde freatiche, non solo ricche di acqua, ma di un’acqua ottima, che potrebbe far fronte benissimo alle esigenze dell’intero Gargano.
Industrializzazione. Esiste una miniera di bauxite addirittura con una produzione annua di 2.000 tonnellate, ma esistono anche schiere di disoccupati. Eppure – questo eppure è tornato spesso nella disamina e nella discussione dei singoli problemi come un ritornello echeggiante di amarezza e di speranza insieme – eppure il Gargano è ricco di risorse. A parte la possibilità di incrementare l’estrazione della bauxite e di far sorgere, per il suo primo trattamento in loco, un apposito stabilimento, ci sarebbe un intero elenco di iniziative da attuare: pesca, caccia, legname, sfruttamento delle sanse, impianto di uno zuccherificio mediante la coltivazione delle barbabietole già sperimentato con ottimi risultati quanto a quantità e a qualità, ma con scarso rendimento da parte dei coltivatori, che per vendere il prodotto furono costretti a trasportarlo a dorso di muli attraverso le mulattiere con un ricavo assolutamente inadeguato.
Zona di sovrapposizione. Per quanto riguarda questo problema tutta l’assemblea ha auspicato che al più presto le zone del Varano e del Lesina ed alcune piccolissime zone dei tenimenti di Rignano Garganico e di S. Marco in Lamis, rispettando le decisioni e la volontà delle popolazioni interessate nonché la delimitazione territoriale e classificazione di cui al decreto del Capo dello Stato del 27-3-1956, n. 632, entrino finalmente a far parte del Consorzio di bonifica montana del Gargano.
Questi i punti principali affrontati e discussi dall’Associazione per la rinascita garganica in vista di un congresso, che dovrà tenersi quanto prima con l’intervento di una larga schiera di autorità e personalità politiche e dal quale certamente verranno fuori delle conclusioni concrete e decisive. Quella di oggi è stata più che altro una diagnosi.

Nella saletta di S. Matteo a quota 750, fra aromi silvestri e gorgheggi di uccelli, il Gargano ha mostrato il suo volto bello e accorato insieme. Volto sofferente di tutto il Sud. Quando è stato proposto di indire un ciclo di manifestazioni risorgimentali al fine di far conoscere il contributo di sangue dato dal Gargano alla causa della indipendenza e della libertà della patria e di dimostrare come la rinascita di questa zona rappresenti un diritto anche in questo senso, è scoppiato un lungo e caloroso applauso. Pol i lavori sono terminati ed i convegnisti sono usciti ad affacciarsi sulla loggia del convento da dove si scorgeva un immenso mare di
verde e di azzurro, fascino indistruttibile del Gargano. In alto il sole di Pentecoste splendeva con un luminoso presagio.
ANACLETO LUPO

[La foto che illustra l’articolo è stata scattata a Rignano Garganico da Alfred Eisenstaedt, nel 1947. Fa parte della collezione fotografica di Life, che potete sfogliare qui.]

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Autore: Geppe Inserra