Covid, i dati della Fondazione Gimbe: cresce il rischio in Puglia

Ha destato un certo stupore e preoccupazione il nostro articolo di qualche giorno fa, sul sorpasso operato dalla Puglia sulla Lombardia nella classifica dei casi attivi di Covid 19. Stupore e preoccupazione che confermano la tesi di fondo dell’articolo: la seconda ondata dell’epidemia si sta abbattendo pesantemente sulla nostra Regione, ma non c’è un’adeguata percezione dell’accelerazione del virus, il che aumenta il rischio di una diffusione incontrollata.
Il trend negativo va purtroppo consolidandosi. L’ultima rilevazione della Fondazione GIMBE conferma per la Puglia il quinto posto nazionale per quanto riguarda i casi attivi, ma mette in evidenza un altro dato estremamente critico. La Puglia si classifica al quarto posto (dopo Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Marche), per l’incremento percentuale di casi nella settimana 6-13 gennaio. Nonostante questa posizione nella graduatoria nazionale tutt’altro che rassicurante, mai la Puglia viene citata dalle televisioni nazionali.
Che ci sia assai poco di che stare allegri, lo si comprende dal grafico che vedete qui sotto, che rappresenta lo strumento statistico con cui la Fondazione monitora l’andamento dell’epidemia. Uno strumento semplice, che consente una lettura immediata del trend. Il quadrante che vedete qui sotto incrocia i dati relativi all’incidenza del virus sulla popolazione residente nelle due ultime settimane, con la sua velocità di propagazione (l’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana) così permettendo di fotografare la criticità della situazione e di stimare il rischio che i contagi continuino a diffondersi, oppure vadano verso il rallentamento.


A primo acchito, il grafico non è molto intuitivo, ma è proprio la Fondazione a rendere la lettura più facile, ricorrendo ad un’azzecata metafora: la propagazione del virus viene mostrata come il riempimento di un lavandino.
Premesso che i colori del quadrante non si riferiscono in alcun modo a quelli delle aree di rischio identificate dal DPCM 3 novembre 2020, cominciamo col dire che l’incrocio dei diversi quadranti indica i valori medi a livello nazionale.
L’asse orizzontale indica l’incidenza percentuale dei nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime 2 settimane. Questo valore permette di stimare quanti casi, in un determinato periodo, sono positivi e potrebbero quindi trasmettere il contagio.
L’asse verticale rappresenta invece l’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana. Questo valore indica la velocità di crescita dei nuovi casi.
Ed è  qui che torna utile la metafora del lavandino.
L’asse orizzontale indica la quantità di acqua contenuta nel lavandino (casi positivi in un determinato periodo, quindi i soggetti infetti e potenzialmente contagianti). L’asse verticale indica la velocità con cui l’acqua fuoriesce dal rubinetto. Più la vasca del lavandino è piena, più è alto il potenziale di circolazione del virus. Più velocemente esce l’acqua dal rubinetto, maggiore è il rischio che le misure di prevenzione adottate non siano efficaci.
Nei riquadri rosso e verde si posizionano quindi le Regioni con numero di nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime 2 settimane e incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana, rispettivamente, superiori e inferiori alla media nazionale.
Nel riquadro giallo si collocano le Regioni con valori superiori alla media nazionale per nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime 2 settimane (quindi con la vasca del lavandino più piena), ma con un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana inferiore alla media nazionale (l’acqua esce dal rubinetto meno velocemente).
Nel riquadro arancione si trovano le Regioni – come la Puglia – con valori inferiori alla media nazionale per nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime due settimane (il contenuto di acqua nella vasca è minore), ma che fanno registrare un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana superiore alla media nazionale (ovvero dal rubinetto fuoriesce l’acqua più velocemente con il rischio di strabordare nel riquadro rosso).
La Puglia si trova in questa situazione (seconda solo alla Calabria per quanto riguarda la velocità del contagio) assieme alla stessa Calabria, e a Basilicata, Molise, Sardegna e Lazio, ed esibisce una incidenza dei contagi sulla popolazione residente soltanto di poco inferiore alla media nazionale.
Il trend è tutt’altro che positivo e confortante.
La Fondazione Gimbe ha sviluppato la sua analisi anche a livello provinciale, utilizzando la medesima metodologia. Qui sotto vediamo lo stesso grafico, questa volta elaborato per le singole province pugliesi. Potete vederlo qui sotto.


In questo caso, l’incrocio dei diversi quadranti indica i valori medi a livello regionale. Foggia è la provincia pugliese che presenta la più elevata incidenza di casi in relazione alla popolazione residente, seguita dalla provincia di Bari e dalla Bat. Però è allo stesso tempo la provincia che presenta la minor velocità di propagazione del virus. In riferimento a questo indicatore, le province che presentano l’indice più critico sono, nell’ordine Taranto, Lecce e Brindisi.
Tornando alla metafora del lavandino, la Capitanata, così come la provincia di Bari e la Batteria, entrambe collocate nel quadrante giallo dalla Fondazione Gimbe, presenta valori superiori alla media regionale per nuovi casi per 100.000 abitanti nelle ultime 2 settimane (quindi con la vasca del lavandino più piena), ma esibiscono un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana inferiore alla media regionale (l’acqua esce dal rubinetto meno velocemente).
In ogni caso si tratta di dati assai poco rassicuranti, che dovrebbero consigliare a non abbassare la guardia.

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Autore: Geppe Inserra

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