La Carta Pisana svela la costa dauna nel Medioevo

Quella che state per leggere è una bella storia, di curiosità intellettuale, di ricerca collaborativa, che la dice lunga sulle potenzialità della rete come immenso forziere di memoria e come strumento di condivisione della conoscenza.
Tutto nasce dalla pubblicazione della “memoria meridiana” sulla carta della Capitanata disegnata da Mario Cartaro, che mi ha permesso di venire a contatto con Michele di Iasio, studioso di Manfredonia, con una vasta gamma di interessi, che spaziano dalla speleologia, allo studio del territorio, con particolare riferimento alle antiche carte geografiche.
Di Iasio e la sua passione intellettuale sono una testimonianza vivente di come gli antichi documenti ci parlino, e possano offrirci nuove conoscenze sul nostro passato, preziose anche per il nostro futuro.
Michele mi informa dell’esistenza di una preziosa carta portolana, in cui viene offerta la prima rappresentazione cartografica delle coste e dei porti pugliesi. È la Carta Pisana, così definita perché è stata trovata nella città della Torre Pendente. Disegnata a mano su una pelle di pecora, raffigura l’intero Mar Mediterraneo e risale al XIII secolo. L’elemento che rende possibile la sua precisa datazione, ci riguarda molto da vicino. Nella carta, infatti, è indicato il porto di Manfredonia, il che fa ritenere che la Carta Pisana venne disegnata dopo che Re Manfredi la fondò, nel 1256. Gli studiosi fanno risalire la carta al 1275.
“Questa notizia – annota Di Iasio – ci conferma ancora una volta come il nostro territorio sia sempre stato importante nell’ambito della cartografia antica, anche in quella che nello specifico rappresentava il territorio costiero.”
Le immagini della Carta Pisana disponibili on line hanno tuttavia una risoluzione troppo bassa per poter leggere nitidamente i nomi dei porti. Così Di Iasio mi sollecita a svolgere ricerche più approfondite per cercare una riproduzione con una risoluzione più alta. Mi metto all’opera e, ancora una volta, trovo la risposta in quella inesauribile miniera di memoria e di conoscenza che è Gallica, il sito della Biblioteca Nazionale Francese. [Se volete vedere la Carta Pisana ad alta risoluzione, la trovate qui. Se volete scaricarla, cliccate invece qui.]

L’immagine che vedete qui sopra rappresenta il particolare, ingrandito alla massima risoluzione possibile, della costa dauna. Chiedo a mia volta a Michele Di Iasio di interpretare i nomi delle località che vi si leggono, ed emergono alcune sorprendenti novità. Cedo la parola allo studioso manfredoniano, che scrive: “L’aspetto più sorprendente che ci offre la Carta Pisana è dato dalla presenza del nome di un porto, la cui decifrazione mi ha fatto tribolare un po’, ma direi che ne è valsa la pena, perché si tratta del vecchio e ormai scomparso porto di una cittadina medioevale anch’essa scomparsa, di cui oggi si possono osservare solo i ruderi: Devia! [A beneficio di quanti vogliano approfondire l’argomento, Di Iasio allega il collegamento a un bel post comparso sul blog Amaraterramia di Domenico Sergio Antonacci, in cui potete leggere un approfondito scritto di Vittorio Russi: lo trovate cliccando qui.]
I nomi delle città riportate nella zona costiera della Capitanata, dopo Barletta, sono: SALPI, SIPONTO, MANFREDONIA, MONTE SANT’ANGELO, VIESTE, GOLFO DI VARANO, PORTO DI DEVIA.
Osservando i diversi nomi notiamo in primis che le località scritte in rosso erano i porti più importanti e più sicuri come Barletta, Siponto, e Termoli. Nel nostro caso, il porto dell’antica Siponto era il più importante della Capitanata e il maggior riferimento per imbarchi importanti di merci, truppe militari o sbarco di regnanti e blasonate personalità.
Inoltre, nella mappa è riportata anche la località di Monte Sant’Angelo che ovviamente porto non è, ma situata su un altura ben visibile, era usata dai naviganti come punto di riferimento per orientarsi.
In fine la Mappa Pisana anticamente chiamata Carta “Oisana”, ci fa notare, come comprova storico temporale che, al tempo della sua realizzazione, l’attuale Lago di Varano non era ancora uno specchio d’acqua chiuso, una laguna, ma un golfo, non essendo ancora avvenuta la formazione dell’istmo di terra che andrà in seguito a separarlo dal mare.”
Conversando al telefono, Di Iasio mi racconta che all’epoca il golfo di Varano era un tesoro di biodiversità, vi erano presenti perfino le lontre che i pescatori locali definivano “cani d’acqua”.
Sembra una favola, è in fondo lo è. Quante conoscenze sul passato può regalarci un’antica mappa, non è vero?

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Autore: Geppe Inserra

  1. Mentre leggevo l’articolo oltre che sulla trascrizione coeva di Manfredonia, a pochi anni dalla sua fondazione, e sui nomi “antichi”, da urbanista e cultore dei BB.CC. , mi soffermavo proprio sulla conformazione del “tacco del Gargano” cosa su cui Di Iasio accenna a fine articolo.
    Ritengo che il cosiddetto “trasporto solido” proveniente dalle coste del centro-nord Adriatico, dovuto alle correnti discendenti lungo la costa italiana e sospinte da quella del Golfo che penetra nel Mediterraneo da Gibilterra, abbia disegnato in uno con le bonifiche post-unitarie e del ventennio la costa settentrionale del Gargano come quella del Golfo di Manfredonia. Da non trascurare la pagina di storia della base navale di idrovolanti nella stessa area che, grazie alle caratteristiche orografiche, consenti strategie diverse da quelle di carattere ambientale attuali.

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