Quando Foggia era viva: le riflessioni di Anacleto Lupo sulla stagione del decentramento

Negli anni Settanta del secolo scorso, il risanamento di Borgo Croci ha rappresentato, per Foggia, un significativo episodio di democrazia diretta e partecipata. FoggiaInsieme e Lettere Meridiane intendono promuovere un tentativo di recupero della memoria collettiva di questa pagina importante, ma purtroppo pressoché dimenticata, della nostra storia.

Quella memorabile stagione fu resa possibile per la fortunata coincidenza di tre fattori: il ruolo del consiglio di quartiere guidato da Michele Perrone (avvocato, oggi coordinatore dell’associazione FoggiaInsieme), un contesto politico ed amministrativo particolarmente attento al decentramento e alle prospettive che schiudeva (era sindaco Pellegrino Graziani), la funzione di grande laboratorio di democrazia e di umanesimo integrale svolta dalla Comunità Salesiana e dal Sacro Cuore, con don Nicola Palmisano, don Michele de Paolis, don Michele Mongiello, don Gerardo Russo e don Giorgio Pratesi.
Per ricordare cosa fosse Foggia in quegli anni, e per comprendere quali potenzialità offrisse la strada del decentramento imboccata dalla città, si rivela molto utile la lettura dell’illuminante articolo di Anacleto Lupo, comparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 2 settembre 1976, che pubblichiamo di seguito, come introduzione alla serie di articoli che dedicheremo al risanamento di Borgo Croci. (g.i.)

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I problemi del capoluogo esaminati in una visuale “nuova”

CON I CONSIGLI DI QUARTIERE PIÙ RESPONSABILITÀ AI CITTADINI

La città « vera » può divenire una realtà – Il decentramento amministrativo costituisce il primo passo sulla strada di una Foggia «viva» – Occorre lavorare in una visione d’insieme considerando tutti i rioni quali aspetti di una medesima realtà da rinnovare

Foggia, 1 settembre

Foggia, con i suoi dodici quartieri e le sue tre borgate, tutta ancora da riscoprire, da discutere, da rinnovare. Generalmente, ogni città carica di un passato di storia e di tradizioni, si suole dimezzarla: la parte antica o vecchia e la parte moderna o nuova.

Foggia, per esempio. Foggia di Borgo Croci a ridosso di via Arpi e via Manzoni, tutta «una matassa di vicoli e vicoletti — per usare un’espressione popolare — e una catasta di case e casupole», molte ancora con grigi tetti bassi e comignoli giallo-verdi tozzi e grotteschi, all’ombra dei quali qualche rara rondine continua a costruire il suo nido; e Foggia di quartiere Puglia, con lunghi corsi (qualcuno coma viale Michelangelo a tre corsie), fiancheggiati da edifici nuovi di zecca.
La Foggia di un tempo e la Foggia di oggi? Direi un rimescolio di antico e di nuovo. Una Foggia al bivio che, come del resto sta accadendo in tantissimi altri centri abitati piccoli e grandi, è o dovrebbe essere sul punto di imboccare la via per diventare una vera città. Non per nulla ho sottolineato l’espressione centri abitati, cioè territori occupati da popolazioni in movimento quotidiano, ma senza che questo movimento (socio-economico, culturale e ricreativo, di assistenza e servizi vari e via discorrendo) trovi spazi e clima idonei a favorire un continuato armonico sviluppo delle attività.

La città nel senso autentico della parola con strutture urbanistiche corrispondenti alle esigenze dei cittadini in modo da garantire globalmente il rapporto comunitario (la città o è comunitaria e cioè un vivere sociale in pienezza o non è una città). La città vera, dunque, è oggi più un’aspirazione che una realtà. Ci sono teorie e indirizzi urbanistici e c’è una dialettica in atto, tendente in concreto a rendere possibile la nascita di una città a passo coi tempi o meglio col dinamismo dei tempi. Anche Foggia come città viva, autentica, è di là da venire. I foggiani la vogliono, la cercano. qualche volta si illudono di averla trovata. Significative a tale proposito queste due frasi : «Andiamo a Foggia», dicono gli abitanti di Borgo Croci intendendo dire che si recano al centro pulsante della città.«La vera Foggia è a Borgo Croci», dicono, invece, quelli che abitano al centro. Hanno insieme ragione e torto tutti e due i gruppi di abitanti. Foggia dimezzata, dicevo sopra, spezzata. Antico e nuovo, qua staccati, là mescolati. E intanto Foggia, la città vera della quale consapevolmente o inconsapevolmente si sente il più vivo e urgente bisogno, deve, ripeto, nascere ancora. Ma chi la farà nascere?

La risposta non può essere che una: i foggiani. Vengono prima i cittadini, poi la città, o per essere più precisi, esiste una contemporaneità, cittadini-città. I tecnici, gli urbanisti a tutti i livelli (dall’architetto, all’ingegnere, al sociologo) non possono operare prescindendo dalla realtà umana. Case, strade, uffici, ospedali, scuole, giardini non sono città, se non corrispondono alle esigenze dei cittadini, considerati nell’ambito di una crescita globale regionale, meridionale (riferendosi al capoluogo dauno) e nazionale insieme. Città è uguale vita umana nel suo divenire quotidiano: una cronaca che si fa storia. Accade così che i cittadini, non essendo in grado di costruirsi la loro città, non sono neppure in condizione di attuare la loro crescita.

Eccoci cosi ai dodici quartieri e alle tre borgate di Foggia — Camporeale, Carmine, Cattedrale, Cep. S Lorenzo, Croci, Diaz, Ferrovia, Giannone, Martucci, Puglia, S. Pio X, borgata Arpinova, borgata Cervaro e borgata Incoronata — il cui decentramento rappresenta il primo passo avanti sulla strada della Foggia come città viva e autentica. Eccoci così ai quindici consigli di quartiere, agili, moderni strumenti democratici che, rompendo e riducendo ulteriormente il blocco della centralizzazione del potere, attraverso una corresponsabilizzazione capillare, favorisce l’allargamento e l‘approfondimento della presa di coscienza dei foggiani in quanto cittadini.

Giustamente, un breve scambio di idee avuto qualche giorno fa con l’avv. Michele Perrone, aggiunto sindaco di Borgo Croci, osservava che il risanamento del suo quartiere ormai imminente, per quanto riguarda i piani di costruzione delle case, delle strade e dei servizi, perché risulti davvero un radicale, sostanziale risanamento, deve passare attraverso i cittadini. A rifondarlo dovranno essere i foggiani, in collaborazione con i tecnici e gli urbanistici che, a loro volta, devono lavorare a misura d’uomo.

Lavorare in una visione d’insieme s’intende, perché Borgo Croci, e tutti gli altri quattordici quartieri sono aspetti d’una medesima realtà da rinnovare. Visione d’insieme nelle sue prospettive di sviluppo. Foggia, per fortuna, non è territorialmente in uno stato di avanzato deterioramento: dispone di spazi e di aree che, attraverso un piano regolatore generale e dei piani particolareggiati ben armonizzati, potranno preparare la nascita della Foggia nuova.

Foggia nuova che, però, per essere veramente nuova — non si insisterà mai abbastanza su questo concetto di fondo — deve poter contare sui foggiani nuovi.

È attraverso il funzionamento del consigli di quartiere che i foggiani, con una diretta e consapevole partecipazione alla vita politico amministrativa della città, diventano nuovi in un senso altamente qualitativo.

Facciamo un esempio. Con la ripresa dell’attività politica, il nuovo Governo e il nuovo Parlamento dovranno affrontare i problemi urbanistici (nuovo ordinamento giuridico della pianificazione urbanistica, rilancio dell’edilizia pubblica, varo di un programma complessivo degli stanziamenti pubblici per l’edilizia abitativa, dopo i provvedimenti congiunturali del 1975, e soprattutto di una ragionata ripartizione dei fondi tra la costruzione di nuovi quartieri e il risanamento di quelli esistenti, compresi i centri storici).

Ora, su tale problematica i cittadini devono e possono essere responsabilizzati, principalmente attraverso i loro consigli di quartiere. Una responsabilizzazione che deve, a sua volta, portare Foggia con i suoi foggiani in campo aperto: il dialogo del capoluogo con gli altri comuni della provincia e quindi con la Regione e il Paese.

Sotto questo aspetto, le elezioni del consigli di quartiere — e saranno le prime — che dovranno svolgersi a Foggia, in autunno, acquistano una portata notevole. Elezioni democratiche capillari. Per rivivificare e rinnovare Foggia, rivivificando e rinnovando i foggiani

Anacleto Lupo

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Autore: Geppe Inserra