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Che cos’hanno in comune il Magnifico Rettore dell’Università di Foggia, Giuliano Volpe, ed il presidente del Foggia, Davide Pelusi? A prima vista assai poco, se non il fatto di guidare due strutture che stanno nel cuore dei foggiani, come l’ateneo e la squadra di calcio.

C’è invece un altro aspetto a collegare i due personaggi, anche se forse neanche loro lo sanno: sia Volpe che Pelusi sono stati vittime di certi atteggiamenti della tecnostruttura comunale. Il rettore ha puntato il dito di brutto contro i tecnici del Municipio, intervenendo qualche giorno fa all’interessante convegno promosso dalla Fiera di Foggia sul “sistema cultura”.
Una bella sfida, quella lanciata dal presidente dell’ente fieristico Fedele Cannerozzi, anche se non nuova: l’idea che la cultura possa sprigionare valore aggiunto facendo sistema. Solo che per fare sistema occorre che tutte le componenti cooperino. Prima di tutto facendo il loro dovere.
L’Università ha ottenuto dal comune le due vecchie palestre della ex Gil di Via Matteotti e via Galliani. Sta investendo risorse proprie per ristrutturare e restituirle alla città come “palestre di conoscenza”. Ma i lavori procedono a rilento per la solita storia della burocrazia: firme che ritardano a venire apposte, permessi che ritardano a venire rilasciati. “Sono un archeologo – ha tuonato Volpe – e conosco bene il valore di un restauro, non mi sognerei mai di commettere abusi edilizi, eppure non riusciamo a procedere celermente. Mi era già successo personalmente, quando ho cercato di restaurare la mia abitazione: ci ho messo tre anni ad ottenere il permesso”.
Capito come vanno le cose a Foggia? Un rettore (barese) sceglie di vivere nella città la cui università è stato chiamato a dirigere. Bisognerebbe fargli i ponti d’oro, perché uno dei problemi più grossi del radicamento delle istituzioni universitarie sta proprio nel fatto che spesso i docenti fanno i pendolari, non si “radicno”. Volpe ha scelto diversamente, ma deve fare tutti i giorni i conti con certi comportamenti.
Gli stessi comportamenti che hanno impedito fino a qualche giorno fa al Foggia di giocare allo Zaccheria, per le ben note questioni di agibilità.
Sull’argomento, il presidente Pelusi aveva scritto una lettera aperta, che è un capolavoro di senso civico: “Le cose vanno fatte secondo le regole, realmente e definitivamente”, afferma Pelusi riferendosi al fatto che anche quest’anno, com’era sempre accaduto, chi doveva occuparsi dell’agibilità dello stadio ha sperato nel parere accomodante, nella autorizzazione all’ultimo minuto. 
Il presidente non le manda a dire, e mette il dito nella piaga: “Qualcuno, o forse più di qualcuno, pensava che si potesse andare a vanti a vita facendo e non facendo; realizzando documentazioni incomplete, raffazzonate, scaricate da internet. Qui è un intero “modus operandi” che viene messo sotto scacco; la mentalità dell’approssimazione; la mentalità del facciamo finta di fare le cose tanto nessuno se ne accorge e poi tanto alla fine ci sono sempre le deroghe che nasconderanno tutto e faranno si che si potrà giocare come sempre. E intanto mi porto a casa lo stipendio pagato con le tasse dei cittadini.“
Lo stadio, così come le due palestre per il cui recupero l’Università ha investito preziosi soldi pubblici. non sono rimasti chiusi soltanto per i ritardi e le omissioni di chi dovrebbe fare il suo dovere e non lo fa. Magari si trattasse soltanto di questo. Il fatto è che la vicenda dello Zaccheria ricorda altre poco edificanti vicende che stanno mortificando la città, come la perdurante chiusura del Teatro Comunale Giordano, l’inagibilità del Teatro Mediterraneo… E’ una questione di mentalità: c’è un “lassismo ambientale” che avvelena la città e mette a repentaglio il suo futuro, la sua possibilità di futuro.
Volpe e Pelusi sono due mosche bianche che volano nel cielo cupo della città di Foggia. Giuliano Volpe è un foggiano d’adozione che si è innamorato profondamente di questa città, e crede fermamente che la cultura, la conoscenza sono le sue più importante (e trascurate) risorse di futuro. Davide Pelusi è uno dei tanti giovani foggiani che, studiando e lavorando sodo, hanno fatto fortuna altrove, ritagliandosi un ruolo di prestigio nel mondo dell’economia. 
Non ci vuole soltanto coraggio per imbarcarsi in imprese come quelle di cui si son fatti carico i nostri due personaggi: occorre un senso civico profondo e radicato. Quel senso civico di cui la città difetta sempre più vistosamente, e la cui mancanza pone una serissima ipoteca del futuro del capoluogo dauno, sulle sue possibilità di riscatto. 
Le vicende denunciate dal rettore Volpe e dal presidente Pelusi esulano l’ambito esclusivamente universitario o sportivo, e pongono interrogativi che riguardano il modo di essere, di pensare e di vivere della città.
Nella lettera aperta di Pelusi c’era anche un “post scriptum” dal valore altamente emblematico: “ e che a nessuno venga in mente che noi molleremo. Non molleremo mai”.
Dopo quell’appello, diverse cose sono successe. Pelusi non ha mollato, lo Zaccheria ha riaperto i battenti, il Foggia ha vinto le sue prime partite. Non è molto per sperare in un futuro migliore, per la città, per la sua università, per la sua squadra. M intanto è bello vedere due mosche bianche volare…
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