Conservatorio Giordano, luogo d’eccellenza: il recupero della musica concentrazionaria

Print Friendly, PDF & Email

Ci sono luoghi d’eccellenza di cui la città non è
consapevole fino in fondo. Ma è da questi posti in cui si coltiva la creatività
che produce la speranza e il desiderio del futuro – di essere protagonisti del
proprio futuro – che bisognerebbe ripartire.
Uno di questi luoghi dell’eccellenza è sicuramente il
Conservatorio Musicale Umberto Giordano, che da qualche anno sta vivendo una
nuova vita, grazie alla presidenza di Enrico Sannoner, una volta tanto l’uomo
giusto al posto giusto, visto che è stato per decenni direttore del teatro
comunale Giordano, che soprattutto negli anni Settanta portò a fasti mai
raggiunti prima. Tanto per dire, alcune produzioni del teatro vennero ospitate
all’Arena di Verona.
Sannoner sta applicando al conservatorio la stessa ricetta
che aveva determinato il successo del teatro, ed è una ricetta che mi sento di
suggerire a tutti i foggiani che abbiano a cuore la cultura, e siano convinti
che è un motore indispensabile di crescita civile ed economica: metterci la
faccia ed il cuore. In questa impresa, Sannoner è positivamente coadiuvato dal
nuovo direttore, il maestro Francesco Di Lernia.

Il conservatorio musicale Giordano è uno dei più significativi luoghi dell’eccellenza di cui dicevo prima, un centro che non soltanto forma i giovani musicisti ma produce anche ricerca ad
altissimo livello, come dimostra una recente iniziativa che tra l’altro
testimonia l’altissima qualità del corpo docente.
Tra i tanti bravi professori del conservatorio figura un
geniaccio, il pianista Francesco Lotoro, che è una indiscussa autorità, tra i
maggiori esperti internazionali di musica concentrazionaria, ovvero la musica
che è stata composta nei campi di concentramento durante uno dei periodi più
oscuri della storia dell’umanità.
Lotoro è tra l’altro autore dell’Enciclopedia discografica
KZ Musik in 24 CD–volumi, che compendia ben 407 opere scritte nei Lager
registrate tra il Teatro e il Conservatorio dauno tra il 2001 e il 2011.
La notizia è che al Conservatorio si è recentemente concluso
il Master di “Musica concentrazionaria”, primo master in assoluto dedicato allo
studio, esecuzione e approfondimento storico–filologico della musica scritta
nei Campi di concentramento civili e militari aperti in Europa, Africa
settentrionale e coloniale, Asia e Oceania dal 1933 al 1945.
Sono stati 30 gli effettivi del Master tra allievi del
Conservatorio, musicisti in carriera e studenti universitari provenienti
dall’intera Puglia, da Roma e da Torino che hanno partecipato al Master, a
partire dal 16 maggio scorso, per un totale di 30 ore di tirocinio.si è altresì
avvalso delle lezioni tenute dal Prof. Franco Piperno (Università La Sapienza
di Roma) e Paolo Candido (docente di armonia presso il Conservatorio di
Foggia).
Foggia è così la capitale italiana e forse europea della
ricerca sulla musica concentrazionaria, del suo recupero e della sua produzione.
La Puglia in generale è particolarmente attenta a questo segmento della
produzione musicale che forse più di ogni altro ci dice come l’arte possa regalare
sempre barlumi di speranza e di luce, anche nei momenti più tragici e bui.
A Barletta è presente infatti l’Archivio Unificato della
Letteratura musicale concentrazionaria dell’Istituto Musica Judaica di
Barletta, attualmente il più completo Archivio della musica composta presso
tutti i Campi di prigionia, transito, concentramento, sterminio, Penitenziari
militari e Stalags (Terzo Reich, Giappone, della Repubblica di Salò, regime di
Vichy, Alleati, Unione Sovietica) in Europa, Asia e Nord Africa dal 1933 al
1945 scritta da musicisti Ebrei, cristiani di diverse confessioni, Sinti e
Roma, geovisti, prigionieri civili senza specifica preparazione musicale,
ragazzi deportati dalla Transnistria nei Campi di concentramento sovietici,
soldati e ufficiali deportati presso Stalags, ecc. e altri gruppi sociali e
religiosi discriminati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Presso la Mediateca Regionale è stato invece costituito da
Paolo Candido e Francesco Lotoro, quale filiazione della struttura barlettana, l’Archivio
Musicale dei Ghetti e Campi (1933-1945), che consente a musicisti, studiosi e
ricercatori del territorio di usufruire di tale materiale per studio, ricerca,
preparazione di tesi di laurea specializzate, esecuzione concertistica.
Quanti volessero approfondire l’argomento o più
semplicemente ascoltare qualcuno dei brani, bellissimi e struggenti, custoditi
alla Mediateca, possono trovare tutte le informazioni del caso nel sito della mediateca.
Facebook Comments

Author: Geppe Inserra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *