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“Voglio augurarmi che quest’opera abbia per Foggia e per la sua provincia il significato di un nuovo rinascimento. Voler rinascere come città, voler rinascere come provincia, come istituzione voler augurare un progresso alla nostra terra. Questa statua racchiude in sé tutti questi significati: gli occhi socchiusi della donna sono occhi che vedono lontano e la dicono tutta sul profondo significato da dare alla nostra terra, ai nostri sogni, alle nostre speranze.”
Così Antonio Pellegrino, a conclusione del suo doppio mandato alla guida della Provincia raccontava le ragioni che lo spinsero ad acquistare la Genesi, la splendida opera di Jorge Jemenez Deredia, per adornare l’ingresso della nuova sede della Provincia, in via Telesforo, nel documentario Genesi ponte di Luce, che ho avuto il piacere di curare per l’occasione (disponibile nel sito dell’artista). 
Fu un’operazione culturale di grandissimo significato: per il valore dell’autore (è il solo scultore non europeo una cui opera sia esposta a Piazza San Pietro), per il valore intrinseco ed il significato culturale dell’opera. La città tornava in qualche modo al “bello”, all’arte.
Per espresso volere del presidente Pellegrino  e dello scultore si convenne che l’opera dovesse essere installata all’esterno del Palazzo in modo da esaltarne il suo valore pubblico: il bello dev’essere condiviso per diventare una comune risorsa di sviluppo, in questo territorio che di bellezza ne possiede tanta.

Ma la città non ha capito fino in fondo, o forse non ha capito affatto, questo valore simbolico. Tant’è che ignoti vandali, sabato notte, hanno penosamente imbrattato la Genesi con vernice rossa. È bello che dei giovani dichiarino pubblicamente il loro amore, ma è assurdo e stupido che lo facciano sporcando un’opera d’arte. Non è la prima volta che l’opera subisce atti di vandalismo: subito dopo l’installazione altri ignoti divelsero una delle sfere, che per fortuna fu recuperata dagli operai del cantiere della nuova sede, ancora in costruzione.

Anche quest’ultimo gesto ha – ahimè – un profondo ed inquietante valore simbolico. Non c’è cattiveria dietro alla vernice rossa che ha imbrattato tanto il piedistallo di marmo quanto la parte di dietro del gruppo scultoreo: c’è semplicemente ignoranza. Ma l’ignoranza del  bello – il non essere consapevoli della bellezza che si possiede – è il più serio vincolo al riscatto di Foggia e della Capitanata. A suo modo, questo episodio, che segue di qualche settimana un gesto analogo operato ai danni della Cattedrale, appena riaperta al pubblico dopo i lavori di restauro, conferma che senza crescita culturale non può essere sviluppo dell’economia e dell’occupazione, perché impedisce la valorizzazione della risorsa di sviluppo più importante del territorio: l’identità.
Sono tra quelli che sostengono che la Genesi andrebbe spostata dal sito in cui si trova adesso, ma è l’ammissione di una sconfitta, la presa d’atto che questa terra ha saputo sognare, ma il sogno è finito.
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