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Il pronao della villa comunale distrutto dalle bombe
alleate. L’immagine è tratta da
foggiainguerra.altervista.org 

Il post Quando il generale Eisenhower disse: “PrendiamoFoggia” ha suscitato diversi interessanti commenti su Facebook da parte
dei lettori di Lettere Meridiane. In effetti, l’imminente ricorrenza del
settantesimo anniversario dei bombardamenti su Foggia dovrebbe rappresentare l’occasione
per una riflessione, più che per una celebrazione e basta. 
Le tragiche giornate
di luglio 1943 hanno lasciato, nel bene e nel male, una traccia profonda nella
identità della città. Riannodare il legame con quegli eventi può contribuire a
consolidare la sempre più rarefatta identità cittadina. Ben vengano, dunque, i
contributi.
Davide Leccese aggiunge un’importante considerazione circa l’importanza
del capoluogo dauno e di Salerno nello scacchiere bellico dell’Italia
Meridionale: “Foggia e Salerno venne individuate anche come importante snodo
ferroviario che poteva “bloccare” il Sud ai Tedeschi”.
L’approfondito commento di Michele Lauriola, fondatore dell’interessante
sito ProCapitanata.It (di cui ci  occuperemo diffusamente in uno dei prossimi
post) mette in relazione il passato (l’importanza cruciale degli aeroporti di
Foggia) con il critico presente dello scalo Gino Lisa.

Ecco quanto scrive Lauriola:
Quando Eisenhower disse “prendiamo Foggia” riconobbe che
Foggia, con Napoli, era “importante” per attuare “una tattica militare
parecchio rischiosa”. Come riportato nel testo: gli aeroporti esistenti nella
regione di Foggia, si prestavano egregiamente per operazioni di bombardamento
sull’Europa centrale”.
Ora è pura demagogia osservare come mai: “una posizione
strategica che faceva gola agli Alleati, ma che, dopo d’allora, è stata misconosciuta
dalle istituzioni nazionali”. La risposta: quale “Eisenhower” di turno dei
territori della Capitanata ha ritenuto “importante” l’aeroporto di Foggia per
attuare “una politica della mobilità lenta e veloce strategica” per lo sviluppo
e l’economia della Capitanata pur sapendo che “le infrastrutture per attuare
quella politica della mobilità si prestano per operazioni di strategia di
sviluppo e di economia, solidali e sostenibili” della Capitanata?
Eisenhower, allora, utilizzo gli aeroporti esistenti nella
regione di Foggia, nelle condizioni in cui erano, limitandosi solo a mettere
delle lamiere per rendere agibili le piste (lamiere che lasciò in dono agli
agricoltori della zona). Ritenne, infatti, importanti le piste e non gli
aeroporti (non ne ha costruito nessuno).
Non sarà il caso di convincerci tutti che piuttosto che
sostenere “il riconoscimento dell’aeroporto di Foggia come scalo nazionale” sia
più importante far riprendere con forza e determinazione i voli anche dalla
pista di Foggia, una delle piste presenti in Puglia di Aeroporti di Puglia.
Così, intanto, ci verrebbe riconosciuto lo stesso diritto a poter fruire degli
stessi servizi degli altri territori della Puglia e poi, con l’adeguamento
della pista, saranno le stesse richieste di mercato a fare la differenza sulla
importanza delle piste e del necessario potenziamento delle relative strutture
di supporto.
Lello Vecchiarino, giornalista ed inviato speciale de La Gazzetta
del Mezzogiorno
, interviene sia sul post, sia sulla proposta di Lauriola: “Bravo
Geppe! Ho sentito il bisogno di andare a rileggere il prodigioso libro del
compianto ing. Antonio Guerrieri, “La Città Spezzata”. La proposta di
Lauriola mi pare convincente; formiamo un movimento, sulle ali della Storia.”
Ringrazio infine, per i loro apprezzamenti, Raffaele de
Seneen, Alberto Mangano e Raffaele Vigilante
.
Ho trovato altre interessanti conferme alla tesi dell’interesse
del generale Eisenhower alla “presa di Foggia”. Saranno oggetto di uno dei
prossimi post.
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