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Confesso che è proprio in occasione come queste che mi sento fiero di Lettere Meridiane, di questo quotidiano impegno volontario, in totale autonomia ed indipendenza, nato con il fine di contribuire alla formazione di un’opinione pubblica matura e consapevole capace di guardare le cose ad altezza d’occhio e non solo dall’alto, come dicono gli angeli di Wim Wenders ne Il cielo sopra Berlino.
Il botta e risposta che di seguito pubblico, tra Enrico Ciccarelli e il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, è un esempio, un modello di come nella nostra terra si dovrebbe ragionare di futuro: accalorandosi, confrontandosi anche aspramente, ma avendo il coraggio di  esprimere posizioni, opinioni. Di prender parte, in una sola parola. Troppo spesso al prender parte guardando ad altezza d’occhio, si preferisce il restare alla finestra, guardando dall’alto. Pur esprimendo posizioni divergenti, Ciccarelli  e Riccardi danno un bell’esempio di passione civile e di tensione politica e culturale.
Al centro della discussione c’è ancora la conferenza stampa We love Foggia convocata dal governatore regionale pugliese, Nichi Vendola, e contestata dal sindaco della città sipontina, che accusa senza mezzi termini la Regione di aver penalizzato la Capitanata.
Di seguito i due interventi pubblicati quali commenti al post in cui sottolineano l’opportunità del report sollecitato da Riccardi, in modo che il confronto possa aver luogo sulla base di dati e cifre certi. Ciccarelli allarga opportunamente il discorso anche ad altri temi, Riccardi risponde a sua volta, insistendo sulla necessità di un confronto pubblico.

Enrico Ciccarelli
I “numeri” invocati da Riccardi (che è certamente utile conoscere e diffondere) rischiano però di essere come le statistiche secondo Benjamin Disraeli, cioè “l’estrema risorse dopo le bugie e le bugie sfacciate”. A mio modesto avviso è di tutta evidenza che dopo il 1990 si produce una frattura nell’interlocuzione fra la Regione Puglia e il “sistema Capitanata”, ma i prodromi della crisi (e non devo certo dirlo io all’autore del “Decennio debole” si produce prima, con la ritirata strategica delle Partecipazioni Statali, il declino e poi la scomparsa della Casmez, l’abbandono del “keynesismo dell’offerta” che aveva caratterizzato il meridionalismo maturo in età repubblicana. Da vent’anni a questa parte, in concomitanza non casuale con Tangentopoli e l’avvento della Lega, tutto si fa più complicato e la competizione fra i territori sostituisce la vecchia gestione policentrica e polidecisionale della spesa pubblica. La mia idea è che a questa svolta d’epoca il nostro territorio sia arrivato in condizioni di grave ritardo, privo di leadership politiche riconoscibili (con la “destra dei sindaci” e i rappresentanti della “società civile” come felici ma poco radicate eccezioni) e soprattutto di basi culturali e progettuali solide (Foggia avvitata sul consumo di territorio e sulla droga edilizia, Manfredonia a gestire un ciclopico e marasmatico ciclo di fuoriuscita dalla chimica, Lucera al declino, San Severo e Cerignola in ordine sparso). La scomparsa di vision dall’orizzonte della Capitanata è stata la causa, non l’effetto, dello strabismo regionale, per il quale non vedo significative differenze fra Di Staso, Fitto e Vendola (anche se il modo che quest’ultimo ha avuto di interpretare il ruolo di presidente della Regione è stato di spessore e innovatività senz’altro superiore). Quando si parla di Regione, non bisogna dimenticare che stiamo parlando sostanzialmente di una gigantesca torta sanitaria, dominata dai vincoli e dalle tare della spesa storica, e di qualche spicciolo di contorno. La vera sfida sta nell’intercettazione dei fondi comunitari. Tu sai, anche per il tuo ruolo in Promodaunia, quanto questa partita sia vitale e quanto sia allegramente sottovalutata dagli attori istituzionali del territorio. Parliamo di numeri, allora; ma parliamone in rapporto ai progetti, agli spunti, alle idee presentate, non al ciangottio delle lamentele. Perché, ad esempio, nel 2013 credo che le risorse finora assegnate da Apulia Film Commission siano andate al territorio foggiano in misura davvero esigua. Al contempo, però, la Capitanata ha il più alto rapporto fra richieste presentate ed accolte. Quali numeri scegliamo, allora?
Angelo Riccardi
Enrico, basta con la solita e vecchia storia, di una classe dirigente di capitanata incapace di produrre progetti strategici credibili, è un modo elegante per dire che siamo degli idioti. Sai dirmi quanti Coordinatori di Area Regionali sono foggiani? Nessuno, Sai dirmi quanti Dirigenti Regionali sono foggiani? Uno, al Demanio (sic!). Vuoi sapere quanti nuovi assunti in Regione sono foggiani? Forse uno. Non devo forse raccontare a te, come si scelgono i progetti, come si decidono, dove si predispongono i bandi. Sei una persona troppo intelligente per non capire. Bari e Lecce la fanno da padroni, arrivano prima di tutti, a dispetto di progetti ed idee, che altri non riescono nemmeno a presentare. Il problema politico vero é uno solo, una capitanata forte e competitiva, collocata al Nord della Puglia, costituirebbe un grave pericolo per l’economia di altre aree della Regione, e loro lo sanno bene. Come sanno bene che è utile dare il contentino a qualche assessore per mortificare un intero territorio. Caro Enrico, per evitare il ciangottio delle lamentele, sono disposto ad un confronto pubblico, dati e cifre alla mano, per dimostrare che in questi 20 anni, siamo stati delusi e abbandonati. Con stima. Angelo Riccardi

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