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Da quant’è che non si parlava di Mezzogiorno, in termini rigorosi, riflessivi, nel tentativo di immaginarsi quel riscatto, quel superamento del divario che sembra esser diventato una chimera? A rompere il silenzio ci ha pensato Michele Emiliano, ormai e sempre più “non solo” sindaco di Bari, ma coscienza critica di un Mezzogiorno che non s’arrende.
Per la sua esternazione, Emiliano ha scelto una ribalta insolita e non pugliese (il convegno “C’era una volta… il Sud” promosso da laboratorio Democratico a San Giorgio a Cremano) e la circostanza è sfuggita a quasi tutta la grande stampa, ma non al portale Resto al Sud, che dà voce a cronisti e blogger attenti alle tematiche meridionaliste. 
Nel corso dell’incontro, il sindaco di Bari ha coraggiosamente indicato nell’Europa il vincolo più serio per lo sviluppo del Sud, puntando  il dito contro le politiche europee e il patto di stabilità. ”All’espressione ‘ce lo chiede l’Europa’ dobbiamo cominciare a dire, che non ci va – ha detto – e su alcune materie noi ci riserviamo di sforare il patto di stabilità: siamo arrivati al punto che i nostri uffici non appaltano neanche più le gare perché, siccome non hanno la possibilità di pagare gli stadi di avanzamento, gli uffici di ragioneria bloccano gli uffici dei lavori pubblici che le hanno predisposte”.

Per Emiliano ”le politiche economiche europee in Italia hanno il carattere della stupidità perché stanno ammazzando un malato che non riesce a produrre fatturato e lo stanno curando togliendogli danaro dal ciclo economico”. ”Tutti i sindaci che stanno combattendo nei portoni dei nostri Comuni -ha detto ancora il sindaco di Bari – non vogliono sapere in quale anno del prossimo decennio si equilibreranno i prezzi e i salari ma come salvare persone che tentano di darsi fuoco’‘. 

Emiliano ha concluso sottolineando che c’è bisogno di un ”Sud che abbia la necessità di prendere in mano il proprio destino con il lavoro quotidiano”.
Quella prospettata dal sindaco è una vera e proprio rivoluzione copernicana. Da anni il dibattito meridionalista annaspa nelle spire di un riconoscimento morale dell’europeismo, senza che giungano risposte serie da parte di un’Europa sempre più soverchiata dagli egoismi nazionali(stici) dei paesi più ricchi.
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