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Che i foggiani non godano di grande stima e simpatia, nell’immaginario collettivo nazionale, è cosa risaputa, ma che in alcune parti d’Italia dire foggiano a qualcuno significhi più o meno insultarlo, davvero non l’immaginavo.
Calmatevi: questa volta non c’entrano affatto i baresi e nemmeno la trita querelle sul foggianesimo, neologismo coniato dal governatore pugliese Nichi Vendola per bollare la tendenza dei dauni all’autocommiserazione.
La questione viene da ben più lontano. Il posto d’Italia dove il termine foggiano è quasi una parolaccia è infatti quella parte di Toscana compresa tra le province di Pisa e Livorno. L’ho scoperto quasi casualmente, imbattendomi  in un curioso commento sul blog di pensieri pisani Fai Ammodino, segnalatomi da mio figlio che a Pisa vive per ragioni di studio. Il commento  riguarda un argomento che non riguarda affatto  l’essere foggiano, ma  una festa pisana, La Luminara, che si svolge il 16 giugno, vigilia di San Ranieri, patrono della città che nella circostanza viene illuminata con lampade ad olio. Chi l’ha visto dice che si tratta  di uno spettacolo di assoluta bellezza, come viene confermato dalla foto.
Dando notizia dell’edizione 2013 della festa, in un articolo molto garbato e puntuale,  l’autrice del blog, Eleonora Lollini, lamenta il ricorso a fari fluorescenti e accompagnamenti musicali che, a suo giudizio, non sono compatibili con la tradizionale atmosfera della festa il cui fascino “sta nella luce tremolante e instabile dei lumini che crea un’atmosfera antica e magica.” Bello e giusto.

Il post ha suscitato una vivace discussione nel corso della quale Valerio, dando ragione alla tesi dell’autrice letteralmente sostiene  “si…per dirla alla pisana…sono stati parecchio foggiani quest’anno.”
Eleonora risponde a sua volta: “Poveri foggiani ;)”
Per dirla alla pisana, insomma, foggiano sarebbe sinonimo di grezzo, per usare un eufemismo. Il sospetto che in queste plaghe toscane non si abbia una grande opinione degli abitanti del capoluogo dauno viene confermato scorrendo la voce di Nonciclopedia dedicata al “truzzo”, termine gergale con il quale si indica una persona rozza e non degna di stima.
L’enciclopedia della non cultura elenca con certosino scrupolo varianti e sinonimi in tutt’Italia chiarendo che nelle province di Pisa e di Livorno il sinonimo di “truzzo” è, appunto, foggiano. Per i livornesi, in particolare, il “foggiano” (ovvero  truzzo, o tamarro o – alla foggiana – zanniero) è colui che “ indossa soprattutto jeans con le rimbocche fermate con le spille, occhialoni giganteschi con la montatura rosa/bianca e un giaccone di pelle anche alle temperature più elevate.”
L’anzidetta voce di Nonciclopedia compendia altri simili  forme di “discriminazione territoriale atipica” (usare un aggettivo di provenienza in termini dispregiativi): a Modena, il truzzo viene definito anche Marocco, a La Spezia è Massese (insulto riferito ai confinanti abitanti della provincia di Massa), gli abitanti di Latina definiscono i truzzi, borgatari o pariolini, con evidente riferimento ai quartieri della Capitale. Per ascolani e fermani si tratta invece di “teramani”  mentre baresi e foggiani  se la prendono con gli Indiani d’America bollando i tamarri come Cheyenne.
Se si può capire, nel paese dei cento campanili, il ricorso a sfottò tra abitanti di città vicine, che ci sarà mai dietro al “foggiano” che pisani e livornesi rivolgono a truzzi e tamarri delle loro contrade, visti i quasi settecento chilometri che dividono i rispettivi territori?
Mi piacerebbe scoprirlo. Chiederò lumi, in proposito, ad Eleonora Lollini e ad Enrico Ciccarelli, impareggiabile investigatore del fenomeno del foggianesimo.

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